Cittadella, fateci capire

Qui Alessandria  Dario Fornaro

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Dopo un paio d’anni spesi a ragionare, tra Demanio e Comune, sul modo di “catturare” robusti gruppi finanziari per affidare loro, mediante gara e convenzione,  la progettazione, gli interventi e la gestione  della Cittadella, recuperata e rilanciata, il punto di svolta – dopo il primo bando andato a vuoto – è sopravvenuto, inatteso e simpatico, sul finire d’aprile.

Lo Stato, tramite il Mibac, e la Regione, a valere su non meglio precisati fondi UE, si ripromettevano, in singolare sintonia temporale, di convogliare sulla Cittadella rispettivamente 25 e 9 milioni di euro. Un bel gruzzolo certamente, anche se non era possibile immaginare quale quota rappresenti dell’ipotetico investimento complessivo sull’insigne monumento militare, in assenza, per ora, di ogni pur vago indirizzo di lavoro da parte del titolare del cespite, giustappunto lo Stato.

Comprensibile la generale soddisfazione cittadina per il probabile inizio di un percorso concreto e affidabile di salvaguardia, ripristino e destinazione della Cittadella. Comprensibile, anche se leggermente prematuro, l’immediato e allegro tentativo di “accalappiare” (o quantomeno prenotarsi) quote più o meno rilevanti dei fondi suddetti, da parte dell’Amministrazione comunale e, a seguire, di quanti Enti, Associazioni, Volontari e vari benintenzionati che, in precedenza, avevano espresso “idee d’uso”, grandi o piccole, tradizionali o “innovative”, della Fortezza recuperata.

Chi pensava che l’annunciato, importante intervento statal-regionale, sempre auspicato, avrebbe di per sé indotto, o imposto, un momento di riordino delle idee e di prime indicazioni di massima sulle  prospettive progettuali – a cominciare dai lavori più urgenti di messa in sicurezza – è rimasto discretamente perplesso nell’osservare che il “bailamme” delle proposte e delle rivendicazioni di primazìa, ha subito travalicato un qualsiasi ordine dei lavori. Quasi che gli ingenti quattrini promessi da Roma e da Torino venissero non a regolare, com’era lecito supporre, ma a premiare lo spontaneismo politico, culturale e, perché no, affaristico,  che già da tempo rumoreggiava in città in un mix di specchiato provincialismo.

Altro che favoleggiare di nuova Venaria Reale!  Se – fatte salve le collaborazioni di contorno o strumentali – nessuno prende seriamente in mano il “mazzo Cittadella” ( e chi se non un Organo dello Stato, dotato di idoneo mandato e con competenze tecniche e personalità culturale riconosciute?), la sorte del Monumento lasciato alle aspirazioni locali e/o “del mercato” tenderà, tra contorsioni varie, a realizzarsi in un Sistema Arlecchino delle più varie destinazioni: museali, espositive, spettacolari, enogastronomiche, sportive etc..Cioè, come da situazione attuale moltiplicata varie volte, sull’onda di una frenesia festivaliera che in città non conosce limiti o zone di rispetto.

Soliti gufi, ignari della “grandezza del fare”? Può darsi. Salvo che le perplessità diventano da metodologiche a politiche allorché, pescando dalle dichiarazioni provenienti da Palazzo Rosso si viene a sapere che per i fondi euro-regionali (9 milioni) i progetti d’utilizzo debbono essere presentati “entro fine giugno” cioè tra poco più d’un mese. E cosa si può disporre, in così poco tempo, urgenze conservative a parte, a carico o sotto l’usbergo della Cittadella, in assenza, come si diceva, di un qualsiasi, affidabile itinerario progettuale?

Il pensiero corre inevitabilmente e con qualche brivido ai tempi concitati, e ai modi non proprio trasparenti, relativi al PISU-Rovereto, allorché si trattava di trovare “oggetti di spesa” tali, per quantità e qualità, da pareggiare decentemente la cifra (allora 12 milioni) fortunosamente pervenuta per vie politiche. Non ci troviamo per caso di fronte ad una sorta di “Pisu. 2”? Con la Cittadella come foglia di fico per giustificare interventi (9 milioni) magari di qualche utilità in generale, ma di  dubbia attinenza al recupero-rilancio della Fortezza.

Abbiamo per intanto  fortunosamente intuito che, al di là della concomitanza e dell’evocazione Cittadella, i due stanziamenti (25 e 9) hanno ben poco di comune o integrabile. E, quanto all’intervento statale, siamo sempre in attesa di conoscere il contenuto della “letterina di accompagnamento” in tema di finalità, modalità, compartecipazioni e responsabilità gestionale del cospicuo stanziamento. Tanto per capire, almeno in prospettiva, il “chi dovrà fare che cosa” (delle attese, o pretese, trapelate  finora abbiamo già una certa e non sempre rassicurante dotazione).

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2 thoughts on “Cittadella, fateci capire

  1. Essendo un complesso pubblico, perché non realizzare una cittadella degli Uffici pubblici, dove i Cittadini potrebbero svolgere pratiche senza incomodi trasferimenti da una parte all’altra della Città e, in questi tempi, argomento non trascurabile, spostare tutte quelle attività della Pubblica Amministrazione che, non avendo sede propria, pagano canone?

  2. Due tempi distinti e autonomi, per far diventare la Cittadella sede di nuova vita, che dia continuità alla vita dismessa:
    1. Recupero integrale dell’esistente, con processi conservativi coerenti, sia nei materiali utilizzati che nelle tecniche esecutive, con i materiali e le tecniche esecutive della Cittadella (sono davvero note?)
    2. Approntare strategie d’uso coerenti con la conservazione (necessaria di ordinaria manutenzione) dell’intero complesso: ci sono attività economiche che possono favorire anche l’ordinaria manutenzione.
    Buon lavoro (e buona intelligenza pe la continuità della storia, non per la sua negazione…)

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