Vicenda alessandrina ed i percorsi ondivaghi del giornale diocesano

Elvio Bombonato

voceHo letto il comunicato stampa (14/5/16) del Vescovo di Alessandria, in cui annuncia drastici tagli al settimanale La Voce Alessandrina, che accumula ogni anno 70mila euro di passivo.  Quindi il commento più che autorevole di Dario Fornaro su Appunti Alessandrini del 23/6/16 (link), il quale paventa l’estinzione del giornale, a causa di “influenze irrituali di matrice religiosa e/o politica” e “il connubio politico forza-leghista attivo determinato ed esclusivo”, ricordando il sottotitolo, che suona  beffardo: Settimanale di informazione e di opinione della diocesi di Alesssandria.

Da ragazzo scrissi alcune recensioni di libri o film sul bollettino della mia parrocchia S.Martino d’Albaro a Genova. Poi nel 1967 il gruppo dirigente diocesano della GIAC si dimise in blocco, e non fu sostituito, come disse allora il cardinale Siri, o meglio fu sostituito, dopo che si era dimesso di propria volontà. Ricordo che lo stesso anno 12 seminarsiti del Seminario Maggiore al IV anno di teologia, se non i migliori certo i più coscienti, ebbero uno scontro col rettore, in quanto quel seminario, confinato da due anni sulle alture del Righi, era peggio di una prigione: uscirono definitivamente tutti e 12.

Rammento che quando, raramente, Siri veniva in visita a Monte Leco, don Gaspare Canepa, Assistente della GIAC e anima della Chiesa Genovese, mi guardava senza dirmi nulla. Il suo volto però avvertiva: guarda che se osi intervenire ti do due sganascioni, ed era uno che manteneva la parola. Perché Siri non tollerava essere contraddetto, figurarsi da dei giovani.

Quando frequentavo la IV liceo scientifico, don Pier Luigi Campi, assistente ecclesiastico di Gioventù Studentesca, che allora era parte dell’Azione Cattolica, fu convocato dal cardinale in udienza privata, alla sera. Volle che io andassi con lui: don Campi non era né timido né vile, era gentile, mite, privo di aggressività: si era laureato in matematica, la facoltà più difficile a Genova dopo ingegneria. Non so perché mi scelse, forse perché ero piuttosto vivace nell’argomentare, avrà pensato che se fosse successo un contrasto, Siri mi avrebbe perdonato per la mia gioventù. Entrammo nella curia, dietro la cattedrale, ospitati in un salottino damascato, con luce sottile; parlò solo lui, e ci fece il ritratto politico e familiare di ciascuno dei presidi delle scuole superiori genovesi (l’obiettivo principale di Gioventù Studentesca era radicarsi nelle scuole).  Informatissimo.  Don Pier Luigi non disse nulla, né tanto meno io; mi ricondusse a casa con la sua Seicento. Pensai: costui è il massimo teologo e mistico italiano. Andiamo bene. Fu il primo mattone del mio sessantottino allontanamento dalla Chiesa.

Giunto in Alessandria, sposato con un’insegnante come me con la bimba in arrivo, non leggevo più giornali cattolici. Talvolta mi capitava La Voce alessandrina, ma allora si diceva che lo facesse tutto l’instancabile don Remigio Cavanna. Non sapevo neppure che Pier Luigi Campi abitasse in Alessandria, fino alla strage, mai chiarita, del carcere: non ho potuto nemmeno salutarlo.

Poi attorno al 2005, vescovo Charrier, che aveva cresimato entrambi i miei figli vestiti da scout, quali erano, nella nuova chiesa del quartiere Europa, arrivava a scuola La Voce Alessandrina. Caspita, che bel giornale, pensai subito (dal 1982 all’85 ero stato tra i fondatori e redattori de La Settimana, splendido ed effimero giornale alessandrino): c’era a sinistra l’editoriale, scritto dal Vescovo, o da dwf (don Walter), Caramagna o Pietrasanta che ruotavano a seconda degli argomenti, di impianto dichiaratamente politico e/o religioso, in senso largo o stretto a seconda delle necessità; inutile precisare che il Vescovo scriveva, giustamente, da Vescovo. Metà del settimanale si occupava di Alessandria, prendendo posizione quando era necessario, dei suoi problemi sociali, civici, della vita cittadina, evidenziandone le difficoltà e coloro che si davano da fare per il bene comune.

