Se ci sei batti un colpo

Domenicale Agostino Pietrasanta

Senza nome

Le contrapposte ragioni che si stanno delineando sulla questione delle riforme istituzionali si avviano sul versante della rissa piuttosto che su quella del confronto dialettico. Ci si può augurare che, prima della campagna elettorale del futuro referendum, previsto per ottobre, cambino i toni, ma mi sembra che manchino i presupposti. In particolare i social network ed i più diversi talk show ci stanno propinando un’informazione letteralmente avvelenata, nella migliore delle ipotesi, dalla parzialità (talk show) e, nella generalità dei casi dagli insulti (talk show e social network).

Non è facile venirne fuori, ma al di là delle contrapposizioni rissose, comincerei col dire che mi lascia molto perplesso l’elencazione che alcuni propongono tra i redattori della Carta costituzionale, per confrontarla con la pochezza dei redattori delle riforme odierne. Certo i personaggi che hanno dato vita alla Costituzione della Repubblica costituivano il fiore dell’intellettualità e della cultura politica del tempo; costituivano il valore umano, risultato da diverse correnti di pensiero, ma che avevano, tutte quante, un passato di straordinaria tradizione culturale, ossatura di una formazione seria e prolungata. I personaggi che hanno scritto le riforme di oggi hanno fatto quello che hanno potuto (poco) ed in un contesto di compromessi contraddittori e ripensamenti sempre condizionati dalla preoccupazione del consenso elettorale.

Il problema più rilevante tuttavia sta in alcuni snodi difficilmente districabili. Il primo potrebbe individuarsi nella complessità del contesto sociale, nell’influsso inevitabile dell’opinione pubblica di riferimento. La Costituzione è nata in un Paese che aveva sofferto il disastro dal totalitarismo e della guerra; un Paese che aveva vissuto sulla propria pelle una vicenda drammatica da cui voleva liberarsi; un Paese interessato al confronto delle opinioni ed al riscatto della Nazione. Per quanto fosse difficile all’opinione pubblica seguire la sofisticata attività della Costituente e della sue commissioni, c’era un interesse alla vita politica ed i costituenti vivevano in questo clima di partecipata solidarietà nazionale. Ed anche la Resistenza, e forse soprattutto la Resistenza, indipendentemente da come era stata vissuta dalla base e dai protagonisti, aveva contribuito ad un risveglio civile che faceva da forza e propulsione al dibattito politico.

Oggi tutto è nato in un’atmosfera di totale disinteresse al bene comune, il cancro dell’individualismo ha agito in profondità, la prassi del consumismo ha marcato l’interesse al privilegio anziché al merito e la classe politica, al netto delle sue difficoltà e delle sue fragilità, ha operato senza una rappresentanza di riferimento, ha agito con una serie di contraddizioni prodotte da un trasformismo non solo degli schieramenti di parte, ma anche delle proposte programmatiche. Il nodo viene al pettine e grava sui risultati: senza un senso generalizzato del bene comune non se ne esce.

La seconda questione sta nel disincanto, più o meno consapevole, circa il risultato scaturito dalla Carta per la vita del Paese, anche ma non solo a fronte delle drammatiche difficoltà di una crisi di cui non si vedono gli sbocchi; e non solo crisi finanziaria ed economica, ma crisi morale e culturale. Il fatto è che non si è mai realizzato l’obiettivo di una democrazia sostanziale: nonostante le ottime intenzioni non si sono mai poste a sufficienza le condizioni di solidarietà previste dalla Carta. Non si sono mai rimossi a sufficienza gli ostacoli di fatto che avrebbero dovuto fare di ogni cittadino un protagonista: troppi, magari anche meritevoli, sono rimasti ai margini. Ed oggi sono disinteressati ad una seria riflessione sui percorsi possibili per una presenza politica efficace e corretta.

Una terza ed ultima questione: la conseguente crisi dei partiti politici, privi dei soggetti della loro giustificazione. Basterebbe il riferimento all’art. 49 della Costituzione che vorrebbe associare i cittadini per concorrere alla vita politica della Nazione: mancano i presupposti costitutivi dei partiti. Le organizzazioni servono, sono indispensabili, ma la fondazione costitutiva resta prioritaria: se manca cade l’impianto e la premessa. E la vicenda politica si risolve in una confusa ricorsa al potere. Si grida alla deriva personalistica ed autoritaria, ma non si tien conto che i vuoti si riempiono sempre. Dove non c’è dialettica, c’è autoritarismo o dove la dialettica non conclude, perché non ispirata al bene comune, ma frenata dalle sole ragioni del consenso elettorale, alla fine qualcuno decide per tutti. Anche le dittature (Dio non voglia!) nascono così.

Non so se esista qualche forza ancora in grado di una ripresa. Personalmente mi piacerebbe un risveglio, un colpo d’ala, un sussulto d’orgoglio del PD, ma mi chiedo se ancora si possa intravvedere una sua presenza. Se c’è, batta un colpo!

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One thought on “Se ci sei batti un colpo

  1. Invero, la dittatura c’è di già, nella forma più subdola, vigliacca e pericolosa: la dittatura del denaro, cui si fa lodevole cenno, nemmeno tanto velato, nell’articolo, nel momento in cui si parla di consumismo e d’individualismo. La cultura dell’io, quando sopravanza quella del noi, fa sì che i potentati economici soggioghino i poteri politici, tirando i nostri rappresentanti per la giacca, quando non addirittura per il guinzaglio. Essi, inoltre, non sono immuni dalle lusinghe provenienti dall’essere nei posti di comando, dalla bramosia del successo personale, il che è ben diverso dalla ricerca dell’onore nel servire la Patria.
    Circa l’articolo 49 della Costituzione, questo stabilisce la possibilità di associarsi in partiti, ma non l’obbligo di associarsi per fare politica; nondimeno, il superamento del sistema dei partiti richiede candidati di alto spessore culturale e dotati di grande senso dell’equilibrio. Una persona ebbe altresì modo di osservare come la stessa denominazione di Partito Democratico fosse tautologica, non potendo esistere partiti politici che non siano democratici.

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