Il teatro il cireneo ed un augurabile futuro

Domenicale Agostino Pietrasanta

teaIl teatro comunale, piano, piano e gradatamente, per la verità senza particolari clamori, sta riaprendo i battenti. Chiuso dal 2010, per una bonifica che l’amministrazione allora in carica, non ha mai posto in essere, dal 2012 è stato sottoposto dalla amministrazione attuale ad un complesso intervento che ne sta permettendo il recupero: si tratta di una semplice constatazione di fatto.

Pongo subito pochi interrogativi, prima di passare ad un augurio di prospettiva. Nessuno finora ha mai risposto, almeno per iscritto, ad una domanda di parecchi. Si dica infine e finalmente, quanto del patrimonio librario giacente presso il teatro, è andato perduto, per effetto delle scelte scriteriate delle diverse responsabilità in ordine alle ben note vicende dell’inquinamento dei locali; lo si dica per rispetto di tutta la cittadinanza ed anche un po’ di chi nelle amministrazioni di vario colore che si sono susseguite, ha dato corso ad un recupero, purtroppo sconosciuto, di diverso patrimonio culturale, letteralmente rastrellato sul territorio. E si dica se la “barbarie” (non dovrei neppure preoccuparmi di virgolettare) dei responsabili troverà una giusta e ragionevole sanzione.

Ancora. Mentre si riaprono le sale “Ferrero” e “Zandrino”, si calcolano le risorse necessarie per la riapertura della sala “grande”; a spanne 5 (cinque) milioni di euro; non è poco, non siamo alle classiche “castagne secche”. Tuttavia non posso non confidare che un’amministrazione che ha trovato le risorse per correggere le cifre del dissesto, che è riuscita ad invertire il trend di sbilancio corrente di parecchie decine di milioni di euro, nonostante gli evidenti effetti devastanti sull’immagine della città, non posso non confidare, dicevo, che sia capace di trovare le risorse ancora necessarie, sia pure dopo il dovuto e doveroso ringraziamento alla fondazione cassa di risparmio. Lo so che mi si faranno presenti i vari distinguo tra le diverse voci di bilancio, lo so che mi si obietterà che, nella situazione ancora sotto controllo, i finanziamenti non sono reperibili alla buona. Capisco tutto, ma confido; ho fiducia.

Infine. Si sta sul serio trovando una definitiva collocazione per il museo cittadino? non sto a ripetere cose più volte sottolineate circa il patrimonio esistente; si tratta però di una buona consistenza che merita attenzione ed informazione. L’accorpamento delle varie disponibilità sarebbe risultato auspicabile.

Dopo gli interrogativi (ed altri residuano) un augurio di prospettiva. Tutti sanno e dichiarano che la cultura , il turismo, i servizi ed il commercio devono andare e porsi in sinergia feconda, ma nessuno ne trae le inevitabili conseguenze a cominciare dai diversi protagonisti che agiscono sulla scena cittadina. Può essere che nessuno venga ad Alessandria solo per vedere il complesso di Marengo, ma ci verrebbe più facilmente se trovasse una vitalità commerciale adeguata e dei servizi favorevoli. Ora, mi verrebbe da chiedere ai commercianti (non ai loro rappresentanti istituzionali che sono persone intelligenti e garbate) se non nuoccia di più alla loro attività, il ruolo residuo in cui è lasciata la stazione ferroviaria che non il fatto di non avere parcheggi sulla porta del negozio. Allo stesso modo mi viene da dubitare che senza servizio di trasporto, possiamo anche aprire il più allettante dei musei, senza adeguati riscontri di visite e di successo. Un’attività aiuta tutte le altre ed i servizi incentivano il decollo di tutta (tanta o poca che sia) la prospettiva di crescita di una città.

L’augurio di prospettiva ne consegue: che d’ora in poi della summentovata sinergia si tenga conto.
Cose note? Certo. So di non dire nulla di nuovo. Però quando hanno messo in angolo la stazione ferroviaria, si è mosso solo qualche cireneo presente nelle pubbliche Amministrazioni; gli altri hanno fatto spallucce. Ed i cirenei, è noto, possono solo portare la croce: sul momento non fanno notizia.

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