La paga del veleno

Domenicale Agostino Pietrasanta

acqua_400x225_0007_inquinamento-dellacqua1Diamo atto al quotidiano nazionale di “ispirazione cattolica” di aver dato corso ad una denuncia che dovrebbe colpire tutti i lettori: dieci regioni italiane e dunque il 50% (una bagatella) risultano inadempienti in fatto di depurazione delle acque. Non solo, ma cinque di esse si sono fatte promotrici del referendum di domenica scorsa. Come dire: predicare bene e razzolare male. E sottolineo che personalmente non ho proprio nulla contro i referendum e nulla ho avuto da eccepire contro quello succitato, tanto che non ho esitato ad andare al seggio di mia competenza.

Non basta. Il quotidiano resta altresì meritevole per aver aggiunto che sul versante della chiusura delle discariche abusive, le regioni inadempienti sono addirittura quattordici. Insomma non solo non si ripartano i danni causati, ma non ci si fa scrupolo di crearne degli altri, con buona pace degli ecologisti e degli ambientalisti.

Ed ancora non basta. Il tutto ci rende esposti per centinaia di milioni di euro all’anno per effetto delle sanzioni (sacrosante!) dell’Europa nei cui confronti, ad ogni possibile occasione, lo sport preferito da parecchi è quello dell’attacco e della rivalsa urlata sui vari siti e strumenti mediatici.

Ci troviamo di fronte a cifre da paura sulle quali le istituzioni di casa nostra non sembrano muovere ciglio di denuncia, salvo prendere atto delle sanzioni previste. Ora mi pongo almeno tre domande.

Prima domanda: chi paga? Ovviamente le casse pubbliche. E chi le fornisce? Le nostre tasse; e così quella fiscalità che ci strozza e che forse sopporteremmo di più se fossimo compensati da servizi efficienti, va a coprire sanzioni che una giusta conduzione amministrativa ci potrebbe risparmiare.

Seconda domanda. L’Amministrazione delle regioni non si riduce ad un soggetto burocratico; è fatta di persone fisiche. In che modo ed in che misura sono personalmente responsabili? Pagano loro e la loro incuria, oppure (Deus avertat) la loro interessata e busterellata connivenza, o paghiamo noi cittadini vessati dalle tasse e poco serviti nell’indispensabile a cominciare dalla sanità e dalla formazione e sistemi relativi?

Terza ed ultima domanda. Perché i media che giustamente denunciano vari e fin troppi politici per le malefatte da essi perpetrate nella conduzione amministrativa, su questo tema sembrano un po’ più defilati. Non che non parlino, ma parlano molto poco o almeno non tanto da fare opinione, mentre fanno opinione (e come! e giustamente!) le bustarelle, le raccomandazioni, i favoritismi che vari intrallazzi tra politici ed alti burocrati pongono in essere.

Forse che in materia non si trova il riscontro di successo mediatico atteso e sperato?

Ma intanto noi paghiamo, per la gioia di essere avvelenati attraverso le acque che beviamo e l’aria che respiriamo.

Annunci

3 thoughts on “La paga del veleno

  1. condivido come al solito le tue succinte efficaci considerazioni E’ lo stesso stupore che provo quando riesco a reggere una puntata di Report, per l’indignazione che mi suscitano soprattutto le brevi interviste. MI dico sempre: domani succederà il finimondo. Invece la vita scorre e le persone tirate in causa con fatti precisi e documentati, continuano a vivere tranquille. Perché.

  2. Viene altresì da domandarsi perché non sussistano responsabilità personali o aziendali, in maniera tale che alle aziende e/o agli incauti direttori sia addebitato l’onere della depurazione, maggiorato di eventuali sanzioni.

  3. Evviva “Avvenire”, benché non disegni un buon avvenire. Confido diventino sempre più numerosi i media che chiariscano la realtà di questa Italia sempre troppo disastrata. Soprattutto per incuria.
    Come succede anche per le risorse d’arte diffuse in ogni territorio. Se ne trascura la cura ordinaria, ma poi si esaltano i costosi restauri che l’ordinaria cura avrebbe reso non necessari.
    Eppure è dal 1975 che si sa che la “manutenzione programmata” è più efficace del restauro: lo affermò l’Istituto Centrale del Restauro, allora diretto da Giovanni Urbani. Ma, la Regione Umbria, non accettò lo specifico “Piano Pilota” che l’ICR aveva preparato appositamente per la duratura conservazione di tute le sue risorse d’arte: i restauri fanno notizia e si inaugurano, le manutenzioni, invece (per quanto preparate e condotte con peculiari apporti scientifici), non fanno notizia e, perciò, non si possono inaugurare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...