Attualità dello spirito della “ricostruzione”

Carlo Baviera

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Le ricorrenze, che celebriamo ormai con una certa continuità, sono tutte importanti e favoriscono il soffermarsi su valori o avvenimenti che non vanno accantonati. Ce ne sono, però, di significativi ed evocativi. Per l’autorevolezza dei personaggi, per la profondità dei messaggi che richiamano, per lo stimolo a continuare (o riprendere) un cammino fondamentale per l’Italia.

Mi riferisco alla lodevole iniziativa che <Cantiere Speranza> (serie di proposte culturali degli Uffici Pastorali diocesani per la Cultura e la Scuola, di Casale Monferrato) in continuità col percorso di riscoperta di un nuovo umanesimo attraverso alcuni personaggi significativi (ad esempio Dante), nel settantesimo della Costituente, propone la figura di Alcide De Gasperi, il più grande statista italiano del ‘900. Alcuni contesteranno questa affermazione, ma credo che il “ricostruttore” della nazione meriti di essere considerato fra i pochi che hanno avuto un progetto, che hanno saputo riscattare lo Stato italiano dopo le vicende della guerra, che da credente ha saputo svolgere in modo autonomo e laico il suo compito senza compromessi.

Basta rileggere un volumetto di molti anni fa, “Lettere sul Concordato” (Morcelliana) per comprendere quale fosse il livello di socialità, di senso dello stato, di legame con il popolo, di spiritualità di De Gasperi e per rendersi conto che lavorare per l’Europa unita, per la Repubblica inserita nelle democrazie occidentali, per alcune riforme sociali non è stato improvvisato o casuale.

Anche le sue perplessità e contrarietà alla soluzione adottata per porre fine alla questione romana, si fondavano su una idea di Stato e di Chiesa più avanzate rispetto a chi in quegli anni conduceva il gioco diplomatico. Da un certo punto di vista comprende che di fronte all’occasione il Papa, il “suo alto senso di responsabilità lo portavano a concludere. La conclusione è, vista oggi in Italia, un successo del regime, ma vista nella storia e nel mondo una liberazione della Chiesa e una fortuna per la Nazione italiana.  Credo che avrebbe firmato, fosse stato Papa, anche don Sturzo. [..] La Santa Sede raggiunge veramente la sua libertà giuridica e diplomatica né è più soggetta alla tentazione di sacrificare questa o quella posizione alla speranza <romana>. Ciò vale anche per l’Italia ove l’ultima posizione sacrificata  fu quella dei cattolico popolari. [..] Certo ne guadagna il regime, si rinforza cioè la dittatura” ma sottolinea che “Il pericolo è piuttosto nella politica concordataria. Ne verrà una compromissione della Chiesa come in Spagna, o peggio. [..] certo questa sera qualcuno crederà di riaprire le porte di secoli in cui s’intrecciarono le scettro e il pastorale. Ma la realtà del sec. XX non tarderà a farsi sentire, le grandi masse ricompariranno dietro allo scenario. Auguriamoci che gli uomini di Chiesa non le perdano mai di vista, perché esse sono la realtà di oggi e di domani.”

Senza sostituirmi a quanto intendono proporre gli organizzatori (in particolare la ricorrenza dei 70 anni dall’elezione della Costituente e del contemporaneo approdo femminile al diritto di voto, all’interno di un periodo che stava aprendosi ad una nuova visione di Europa), non posso esimermi dal sottolineare tre spunti che a me suggerisce la serata del 27 maggio, nell’incontro con la signora Maria Romana figlia dello statista.

