Al villan non far sapere

Dario Fornaro

referendum

Sono trascorsi circa due mesi dal varo del ddl (12.04.16, in GU del 15.04) di riforma costituzionale e circa quattro ci separano dal referendum popolare confermativo (02.10 pv.). Ciò posto, mentre le polemiche politiche e tecniche tra favorevoli e contrari, estimatori e denigratori, sono tempestivamente decollate (fin troppo) in tema e fuori tema (fin troppo), l’oggetto del contendere resta avvolto da fitti banchi di nebbia  ai quali tentano invano di opporsi  i “fendinebbia” delle robuste (fin troppo) semplificazioni d’uso cronachistico.

In effetti la proposta referendaria è ad un tempo molto semplice e molto complessa. Occorre muoversi, infatti, in un’alternativa secca ed elementare (si/no – accetto/rifiuto), laddove il contenuto della proposta da accogliere o respingere è assai ampio ed eterogeneo, così come, del resto, erano varie ed eterogenee  le ambizioni di “ritoccare” la Costituzione.

Già il titolo della legge la dice lunga sulla difficoltà di orientarsi, sempre che uno ci tenga, (“Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero di parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Tit. V della parte seconda della Costituzione”) nel senso che confeziona in un pacchetto unico, e di bella presenza, una pluralità di contenuti da recepire o respingere in blocco. Si ha notizia di proposte di “spacchettamento” per argomenti-base, del quesito referendario stampato sulla scheda, ma l’esito è assai problematico e del tutto incerto.

Di fatto ci si esprimerà su un testo di legge di 41 articoli che vanno a “toccare” 44 articoli della Carta vigente attraverso 14 sostituzioni, 28 modifiche e 2 abrogazioni. Anche prescindendo dalle modifiche di puro adeguamento lessicale  (es.: dove era scritto “Camere” si sostituisce ove necessario “Camera dei deputati” vista, appunto, la trasformazione funzionale del Senato), i restanti contenuti sono da “prendere o lasciare” nel loro insieme.

Inutile farsi illusioni: più il quesito è ampio, e rimanda a contenuti ancora più estesi, e più il medio cittadino “annusa” il problema da lontano e poi decide secondo le sollecitazioni  dalle quali è bombardato (compreso il solito “andate al mare”). Ma se uno su cento – teniamoci bassi – avesse voglia di capirci di più, di andare, come si suol dire “alla fonte” della proposta riformatrice, di leggerne i contenuti e “apprezzarne” la forma, avrebbe per ora le sue belle difficoltà perché nessuno, per quel che se ne sa, si è dato finora da fare per diffonderne il testo. Non la stampa, che pure accamperebbe ragioni di spazio (ma in quattro pagine ci starebbe tutto; il testo che ho “scaricato” batte sulle 18 pagine stile dattilo), non il web, e tutto il corredo di siti, blog, link etc., che pure non hanno limiti di spazi. E neppure gli accesi  apostoli del “sì” e del “no”, quasi che per motivi opposti temano che l’accesso diretto all’originale – non parliamo poi di un eventuale testo a fronte – possa suscitare reazioni impreviste, quanto a giudizio, o incontrollabili  quanto a frequentazione delle urne.

La personalizzazione galoppante del referendum – in forma pro/contro Renzi – ha fatto il resto, e che resto!, dello sviamento, nel senso che  l’opinione globale , onnicomprensiva sul Premier-Segretario precede ormai, e determina in massa, quella sull’aggiornamento costituzionale, rendendone accessoria o secondaria ogni personale verifica testuale: ne tengono luogo i “bignamini”, più o meno neutrali, confezionati all’uopo dai vari “mediatori politico-culturali”.

Eppure, concludendo, il contatto diretto con gli articoli della riforma consentirebbe – con una  appena modesta pratica della lingua italiana – apprezzamenti difficilmente surrogabili dalle “voci di popolo” che costituiscono il rumore di fondo di ogni campagna politica. Ad esempio, riguardo alla proclamata semplificazione, con relativo “contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni”: o uno ci crede sulla parola, o risale  al testo degli articoli attuativi per misurare il percorso fra intendimenti e innovazioni previste.

Di tempo ce n’è ancora per il due ottobre. Ma il nobile intento di portare comunque il cittadino alla Costituzione (nelle forme acquisite o in formazione) ovvero la Costituzione al cittadino, è sempre attuale?

https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_costituzionale_Renzi-Boschi?wprov=sfla1

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