Il voto cattolico

Dario Fornaro

catDato da alcuni anni per disperso – o almeno come presenza attualmente inafferrabile – nel panorama politico-religioso italiano, in poche settimane il “voto cattolico” è tornato alla ribalta per riprendersi, così sembrerebbe, un ruolo attivo nello scontro di tendenze e strategie attinenti alle fortune del governo. Insomma, un “qualcosa di nuovo (…) anzi d’antico” di pascoliana memoria.

Una certa corrente magmatica di scontento e nostalgie che ribolliva, silenziosa, nel sottosuolo della nostra vita pubblica è risalita di botto in superficie  sospinta (provocata?) dalla nuova legge sulle unioni civili.

Il tutto in coincidenza  – non del tutto fortuita – con i movimenti di divisione e ricomposizione del centrodestra che preludono, almeno in parte, alla ricerca di nuove fortune per un  “centro politico” dello schieramento italiano da tempo bistrattato e, ad un tempo, ri-auspicato da una fascia non esigua di potenziali elettori. Si sa che questo processo, inverso alla dissoluzione centrista, avrebbe dovuto incamminarsi sui binari, non unici, ma molto significativi, del parziale ricompattamento in posizione mediana  del “voto cattolico”, andato disperso, o diversamente riaccasatosi,  con la fine della DC.

 Il cosiddetto tramonto delle ideologie consegnava, infatti, un discreto valore aggiunto  alla insegne del tradizionale centrismo cattolico, sotto le quali potevano ripararsi tranquillamente anche “atei devoti”  e semplici “conservatori illuminati”.

Senza allargarci troppo con impegnativi affreschi politico-religiosi, il punto di svolta tra  malumori trattenuti, in guisa di “maldipancia”, e vivaci proteste esplicite si materializza con la “Legge Cirinnà” e con l’inattesa accelerazione finale (voto di fiducia) ad essa imposta dal governo Renzi. . Notevole anche il contributo delle vivaci esultanze, con qualche provocazione più o meno dal sen fuggita, che hanno accompagnato lo storico traguardo. La Cirinnà e amici che garantiscono: tranquilli ragazzi, sulle adozioni riprendiamo subito la partita e facciamo cappotto. E il premier che cerca applausi con un detto altisonante: ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo! Nobilmente esaustivo il riferimento alla Carta costituzionale, perché andare oltre con risonanze urticanti?

Provocazioni o che altro: qualcosa deve pur giustificare, rendere ragione del pesante intervento censorio del Card. Bagnasco, segretario della CEI, pronunciato nei giorni  successivi alla chiusura dei giochi e non, come ci si poteva attendere, nelle fasi concitate della partita ancora in corso, sia pure con esito largamente pregiudicato. Evidentemente, vien da pensare, le partite in corso erano (sono) più d’una onde uno stesso intervento poteva risultare tardivo su un tavolo e anticipatore su un altro. E poiché di tavoli il buon Renzi ne apre, con bella sicurezza, uno al giorno, non deve proprio essere difficile, per i dissenzienti e per i delusi, individuare i punti e gli argomenti sui quali catalizzare i comuni sentimenti di ritorsione/rivincita, di natura etica o politica che siano.

Detto questo, il problema per l’ala conservatrice e politicizzata del “mondo cattolico” si è subito posto in termini  a dir poco disagevoli: lasciare la testa del gruppo dei “protestatari”  a forze e iniziative di chiara marca destrorsa e vendicativa, tenendosi defilati al centro del plotone? Oppure, in un contesto di difesa a spada tratta della famiglia tradizionale – ultimo, sia pure acciaccato “valore non negoziabile” –  porsi apertamente, nella buona come nella cattiva sorte, alla guida del gruppo   dei revanchisti? Ove già si mormora di referendum abrogativo della “Cirinnà” da promuovere in tempi stretti, nonché  di possibili dissidenze ammonitrici ( vedere al grido di dolore targato “ce ne ricorderemo”) nelle prossime urne di giugno e di ottobre, tanto care, in ogni senso, al governo delle unioni civili?

Dilemma apparentemente ineludibile, salvo che in poche setimane l’ordine del giorno della politica  è già cambiato, sotto l’urto dell’irruenza renziana,  i punti caldi della polemica socio-politica  sono già emigrati altrove e la fronda cattolica sembra ritrovarsi sconcertata, a metà di un guado nuovamente più subìto che messo in conto. Una storia già vissuta, e non una sola volta, in termini di denegata ma progressiva insignificanza.

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