Grazie dei fior

Qui Alessandria  Dario Fornaro

floIl largo successo, di pubblico e di stampa, toccato la scorsa settimana a “Floreale” – il mercato dei fiori dispiegato ai Giardini pubblici – sarebbe bastevole a chiudere la bocca, e a tarpare la penna, di qualunque malavveduto obiettore. Politicamente, almeno, è così: il Comune ed i partner privati che hanno promosso e sostenuto la kermesse hanno di che sentirsi incoraggiati su questo tipo di “promozione” della città e dei suoi commerci.

Il problema – ove mai si ponesse – dell’uso improprio e aggressivo dei Giardini, o di quel che ne resta, è ormai del tutto eclissato. Al punto che l’anno prossimo, allorché, si suppone, sarà in uso normale il ponte Meier, non è detto che  la manifestazione floro-vivaistica torni in Cittadella nuovamente a portata di mano. Già oggi, del resto, si poteva optare per un’altra  “lochescion” – vedi ex Caserma Valfré, che ospita da tempo le più diverse banchetterie (le piazze no perché servono a parcheggio) – ma non se ne è fato niente vista la perdurante, gradita disponibilità dei Giardini per usi espositivi-ludico-commerciali.

Del resto sono ormai, i nostri, ben strani e stressati giardini (qualcuno ci ha fatto caso?): senza alcun fiore, a terra o arbustivo, in piena primavera, per tutta la loro estensione  fatta d’alberi, ampi camminamenti e spazi erbosi spontanei.

Logico dunque, per modo di dire, che sulle zone erbose si possa all’occorrenza collocare di tutto (mercanzie, espositori, banchetti, postazioni mangia-e-bevi, auto e furgoni da carico) visto che  i camminamenti in similporfido servono al fluire del vasto pubblico. Al levar delle tende il terreno risulterà più o meno acciaccato, ma non è questo il punto: dopo qualche tempo e qualche scroscio di pioggia  l’erba ricoprirà le ferite in un  recuperato “come prima”. Resterà comunque, per i più avvertiti, paradossale memoria del fatto che, all’ombra dello stemma comunale si “elevi” il giardinaggio privato, di consumo, e si “deprima” il giardinaggio pubblico-stanziale.

Il vero  guaio risiede nel ripetuto messaggio al pubblico: che i Giardini non sono di per sé una degna (una volta gelosa) finalità cittadina, un patrimonio civico, ma possono tranquillamente assumere, per concessione municipale, una funzione strumentale nei confronti di manifestazioni ed eventi di maggiore richiamo turistico-commerciale. Con quale incentivo al “rispetto” quotidiano dei Giardini si può ben immaginare, anzi si può ben constatare: una landa disponibile a piacere per scorrazzare, bivaccare o che altro, entro (e talora oltre) i limiti della pubblica decenza.

Visto che il comune sta entrando nell’anno pre-elettorale, qualcuno potrebbe chiedersi: ma dove vuol andare a parare costui, con chi ce l’ha? Con nessuno in particolare, visto che l’andazzo – l’uso a man salva, come orto di casa, delle Amministrazioni tanto di centrodestra che di centrosinistra – è tutt’altro che recente e gli interventi corposi (dall’ampliamento degli “eco-mostri”, alla pista di pattinaggio, al primo lotto milionario di ristrutturazione, all’impianto di mega-chioschi ferrigni) sono stati  ben poco coerenti con un  qualsiasi disegno complessivo di “parco pubblico”, in una città comunque carente di verde attrezzato e fruibile.

C’e spazio perché  nei prossimi programmi elettorali il problema del verde pubblico in Alessandria non si esaurisca per tutti con un po’ di generica retorica ambientale, ma preluda a poche, significative scelte di campo con impegni conseguenti. E’ possibile sperarci?

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