Don Walter, due anni dopo

Agostino Pietrasanta

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Domani 6 luglio ricorre il secondo anniversario della morte di don Walter Fiocchi, il quale tra tante altre attività, ha anche il merito di essere stato cofondatore di “ Appunti Alessandrini”. In sua memoria ed in suo suffragio, sarà celebrata l’Eucarestia, domani sera alle 21 a Castelceriolo.

Avrei voluto ricordarlo facendo sintesi di quanto egli ha rappresentato nella nostra Chiesa locale e di quanto ha contribuito, col vescovo Charrier a diverse stagioni della presenza dei cattolici italiani nella vita della città dell’uomo, anche al livello nazionale. Poi mi è capitata tra le mani una sua omelia del marzo 1983, quando era ancora vice/parroco a S. Alessandro. Il passo commentato è quello di Luca (15, 11/32): “il figliolo ritrovato” o, se si segue la vulgata, “il figliol prodigo”. Mi pare che nel procedere di Walter ci sia in nuce tutta la scelta di un sacerdote che ha visto in Luca lo “scriba mansuetudinis Christi”; un sacerdote che ha visto in Cristo l’amore prima della legge e della norma dell’ubbidienza alle regole che sono, al contrario la pretesa del fratello maggiore.

Non era il commento più praticato in quegli anni, quando si metteva in luce il peccato del prodigo che aveva abbandonato la casa, ed era stato giustamente colpito per il suo comportamento, fino a che non aveva deciso di pentirsi e ritornare. Walter sottolinea invece (per la verità già lo aveva fatto don Mazzolari, anche se con stile ben diverso) il silenzio rispettoso del Padre di fronte alla ribellione del figlio, sottolinea il rispetto della libertà di chiunque scelga delle vie discutibili, diverse ed avventurose e sottolinea la pazienza dell’attesa. Dio è misericordioso perché è paziente: questo il primo messaggio che si coglie nell’omelia; Dio è misericordioso perché non pone obblighi a nessuno; Dio è misericordioso perché rispetta la libertà.

C’è già qui un criterio di presenza nella Comunità ecclesiale e nel mondo che Walter (e non solo lui) dovette pagare a caro prezzo in seguito, quando con scelte anche estreme e radicali preferì il Vangelo alle norme del catechismo che non disprezzava certo, ma che non gli imponevano facili accomodamenti. Forse c’è qui un seme che sarà svolto in pienezza quando sulla scia di Mons. Charrier propose una pastorale della libertà e dell’evangelizzazione senza riserva del perbenismo. Il padre e la sua misericordia, non il figlio con la sua ribellione costituiscono fulcro e protagonismo della parabola riportata da Luca.

Ben altro ci sarebbe da dire sui semi presenti in questa omelia, semi che matureranno in percorsi di maturità straordinaria.

Un passaggio però mi ha particolarmente intrigato. Il figlio che torna, sia pure penitente, non è mai servo per il padre, non è mai un ingombro, ma è un’occasione di festa: una festa che costituisce l’unica penitenza per la persona amata. Il problema però è il dimenticato figlio maggiore; è il fedele di sempre che, da contabile e non da fratello, non si convince della festa. All’invito del Padre di rientrare in casa anche lui, stanco per il lavoro dei campi, lui resiste, perché è convinto di essere già a posto, di non aver bisogno dell’amore paterno: lui è nel giusto.

E don Walter commenta. Il vero problema sta nel convertire coloro che si sentono a posto, coloro che pretendono di essere giusti, coloro che si confrontano col peccatore nella sicurezza della loro superiore presenza nella casa del Padre.

Ora ditemi voi se, già qui, non c’è tutto il sacerdote che noi abbiamo conosciuto e frequentato. Nel ricordo del secondo anniversario della sua morte mi piace ricordare questa omelia, mentre suppongo e spero che la scelta non gli dispiaccia.

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One thought on “Don Walter, due anni dopo

  1. Grazie Agostino,
    il tuo ricordo di don Walter mi ha commosso. E’ stato per molti anni mio parroco, ma io non vado in chiesa, e mio collega al Saluzzo, si occupava dei giovani e non del catechismo (con tutto il rispetto). Non son potuto venire alla presentazione del libro, e me ne dispiaccio, ma il tuo articolo mi ha confortato. Chissà quanto gli sarebbe piaciuto papa Francesco, credo il papa che ha sognato per tutto il suo sacerdozio.
    Ammiro la sua forza, il suo coraggio, la sua presenza decisa e schierata in Palestina a favore dei diseredati, degli oppressi, dei deprivati. La sua testimonianza coraggiosa e palesemente manifestata, a costo di inimicarsi i cattolici (?) ciechi, che non capiscono o fanno finta di non capire. Certo, il pezzo sulla parabola del figliol prodigo, rimarrà un enigma indigesto per loro, a meno che non riescano a tradurselo nella loro lingua, che a me pare piuttosto lontana daquella del Vangelo. Don Walter, anch’io ti ricordo con ammirazione, per la tua coerenza e la tua presenza, Sei ancora fra noi.

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