Tre spunti che già il titolo della sua testimonianza ripropongono chiaramente come attualità. L’Europa: oggi contestata e vissuta come una serie di norme burocratiche e direttive comunitarie. Se non sappiamo ritornare all’idea di Europa unita e federata delle origini, sarà molto difficile procedere nei prossimi anni verso l’integrazione auspicata e necessaria. Un’Europa che deve agire per la pace e superare le divisioni: come non ricordare l’importante accordo De Gasperi-Gruber per una maggiore autonomia del Sud Tirolo, primo passo per superare incomprensioni nazionali e culturali. La morte non consentì a De Gasperi di vedere il fallimento, da lui temuto, della Comunità Europea di Difesa; oggi, nonostante i tanti passi e le tante istituzioni comuni, altri fallimenti sono possibili se prevarranno le paure rispetto ad una politica di accoglienza, di frontiere aperte fra i singoli Stati, di azioni di politica estera più coordinate, di una politica economica che bilanci il peso della finanza e dei mercati troppo anarchici. La Patria comune continentale resta un sogno dopo decenni; ma se non realizzata porterà tutti a retrocedere e a interrompere chissà per quanto tempo il disegno degasperiano.

In un breve saggio che precede le già ricordate “Lettere sul concordato” la figlia Maria Romana De Gasperi ricorda che suo padre “A vent’anni aveva sentito le voci salire dal basso, voci di masse povere e in parte dimenticate nei loro diritti umani” e quindi “cercò di organizzare nelle Valli trentine un movimento di opinione e di azione sociale”. Oggi anche l’Europa ha bisogno di forze e movimenti di azione sociale e di partiti con una visione che dia speranza alle nuove masse (disoccupati, immigrati, anziani preoccupati, persone delle periferie esistenziali prive di chi indichi valori positivi); se non si risponde a questi imploderemo e torneremo a dividerci.

Per quanto riguarda il suffragio femminile in Italia, sappiamo che l’atto finale lo si ebbe anche grazie ad un decreto del Governo Bonomi a seguito di un accordo fra De Gasperi e Togliatti che portò all’esercizio dell’elettorato attivo e passivo nel 1946. Terminava un lungo cammino in cui soprattutto le sinistre, ad iniziare dai socialisti, si erano battute e impegnate. Oggi possiamo affermare che il cammino per la parità delle donne non può ritenersi ancora esaurito, e non è bastato il diritto di voto ad averla resa concretamente operante nella vita di ogni giorno. Tante conquiste sono state ottenute (da quelle relative alla maternità delle lavoratrici a quella di accesso a carriere un tempo giudicate solo maschili); ma rispetto a spazi e opportunità che si offrono al genere femminile, il percorso non è compiuto.

Infine la Costituzione. Il Presidente De Gasperi ha saputo tenersi fuori il più possibile, pur seguendo e interessandosi (non era né ingenuo, né imbelle), rispettando il lavoro parlamentare e lasciando ai Costituenti di confrontarsi, proporre, mediare, trovare equilibri, e anche scontrarsi. Per questo la carta più bella del Mondo è stata accettata da tutti, anche da chi si era opposto a questo o a quell’articolo, a questa o a quella soluzione istituzionale. Il Governo ha un compito importante, il Parlamento (il legislatore) ne ha uno suo proprio. E non devono sovrapporsi o rubarsi la scena. Questo il messaggio che ci viene da De Gasperi  il quale è stato grande politico e uomo di Governo anche grazie alla grandezza di quella generazione che, non solo con l’opposizione alla dittatura e all’occupazione nazista, ma anche nel rispetto dei reciproci ruoli seppe consentire all’Italia di ripartire, pur stretta dalle vicende della guerra fredda che condizionavano i rapporti politici.

Per approfondire e ascoltare quanto una testimone diretta del pensiero e dell’attività dell’ Uomo di Stato, che è tuttora attuale anche per la sua laicità senza rinnegare mai la sua fede, la serata di venerdì 27 maggio offre una possibilità imperdibile. Occasione anche per ricordare l’importante incontro, al Santuario di Crea per parlare di futuro dell’Europa fra De Gasperi e Bidault, il 22 marzo 1948, sotto la regia dell’on. Giuseppe Brusasca.

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