Opposizione cercasi, ovvero la vecchierella sconsolata

Domenicale Agostino Pietrasanta

proPer vero, il primo titolo che una vocetta provocatoria mi aveva suggerito era, “Opposizione disastrata”; poi ho pensato che, anche tra i gruppi consiliari di minoranza, trattengo alcuni ottimi rapporti di amicizia personale ed ho ripiegato su più mite indicazione.

Farò due osservazioni, una di carattere generale, una sullo specifico di una vicenda che, per quanto omologata alla più banale inconsistenza, resta significativa di come certa pseudo/oligarchia, anche giovanile, agisce in opposizione, legittima fin che si vuole, all’operato della giunta in carica.

Per fare opposizione bisogna conoscerla e noi, come il classico bene di donna Prassede, non possiamo conoscerla che attraverso le nostre passioni, i nostri pregiudizi, le nostre idee, le quali, molto spesso stanno come possono. Io non dico che tutte queste condizioni siano per sé stesse fuori posto, ma guai a metterle tutte assieme.

Va detto per la precisione che, alle corte, ci sono almeno tre modi di fare opposizione. Ci si può ridurre ad una prassi consociativa con la maggioranza e colpire il carattere specifico della dialettica democratica: nonostante tutto si tratta di un’idea di intervento, accompagnata dal pregiudizio che un pezzo di potere sia meglio di niente, alla faccia della politica come servizio.

Una seconda opzione sta nel tentativo di leggere il più attentamente le carte d’intervento della maggioranza, valutarne il positivo per confermarlo con le osservazioni di cui ci si sente portatori in nome dell’elettorato e, quando sia il caso, contrastarle con le regole del controllo ragionevole ed introduttivo di controproposte realizzabili: un’idea libera dal pregiudizio, ma ovviamente non dalla passione di combattere per la sconfitta dell’avversario, in funzione di un’alternanza democratica.

Il terzo modo personalmente mi pare senza uno straccio di idea, carico di pregiudizio ed attaccato alla gestione del potere con una passione degna di miglior causa. Ovviamente, almeno da un mio punto di vista, il modo peggiore.

Parlando in generale si sta facendo strada, in forme sempre preoccupanti questa terza (si fa per dire, opzione); esempio lampante: l’urlo sgangherato allo sconfitto di andarsene a casa, mentre gli si dovrebbero offrire tutte le garanzie per il controllo dell’operato della maggioranza vincente.

Tuttavia, mi ha fatto specie ultimamente, un’iniziativa di alcuni gruppi dell’attuale opposizione in Consiglio comunale, non tanto in sé perché considerata alla stregua della più irrilevante omologazione alle battute da bar, ma per la vicenda che mi è capitato di testimoniare. Gira da qualche tempo un manifesto che oltre ad affermare che la “Giunta Rossa butta via Alessandria”, prende di petto il destino della multiutility gestita da AMAG, rappresentata nelle forme del cassonetto che inghiotte varie altre partecipate del territorio, in particolare AMIU ed ATM. Devo dire che la pensata è graziosa e/o capziosa ad un tempo, ma non le avrei dato alcun peso se uno di questi giorni, non avessi notato, passeggiando alla calura cadente della sera, una vecchietta lacrimante davanti al manifesto, la quale mi chiese come avrebbe fatto senza servizi indispensabili, lei che vecchia e sola non poteva contare su aiuti sostitutivi. Cercai di tranquillizzarla dal momento che certe attività non sarebbero venute meno, ma la forza dell’immagine ha i suoi “diritti” e la vecchierella rimase almeno perplessa.

Ora capisco il pregiudizio che promuove le varie campagne elettorali, che cioè ogni mezzo sia lecito per affossare l’avversario più caro per prendere il suo posto, ma per l’appunto di pregiudizio si tratta; si tratta cioè del terzo modo delle summentovate opzioni di attivare il ruolo di minoranza in politica. Come aggiungere che con uno straccio di idea e senza pregiudizio della liceità di ogni mezzo per il fine e sia pure con la legittima passione per una lotta adeguata alla vittoria elettorale, nel caso specifico, i gruppi di minoranza interessati avrebbero dovuto, nel possibile, rintuzzare, le affermazioni della dirigenza multiutility AMAG secondo le quali c’è stato negli ultimi anni un balzo in avanti dell’utile netto ed un margine di disponibilità finanziaria a breve del tutto straordinaria. Nel contempo avrebbero dovuto contestare, portando adeguati riscontri, che due partecipate come AMIU e ATM, sull’orlo del fallimento, sono state riprese e riorganizzate, senza incidere negativamente sul personale, neppure quello assunto in ragione clientelare, proprio da coloro che oggi propongono le trovate graziose e/o capziose; forse perché sanno benissimo che i dirigenti AMAG non solo non hanno buttato nel cassonetto dell’immondizia le partecipate, ma se mai le hanno tirate fuori, come si dice, per i capelli. Ed allora, in assenza di idee, col fardello del pregiudizio più arrogante e strumentale, l’immagine sostituisce il tutto.

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