Attacco alla Costituzione? Passione e perplessità

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Premetto che AP, come tale non prenderà posizione sulle decisioni e sulle opzioni elettorali relative al Referendum confermativo del prossimo ottobre: in coerenza con la propria scelta redazionale di sempre, quando si tratti non di questioni proprie della dialettica politica, ma, come del caso, di riforme istituzionali, apre un confronto tra tutti coloro che vorranno intervenire purché nel merito e sempre nel rispetto delle diverse opinioni.

Ora però vorrei aggiungere alcune osservazioni nel merito di alcune obiezioni che mi vengono poste da stimatissimi amici di sempre e con i quali ho spesso condiviso percorsi di cultura politica e di scelte di legittima parte.

Qualcuno mi osserva: con le posizioni che hai sempre sostenuto in ossequio ed apprezzamento della Carta, un tuo disimpegno costituirebbe un segnale ben orientato. Non credo di essere in grado di costituire un segnale per nessuno: per una realistica opinione che ho di me stesso so di essere del tutto ai margini: persino nella Comunità ecclesiale, figuriamoci nell’agone della dialettica istituzionale e politica!

Questo però non costituirebbe un problema; passerei come don Abbondio: nessuno se ne accorgerebbe. Il problema sorge quando si incontrano amici che richiamano ad un impegno preciso perché sarebbe in atto un “attacco alla Costituzione”. Di questo mi sono preoccupato ed occupato, quando si trattò di difendere la Carta al seguito di personalità come Giuseppe Dossetti e Nilde Iotti; dopo, e soprattutto nell’ultimo decennio, ho pensato e fatto, nel merito, alcune considerazioni. L’attacco alla Costituzione non è un fatto di oggi; so che le proposte di riforma sono per lo più illeggibili semplicemente, ma non sono loro che introducono l’attacco: mi ricordano, con ovvi distinguo del caso, l’untorello della peste che costituiva il capro espiatorio di una tragedia devastante. Ciò perché il vero attacco sta nel fatto che, nei suoi pilastri costitutivi la Carta è rimasta tale: sulla carta.

Per non battere l’aria, mi permetto di esemplificare: una delle caratteristiche del documento sta nella preoccupazione che i diritti non siano dichiarati, ma realmente realizzati rimuovendo eventuali ostacoli alle realizzazione. Vi pare che tali ostacoli siano stati rimossi? Vi pare che anche nei periodi della nostra migliore classe politica (DC,PCI, PSI…) ci sia stata una politica dagli esiti certi nel fare di ogni cittadino capace ed impegnato un protagonista della vita della nazione?

Un’altra caratteristica sta nel tentativo di fondare la democrazia sul merito e la adeguatezza dei mezzi conferiti perché le energie migliori della società siano poste in condizione di svolgere un ruolo di primazia nella conduzione delle istituzioni culturali economiche e sociali, anche nei corpi intermedi. Vi pare che l’adeguatezza dei mezzi siano stati reperiti ed utilizzati.

Una terza caratteristica sta nell’impegno della Repubblica di promuovere cultura e ricerca; e qui per carità di patria, limitiamoci ad un silenzio che potrebbe anche risultare assordante. Un’ulteriore caratteristica sta nell’individuare un sistema formativo capace di permettere una feconda crescita e promozione sociale anche per coloro che dovessero risultare privi di mezzi; vi pare un risultato raggiunto?

E potrei continuare. Dalla sanità che dovrebbe assicurare il diritto alla salute, ma che nonostante i passi compiuti è stata campo privilegiato per i tagli lineari; mi è capitato di incontrare persone che stavano per rinunciare ad un esame clinico complicato perché prive di trenta euro di ticket imposto dalle norme in vigore. Ed arriviamo ai partiti politici che dovrebbero essere il luogo della determinazione della politica nazionale da parte del cittadino e che al contrario da molti decenni sono stati lo strumento dell’occupazione istituzionale prima e, da alcuni decenni, il soggetto della dispersione più eclatante delle possibilità democratiche ed il protagonista della propria dissoluzione.

Ecco perché ritengo irrilevante il dibattito di oggi, perché ritengo inutile il rilievo sulle discutibili opzioni di riforma. Per anni abbiamo taciuto, tutti hanno taciuto: i partiti, i corpi intermedi, le forze sociali e sindacali e persino la Chiesa che oggi teme la dissoluzione familiare, dopo aver sempre sostenuto che i migliori seguivano vie diverse dal matrimonio, tutti sono stati indifferenti all’attacco più concreto alla Carta, cioè alla sua mancata realizzazione.

Mi pare inutile oggi piangere su ciò che non abbiamo mai realizzato. Questa non significa che io abbia fatto una scelta di assenso alla riforma: dico solo che come AP, anche io non mi schiero, in termini di un impegno né contro, né a favore: lo farò solo nella cabina elettorale.

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3 thoughts on “Attacco alla Costituzione? Passione e perplessità

  1. Da Medico, posso dire che la Sanità è oggetto di strisciante privatizzazione, il che va ben lontano dall’assicurare la salute a tutti; a questo, si aggiunga la voluta disorganizzazione ed il voluto depauperamento degli Ospedali periferici, al solo scopo di far credere all’utenza che si tratti di strutture inefficienti, costringendo così, obtorto collo, ad far accettare ai Pazienti dei viaggi da effettuarsi con un trasporto pubblico ridotto al lumicino con lo stesso dissennato criterio oppure con mezzi privati su viabilità che, sovente, lascia a desiderare.
    La Costituzione è rimasta inattuata ed ora questo fenomeno, dapprima subdolo ed insidioso, si manifesta in tutta la sua crudezza.

  2. Come al solito condivido la tua analisi e le tue perplessità. Devo dire che, a parer mio, il tuo articolo ha un taglio più da storico (nel senso di studioso di storia) che politico. E questo per me è un pregio, del quale ti ringrazio.

  3. Il problema è se questa riforma consenta di operare meglio (e quanto meglio) di prima…
    Ma se la valutazione è condizionata dalla “convinzione” che “fatta la legge, trovato l’inganno”, allora è certo che non servirà mai alcuna legge

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