Il Metternich è sceso a Torino?

Angelo Marinoni

viaA leggere la cronaca regionale e le iniziative dell’amministrazione torinese si direbbe che il Piemonte sia ormai solo una espressione geografica: il Metternich troverebbe molto curioso riscontrare che quella che era la sua definizione dell’Italia si adatti ormai linearmente a quella parte d’Italia che con maggiore forza ha contribuito all’Unità del Paese.

Lo spunto per questa affermazione lo ha dato l’ultimo atto dell’AMP, agenzia per la mobilità piemontese, autrice di un DUP (documento di programmazione della mobilità piemontese per il triennio 2016-2018) corposo e interessante quanto, a mio giudizio, non abbastanza discusso sul territorio.

Il pamphlet disegna un futuro della mobilità piemontese caratterizzato da un amplissimo sistema ferroviario metropolitano al servizio del capoluogo e da un efficiente servizio minimo, ma chiaramente inefficace e insufficiente nel resto della regione, tre quarti della popolazione contribuente.

Si salva parzialmente l’area novarese che gode delle decisioni dell’era Cota che non è stato più possibile riprendere in mano, decisioni che a loro tempo produssero un consistente danno cui, parrebbe, l’attuale Amministrazione Regionale abbia rinunciato a porre rimedio interrompendo un percorso virtuoso e promettente coordinato dall’Assessore Balocco.

Siamo ormai abituati ad amministratori che con sguardo contrito alzano le mani al cielo scuotendo il capo lamentando l’assenza di fondi e quindi giustificando le ferrovie lasciate alle ortiche e i continui disservizi di un costoso scuolabus quale è il trasporto pubblico locale di Alessandria e Asti.

Siamo meno abituati, però, a leggere bene i documenti pubblici, tipo il DUP citato e quindi non notiamo che le risorse per un sistema di trasporto pubblico ci sarebbero e che gli stanziamenti e gli investimenti non lasciano che di pochi chilometri il territorio del capoluogo, ingoiando tutte le risorse e le attenzioni.

I numeri sono sempre gli stessi, quello che cambia veramente è l’indirizzo politico ovvero come quei numeri vengono impiegati.

Alessandria e Asti rappresentano 700 mila persone, una estesa e di recente nomina area UNESCO e uno dei momenti principali del turismo paesaggistico, architettonico e enogastronomico dell’espressione geografica Piemonte, ma oltre al ruolo fiscale (passivo) non sembra se ne intraveda un altro per questa zona, relegato al ruolo di “altri bacini” insieme a VCO, novarese, biellese e vercellese.

Per quanto concerne Alessandria ho discusso su queste pagine del ruolo dei suoi impianti ferroviari ed è indiscutibile che tolto il pendolarismo torinese e genovese il ruolo dell’impianto è garantito da Trenord e quindi da Regione Lombardia che è l’unica a erogare un servizio fondamentale in maniera significativa diverso dalla Sanità a questo territorio.

Alessandria è fuori dal Sistema Ferroviario Metropolitano torinese e lambita dal Sistema ferroviario regionale e nonostante sia collegata a Savona, Genova, Sempione e Gottardo da una efficiente infrastruttura ferroviaria ospitando uno degli scali merci più grandi d’Italia è stata ignorata dalla Regione che ha organizzato gli stati generali della mobilità a Novara

Alessandria ha organizzato e ospitato analoga manifestazione nella stessa giornata, ma è innegabile che la manifestazione novarese, senza privarla dell’alto livello dei suoi contenuti, sia una ferita aperta.

Non si tratta, ovviamente, di recriminare una adeguata dose di protagonismo, ma di capire quali prospettive abbia un territorio altamente e qualitativamente infrastrutturato che si vede consegnato, di fatto, a mobilità insostenibile e si vede ignorato nei momenti essenziali della programmazione regionale.