C’era uno spazio per Valenza, per lo sport, per la cultura, dal coro Valtanaro, alla compagnia Teatroinsieme di Castellana, al teatro Macallé, e poi i ritratti di cattolici defunti: ricordo quello di Maurilio Guasco su don Mazzolari, Teresa Michel, don Goggi Clelio e Attilio ecc. Trovavi la situazione degli ospedali, delle chiese, della Cittadella (!), della Biblioteca Civica. Attenzione costante era rivolta alle imprese alessandrine, e nel contempo agli immigrati, e alla massima Istituzione Culturale in città “Cultura e Sviluppo”, associazione voluta dalla famiglia Guala.

Insomma un giornale di informazione e di formazione, privo di pregiudizi e di preclusioni, con notizie sulla Caritas diocesana, sulle associazioni di volontariato, sull’Unitre, sull’università (con interviste a Renato Balduzzi e non solo), sull’opera infaticabile di don Armano perché la Shoah non venisse dimenticata, sugli immigrati,  sulle attività delle parrocchie, la difesa del ponte cittadella prima della sua dissennata distruzione. Pregevoli pure le interviste a don Mario Bruscaini, missionasio in Brasile, alla direttrice del Cissaca, a Gad Lerner sul libro di Adriano Bianchi, partigiano in Valdossola, e capo della cui breve Repubblica ci fu anche GIanfranco Contini. Per farla breve non di un bollettino diocesano si trattava, bensì di un giornale vero e proprio, persino con la pagine degli Annunci gratuiti: un patrimonio di cronaca, certo, ma soprattutto di cultura, ove l’essere cattolico, anziché costituire un freno, conferiva una marcia in più.

Tutti i giornalisti sanno che tacere una notizia importante perché sgradita a qualcuno, equivale e una menzogna, o peggio.

A me il dubbio venne a ridosso della campagna elettorale del 2007, quando comparve in prima pagina la pubblicità di un giovane rampante del PDL, cattolico, che aveva fatto un po’ di gavetta. Non fu messo nella giunta, per sua fortuna. Il vescovo Charrier fu pensionato per raggiunti limiti di età il 4/4/2007.

Intanto accaddero due fatti mai chiariti: il dirottamento di un autobus della linea Alessandria-Acqui, da parte di tre albanesi, i quali non seppero spiegarne il motivo; e, poco prima, l’incendio del ponte Tiziano nei cunicoli sotto il piano viabile: un milione di euro di danni, di cui fu incolpata la sindaca in carica. Con la nuova Giunta, Fabbio sindaco, Guseppe Caridi, presidente della Commissione Territorio, fu condannato per associazione mafiosa, a 3 anni e 6 mesi, il 10/12/2013, sentenza confermata dalla Cassazione (Alessandrianews 4/3/15).

Il sindaco Fabbio procedeva a assunzioni e promozioni ritenute immotivate (segnalate subito da Delmo Maestri e Alfio Brina);  basti questo dato: nel 2011 i dirigenti erano 17 con stipendio di 2.135.000 euro l’anno lordi; oggi sono 9 per 905.000 euro (La Stampa 4/3/15).

Degna di Totò la vicenda del leghista Mauizio Grassano, Presidente del Consiglio Comunale, condannato a 4 anni, per truffa miliardaria aggravata al Comune per aver creato, in complicità con l’imprenditore Sergio Cavanna un fittizio posto di lavoro  (Emma Camagna, La Stampa 10/72011). Però Cota, eletto Presidente della Regione, gli lasciò il posto di deputato, quale primo dei non eletti.  Prenderà pure la pensione?

