BCExit

Angelo Marinoni

DRAGHI NON MOLLA PRESA, DECISO CONTRO RISCHI DEFLAZIONE

Esattamente come alle elezioni amministrative e politiche anche in caso di referendum di valenza internazionale come nel caso della permanenza brittanica nell’Unione Europea tutte le varie fazioni rivendicano una quota di vittoria, il caso del referendum britannico non fa eccezione, con la constatazione che onestà intellettuale imporrebbe a tutti i protagonisti dell’ultimo cupodramma di Albione di meditare sulla propria quota di sconfitta.

Ha perso l’ex primo ministro Cameron al governo in quanto proponitore di un quesito che ha avuto risposta contraria alla sua indicazione di voto, hanno perso i suoi avversari politici di sinistra che sostenevano le stesse tesi in modo diverso, hanno perso i leader scozzesi che invitavano tutto il Regno a credere nell’Europa dei popoli e non più solo nelle terre della Regina e hanno perso anche i vincitori perché impongono a una consistente porzione del Pianeta civile una scelta dalle conseguenze profonde con un numero di voti di maggioranza alquanto risicato, ma ha perso anche chi l’Europa la sta gestendo (male) da anni, ormai decenni.
Francamente sono irritato dai commenti romantici che contrappongono i giovani entusiasti della “generazione” Erasmus abituati a scorrazzare per il Continente con il cittadino preoccupato e reduce da un percorso comunitario pieno di rigidità e limiti, di regole e di decisioni calate dall’alto da un sistema non politico e non economico, ma esclusivamente finanziario che rappresenta una potentissima minoranza al governo dell’Europa da troppo tempo.

I veri perdenti sono i quadri dirigenti dell’Europa e non i giovani che vedono scorrere il continente dal finestrino di un treno (non in Piemonte dove di treni ne troverebbero davvero pochi), i principali responsabili della Brexit non sono Farage o Johnson, ma tutti quelli che hanno preso l’Europa di Delors e l’hanno trasformata nella BCE e in un sistema di potere basato sulle regole e sui conti in tasca a tutti fatti da gente che non esce mai da un grattacielo di Francoforte.

Il “day after” (trattandosi della perfida Albione mi concedo anch’io un odiato anglicismo) è infatti costellato di finanzieri indaffarati a prevedere catastrofi, borse che si mangiano milioni e senza che l’economia reale abbia fatto un respiro e il cittadino qualunque di Porto Empedocle o Frassineto Po o Friedrichhafen abbia avuto la benchè minima voce in capitolo.

L’Europa dei popoli non esiste da tempo ed è cosi’ vero che la critica più grossa che buona parte della classe dirigente fa a Cameron è di aver fatto il referendum e non di averlo perso, del resto un referendum simile è stato fatto e ignorato da altri paesi come Francia e Danimarca e non si farà in Italia per la stessa ragione per cui non avrebbe dovuto farlo Cameron.

Ci sono scelte di livello così impegnativo che non trovo corretto sottoporle a referendum perché la base votante non ha le competenze per comprendere il significato e le conseguenze della scelta, per fare un esempio sull’onda emotiva negli anni Novanta via referendum erano stati cancellati interi ministeri e organizzazioni statali indispensabili, tanto è vero che sono state di corsa rimpiazzati (la loro pessima gestione è un problema di diversa natura), ma ci sono scelte di lungo periodo che non possono passare se non attraverso una scelta del popolo maturata e ragionata con una lunga preparazione.

L’adesione o meno del proprio Paese ha una organizzazione statale più ampia, come si profila(va) divenire l’UE doveva passare ben prima sotto referendum, ma dopo una campagna di informazione di qualche anno almeno sulle possibilità e sulle conseguenze di entrambe le scelte.

L’Europa Unita è stata praticamente imposta da una classe dirigente che aveva vissuto la Seconda Guerra Mondiale e si ricordava molto bene la Prima: pensava, quindi, fosse giusto e indispensabile indirizzare i popoli verso una Unione che avrebbe garantito la pace o quantomeno scongiurato il ripetersi delle tragedie del Novecento.

Riletta la storia d’Europa si comprende bene quel disegno degno della caratura intellettuale e morale di quella classe dirigente, se ne comprende il significato universale e la prospettiva, ma cosa avrebbe detto quella classe dirigente vedendo che la sintesi di quel progetto mezzo secolo dopo si chiama BCE?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...