L’ovvio ruolo da protagonista della città fra i due fiumi in ambito logistico resta per ora ai se, ai forse e ai ma del Terzo Valico e del potenziamento infrastrutturale dell’asse Torino – Genova varato da Rete Ferroviaria Italiana.

Ad Alessandria non si parla di riprogrammazione del sistema di trasporto pubblico e una Amministrazione civica eroica e bistrattata sta affrontando in piena solitudine l’ultima fatica, ovvero la messa in liquidazione di ATM e la creazione di AMAG mobilità, salvando ancora una volta la situazione, ma senza avere le forze e la possibilità di una prospettiva diversa dal contenimento dei danni.

Nel documento si parla poco o nulla dell’alessandrino.

Non si parla di una rete di trasporto pubblico locale provinciale inefficace e costoso, sovrapposto a servizi urbani e linee ferroviarie dall’esercizio viaggiatori sospeso, non si parla delle necessarie sinergie ferro-gomma utili all’accesso sostenibile alle aree Unesco, non si parla della valorizzazione turistica delle aree se non per intercessione del Ministro Franceschini limitatamente alla Cittadella, il cui rione è collegato dall’orrido nuovo ponte, ma non dal trasporto pubblico se non dalle linee interurbane (ovviamente con tariffazione non integrata e nessuna informazione utile alle rare paline di fermata).

Non si parla della ferrovia Alessandria – Ovada, sospesa al traffico viaggiatori con riduzione a costoso scuolabus della gestione viaggiatori della tratta, non si parla della ferrovia pavesiana e ancor prima giolittiana Alessandria – Alba, non si parla ancora del collegamento con Vercelli, sede del Rettorato di una UPO sempre più evanescente e novarese.

Non si parla che di una generica ottimizzazione dei servizi e di qualche interpolazione dei dati ISTAT.

La sonnolenza alessandrina e l’inconsapevolezza astigiana sono sicuramente colpevoli, ma le responsabilità per cui un territorio tanto meraviglioso quanto abbandonato al suo ruolo di “terra di mezzo” sono molte e partono da molto lontano nel tempo: cercarle è ora poco utile, mentre è utilissimo alzare il volume della voce di questo territorio ed emendare i documenti di programmazione regionali in modo da riconsegnare un futuro a queste terre e ai suoi abitanti.

Il danno cagionato dall’abbandono infrastrutturale ferroviario è ben maggiore dei magri risparmi di bilancio ottenuti con la sospensione dell’esercizio viaggiatori delle tratte complementari.

È di fondamentale importanza emendare il DUP con una riprogettazione sostenibile e integrata dell’intero settore mobilità che veda nelle ferrovie del territorio, tutte, gli assi portanti, sopprimendo tutte le relazioni su gomma parallele alle relazioni ferroviarie riportando gli autoservizi al naturale ruolo di adduttore ai nodi ferroviari delle aree non servite direttamente dalla ferrata.

È una battaglia di civiltà il cui epilogo sarà determinato dalla scelta dell’indirizzo politico intrapreso: il destino dei territori UNESCO può essere quello di terre sviluppate e gestite in modo sostenibile o quello di periferie destinate al progressivo spopolamento, meta di qualche sguardo curioso finché la gestione insostenibile non ne vizierà il fascino.

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One thought on “Il Metternich è sceso a Torino?

  1. Analisi sintetizzabile con l’elegante figura retorica della similitudine: come l’Italia, a suo tempo, rappresentava una mera espressione geografica nell’ambito dell’Europa, così il Piemonte, oggi, rappresenta una mera espressione geografica nell’ambito dell’Italia e, per adoperare un’altra citazione storica, Torino è assolutamente insensibile al grido di dolore che, da tante parti della Regione, si leva verso il Capoluogo.
    Si osservi che Alessandria sopravvive per il fatto di essere su di una direttrice a grande comunicazione, purtroppo, solo quella attiva, mentre Novara, come già da secoli, subodora aria Ambrosiana.

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