Altro personaggio discusso è Lorenzo Repetto, ex sindaco di Castelletto d’Orba, nominato da Fabbio A.D. dell’AMAG: i maligni affermano che guadagni 250mila euro lordi l’anno, ma io non ci credo. Nel 1998 Repetto aveva tolto la riscossione dei tributi al Comune (circa 2.000 abitanti) per darla a Tributi Italia, tramite la società pubblica di diritto privato Alto Monferrato, da lui voluta, con la moglie socia (Alessandria Oggi 9/4/12), entrando così a farne parte. Affida per chiamata diretta alla Bieffe Consulting spa la bonifica della banca dati di Alessandria delle tariffe di igiene ambientale, una società nata da poco, senza referenze, ma collegata alla Tributi Italia spa, A.D. Pasquale Froio, di cui è consigliere, come pure della Paghera srl (alessandria oggi 25/10/2011). La Tributi spa e la Paghera avevano costituito una società, l’Aprilia, implicata a Nettuno e indagata dalla procura di Latina per presunti lavori mai eseguiti per mezzo miliardo di lire.  Nel settembre del 2000 un incendio doloso (verdetto dei carabinieri, furono anche trovate due taniche di benzina), distrusse nel comune di Castelletto d’Orba parte della documentazione. Va solo detto che la Tributi spa raccoglieva ICI, IMU, TARSU di molti comuni italiani, a 24 dei quali non li ha versati (Tabella del Sole 24 ore)i, dichiarando fallimento. La complicatissima vicenda è raccontata nel libro “Errorismo tributario” edito da Max Bianco nel 2015.

Repetto fa parte del Consiglio di Amministrazione dell’ATA, la quale decise di affidare i lavori di risanamento del Teatro Comunale alla ditta SWITCH 1988, con sede operativa a Castelletto d’Orba, scelta direttamente senza gara di appalto. Di sicuro una coincidenza.

La ditta è  responsabile della dispersione dell’amianto nella sala: per una settimana scolaresche andarono a teatro ignare, come del resto il personale.  Il teatro fu chiuso e i lavori di risanamento furono affidati alla stessa ditta di Castelletto d’Orba, che aveva provocato il disastro (global project 14/10/2010), senza che il Consiglio di Amministrazione avesse il pudore di dimettersi.

Il Ragioniere Capo del comune dott. Zaccone, informò per due volte Luciano Vandone, Assessore al bilancio, di alcune criticità, per oltre 20 milioni di euro, sul rispetto dl Patto di Stabilità 2010; Zaccone venne immediatamente destituito e al suo posto fu messo Ravazzano (26/1/2011).

E’ vero che il bilancio del Comune di Alessandria è in deficit da decenni, però est modus in rebus: è come se un cittadino, già indebitato, comprasse con le cambiali, anziché una Panda, una Ferrari. L’avv. Aldo Rovito, decano dei consiglieri del Comune, ha dichiarato: “cinque anni di spese allegre, mostre fotografiche da centinaia di migliaia di euro, concorsi ippici in piazza e mille iniziative dispendiose senza senso” (alessandrianews  16/4/2015).

Infatti è intervenuto il Tribunale della Corte dei Conti di Torino (sui bilanci dei comuni a me pare più competente di un tribunale ordinario), il quale celebrò il processo a carico della Giunta che aveva votato a favore del bilancio consuntivo 2010,  condannandola per “falso ideologico, per aver attestato e sottoscritto, contrariamente al vero, che il patto di stabilità 2010 era stato rispettato, e di aver indotto i consiglieri di maggioranza a votare in consiglio il bilancio consuntivo 2010” (IL Secolo XIX, 30/4 2015).

La sentenza della Corte dei Conti di Torino, risultato di 15 udienze, dà molto spazio alle tesi dei difensori, ma la sentenza n.6/ 2013,  condanna tutti i sopracitati, dividendoli in tre gruppi di responsabilità: il trio Fabbio, Vandone, Ravanazzano; i membri della Giunta; i Consiglieri che votarono a favore, per “falsa certificazione” e “gravi irregolarità contabili riscontrate” nella delibera del Consiglio Comunale del 27/6/2012. (GOOGLE www. Corte dei Conti Piemonte), rilevando come conseguenza anche “i consistenti danni nella gestione del bilancio 2011”.

