Referendum: un sì col naso mezzo turato

Mauro Fornaro

Non è il caso di insistere sui tanti difetti della Riforma costituzionale che verrà sottoposta a referendum confermativo il prossimo autunno: tanto sono stati evidenziati da illustri giuristi che non a torto vorrebbero una Costituzione chiara nel dettato, equilibrata nei pesi e contrappesi. I professori di diritto costituzionale bene o male fanno il loro mestiere, ma le costituzioni ben costruite, quelle che un Parlamento e un Paese dovrebbero abbracciare, si scontrano con la possibilità di approvarle effettivamente dovendosi tener conto delle forze in campo, partiti politici e movimenti, favorevoli o contrarie. Sarebbe certo bello se ci fosse stata una nuova Assemblea costituente che avesse elaborato una rinnovata Costituzione, operando svincolata dalle contingenti logiche partitiche del Parlamento (ma comunque avrebbe dovuta essere eletta dal “popolo sovrano” con la mediazione inevitabile di partiti o movimenti). Sarebbe pure bello se si fosse almeno verificata una larga maggioranza parlamentare, al di là dello schieramento favorevole al governo al momento in carica, sposando il sacrosanto principio che le regole del gioco debbono essere condivise al di là degli orientamenti di partito. Ma nulla di tutto questo si è mai realizzato e tutto lascia prevedere che nulla si realizzerà in tempi ragionevoli, in ordine a una riforma di cui pur si sente l’esigenza da almeno un quarto di secolo. E’ appena il caso ricordare, infatti, come i vari abbozzi di riforma così come le commissioni bicamerali succedutisi nel corso dei decenni (la De Mita-Jotti, la Bozzi, la D’Alema, poi la riforma Berlusconi, da ultimo i conati seguenti al cosiddetto patto del Nazareno) a nulla siano approdati, o siano stati bocciati.

Molteplici sono le ragioni di questa impressionante paralisi. Non ultima ragione a mio avviso è l’alto tasso di faziosità di partiti e uomini politici. E faziosità non è solo il mirare al proprio “particulare” alla faccia dell’interesse generale anche quando si formulano le regole basilari del funzionamento della Repubblica; ma cosa più grave, faziosità è anche boicottare una legge solo perché sostenuta dall’avversario che governa al momento, quella stessa legge che il partito X, che ora vi si oppone, avrebbe in sostanza approvata se fosse stato lui al governo. Miopia di chi neppure sa vedere che potrà fruire in futuro della buona norma già avversata.  Tale fu ad esempio la miopia della sinistra francese, che fece di tutto per bloccare la riforma presidenzialista di De Gaulle, quando poi fu essa stessa e più volte ad avvantaggiarsene, senza che la Francia sia mai caduta nella paventata dittatura. Nella fattispecie nostrana faziosità e miopia obnubilano il giudizio di chi è accecato dal pregiudizio contro – ma anche pro – il governo Renzi. Non è difficile smascherare la faziosità di fondo dietro alle critiche di taluni, anche giuste nel merito, che però gli stessi avrebbero facilmente accantonato se fossero stati al governo.

Dunque, tornando al merito, la questione si riduce al sapere se è così rovinosa e pericolosa la Costituzione da sottoporre a referendum, che sarebbe meglio bocciarla. Abborracciata lo è, ma paventare pericoli di svolte oligarchiche – o addirittura pericoli dittatoriali dato il combinato con la discussa riforma elettorale  –  è davvero eccessivo, specie restando, come speriamo, nel quadro dell’Unione europea. D’altra parte è giudizio largamente condiviso che occorra snellire modi e tempi dell’itinerario legislativo e rafforzare stabilità e poteri decisionali del governo in un mondo che cambia con una velocità impensabile al tempo della prima costituzione repubblicana; dunque un governo legittimamente formatosi a inizio legislatura e un’assemblea parlamentare vanno giudicati, a meno di casi gravissimi, alla fine del loro fisiologico mandato. Come pure giudizio largamente condiviso è la sciagura che si è rivelata essere la riforma del Titolo quinto della Costituzione, con la farraginosità e i conflitti di potere tra Stato e Regioni che tale riforma, oggi riformanda, ha significato in queste ultime decadi. Dov’erano allora i Soloni della difesa della Costituzione quand’era prevedibile che cosa avrebbe comportato, specie per le finanze pubbliche, quella riforma del Titolo quinto, caldeggiata per altro dalla stessa sinistra? E, al giorno d’oggi, è forse concepibile che, in caso di vittoria del No, Regioni e Parlamenti regionali continuino ad essere come sono ora e chissà per quanto tempo?

Certo, ribadisco, le soluzioni adottate nella nuova Costituzione a riguardo delle tre questioni chiave accennate (assetto e funzioni delle due Camere, stabilità del Governo, Titolo quinto) presentano limiti anche vistosi e dunque non è affatto una Costituzione ideale quella che andrà a referendum. Ma al momento nulla di meglio è offerto in contropartita: il limite principale dell’eterogeneo fronte del No è che non vi si intravede minimamente un abbozzo di Costituzione alternativo, che sia ad un tempo organico e soprattutto percorribile. Percorribile? E’ un bel sogno, data la suddetta faziosità delle forze politiche, trovare una larga maggioranza parlamentare che sostenga unitariamente un’architettura costituzionale alternativa a quella proposta, come molti vorrebbero; un puro sogno poi è l’istituzione di un’Assemblea costituente, che qualcuno ha ancora ventilato. Non resta (purtroppo) che ragionare su quel che al momento viene offerto al Sì o al No, a seguito dell’equilibrio registratosi tra le forze politiche in questa legislatura, e scegliere realisticamente tra il minor male. Il male del Sì a una Costituzione che scioglie in maniera insoddisfacente le tre suddette questioni, o il male del No che ci bloccherebbe sic et simpliciter allo stato attuale. Nel secondo caso il Paese e il Parlamento resterebbero a baloccarsi  per chissà quanti anni ancora attorno a una riforma perfetta e che piaccia a tutti, o quasi, ma che verosimilmente mai verrà; nel primo caso si sperimenterebbe una nuova via, procedendo pragmaticamente secondo quanto al momento consentono i rapporti di forza tra i partiti, senza escludere negli anni prossimi correzioni parziali, come tante se ne sono fatte nel corso dei 70 anni di Costituzione repubblicana.

In conclusione, visto che non si intravede nessuna strada percorribile in tempi ragionevoli per una riforma migliore rispetto a quella sottoposta a referendum, visto che gli spettri di autoritarismi o di disordine istituzionale agitati dal fronte del No sono eccessivi, visto che è inconcepibile una chissà quanto lunga permanenza nello stato attuale, visto che la riforma ora proposta è pur sempre emendabile, chiaro è quale sia il minor male a risposta del quesito referendario.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...