La seconda sentenza della Corte dei Conti n.67 del 15/4/2015, assolve gli imputati dall’accusa di essere responsabili del dissesto del Comune, perché il deficit si trascinava da decenni, ma è molto più “feroce” della precedente, di cui conferma “la responsabilità amministrativo-contabile” e “le acclarate condotte illecite che hanno determinato le condanne”. Dichiara che “il dissesto dichiarato nel 2012 è inoppugnabile, e non è una scelta discrezionale del Comune”, e poi rileva “il tentativo velleitario di guadagnare tempo, dissimulando la gravissima e cronica situazione finanziaria, ormai giunta a un punto di non-ritorno”; “il disavanzo è andato aumentando anziché rientrare”; “il mantenimento in bilancio di redditi inesistenti o inesigibili”; “il progressivo aumento dei residui passivi: in 5 anni del 125%, da 34 a 78 milioni di euro”; “il continuo accrescimento dei debiti fuori bilancio, e l’inattendibilità delle previsioni di entrata”; “l’inadempimento delle necessarie misure correttive per la rimozione delle gravi irregolarità contabili riscontrate”, “ha dichiarato il dissesto del Comune”; giudica l’ex sindaco Fabbio e gli altri “incapaci di ricoprire per un periodo di 10 anni, diminuibile a 5, gli incarichi amministrativi, anche presso altri Enti pubblici e privati”.

Torniamo ora al giovane cattolico lanciato della Voce Alessandrina. In una bella intervista di Pier Carlo Lava dell’11/2/2013 (Forum Alessandria), dichiara di lasciare il PDL perché rovinato da alcuni indegni che detengono il potere, e perché non ha voluto fare le primarie. Concordo; come concordo sulla sua indefessa attività, dall’opposizione, di pungolo alla Giunta perché agisca anche sui problemi che emergono dal basso, come faceva quando era presidente del Consiglio di Quartiere Pista-Europa.  Mi convince meno la sua adesione a Fratelli d’Italia, in quanto le esternazioni pubbliche della supertelevisionata Meloni mi sembrano spesso il contrario di ciò che è scritto nel Vangelo. Richiesto sul suo ruolo nella giunta Fabbio, afferma che “in occasione del bilancio non è possibile dissociarsi dalla maggioranza, oppure si esce”. Bravo, la seconda che hai detto. Nel formare la sua lista sono stati esclusi coloro che avessero subito condanne penali anche in primo grado. Giusta la precisazione: penali, non amministrative. Infine, visto che ha solo 35 anni, vada a leggersi e rileggersi le due sentenze della Corte dei Conti, poiché dichiara di appartenere al “partito” della legalità; oltre a trovarci spesso il proprio nome, insieme ad altri è ovvio, non direbbe più che “Rita Rossa ha condannato per scelta politica questa città a subire le procedure del dissesto”, quando proprio lui, insieme agli altri, è stato assolto giustamente dall’accusa di aver provocato tale dissesto, perché la Corte dei Conti lo ha ritenuto irreversibile, posto in essere da anni, e portato al punto di non ritorno da Fabbio (Aristotele, Logica: principio di non contraddizione). Dovrebbe allora rifiutare l’assoluzione, e chiedere di essere nuovamente processato, perché le motivazioni dell’assoluzione non sussistono.

A me pare che negli ultimi 8 anni la Voce Alessandrina abbia dato, e continui a dare, voce a queste persone.  Perché?

Prima di lasciare, per scadenza dl mandato, Fabbio e i suoi hanno voluto fare un altro regalo alla città sulla raccolta rifiuti: hanno cancellato il porta a porta, che stava ormai funzionando, speso 3 milioni di euro per acquistare (non a Castelletto d’Orba) cassonetti più grandi (i precedenti si trovano a deperire nel cimitero dell’AMIU), privando i cittadini di centinaia di posti macchina: provate a contarli; e riattivando l’abbandono indiscriminato ovunque. Grazie, Fabbio: a mio avviso si è trattato di una ripicca, risalente alla campagna elettorale. A proposito, chissà se alcuni di costoro, grazie all’esperienza acquisita, avranno il coraggio di ripresentarsi alle elezioni: i nomi si trovano nelle due Sentenze della Corte dei Conti sopracitate. Se sarà così, a parer mio, è meglio che la Voce Alessandrina chiuda.

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