Cornuti, ma non fessi

Domenicale Agostino Pietrasanta

matCiampa, parecchi lo sanno, è l’intrigante protagonista del “Berretto a sonagli”, in ordine di tempo, il primo grande capolavoro teatrale di Luigi Pirandello. Nel passaggio più emblematico della commedia, il protagonista non può più ignorare le corna che la moglie gli offre non senza prodigalità, ma dal momento che il complice maschio è persona di riguardo, la polizia che scopre il reato (in allora l’adulterio era tale) scrive sul verbale che i due amanti erano stati trovati discinti solo perché erano in una camera in cui faceva caldo e non certo per inconfessabili comportamenti. Il protagonista però non se ne da per vinto: cornuto, ma non fesso.

Capisco che si tratta di un’interpretazione che lascerebbe perplesso un qualunque italianista, appena un po’ meno sprovveduto di me, ma a me serve per introdurre un ragionamento sui percorsi che ormai ci sommergono di una legislazione che tende a render legale ciò che lascia perplessi sul piano del lecito. Come se quanto è scritto nella norma, sui documenti e sui verbali, per ciò stesso fosse rispettabile e, senza attardarsi con Dante, come se facesse testo Semiramide la quale “…libito fé licito in sua legge”.

Sia chiaro: sono ben conscio che le complessità dei rapporti sociali, spesso necessitano di regolamentazione normativa, indipendentemente dalle indicazioni della morale, ma c’è un limite. Tanto per ragionarne mi permetto di proporvi un’esperienza personale. Mi è capitato di svolgere attività legata ad un modesto ruolo istituzionale ed in tale veste di aver celebrato dei matrimoni, ovviamente civili. Talora ero perplesso: c’erano coppie strane costituite da persone molto distanti per età e da livello di conoscenze e di formazione sociale e culturale da rendere poco credibile una reciproca conoscenza, o almeno una conoscenza sufficiente da giustificare promesse di mutua assistenza e reciproca fedeltà; proprio come recita il codice civile sui rapporti matrimoniali; ma c’erano i documenti in regola, i verbali erano conformi ed io procedevo alla bisogna.

Tuttavia le perplessità rimanevano e così con una punta di residuo rimorso, rimuginavo le mie indecisioni al punto che feci un sogno; ma sia per scontato che era solo un sogno.

Mi trovavo in una sala solenne, già bardato con la fascia tricolore ed aspettavo i nubendi per celebrare un matrimonio. Avevo constatato sui verbali che la ragazza aveva compiuto da pochi giorni i diciott’anni e mi si presentò una meravigliosa creatura che, avvicinatasi, mi chiese se lo sposo ero io: dovetti, mio malgrado (era un sogno!) risponderle di no. Fummo interrotti dall’ingresso di uno strano terzetto: un vecchio cadente, sorretto da robusti giovanotti tentava di avvicinarsi. Era lo sposo che candidamente mi chiese di presentargli la promessa perché non l’aveva mai conosciuta; percepii immediatamente che mi diceva la verità dal momento che tra i due non poteva esserci “specifica conoscenza” tanto che persino i documenti mi dichiaravano che il vecchietto aveva superato gli ottantacinque. Io però (attenzione era un sogno) mi ribellai ai documenti ed ai verbali e non celebrai il matrimonio: almeno nel sogno ebbi il coraggio di preferire la coscienza al verbale. Ecco perché dico che c’è un limite.

Ora però si presenta un caso nuovo, inedito; dopo le avventure delle unioni civili (non ho mai negato la necessità ed anzi la congruità di una regolamentazione), ora si vuol proporre normativa su patti prematrimoniali; si vuole cioè stabilire per legge che il matrimonio può essere celebrato col presupposto che possa aver rapida conclusione.

Per carità, quando si parte, alla fine si rotola. Io mi limito a suggerire ai proponenti la normativa di non dimenticare almeno tre fattispecie. Prima, stabilire fino a quando uno dei due coniugi potrà aspettare prima di ridurre a pane ed acqua l’altro, se disoccupato. Stiano attenti i legislatori perché il codice civile prevede mutua assistenza. Seconda, precisare quante volte verrà permessa la reciproca offerta di corna “legittime”; anche qui attenzione dal momento che il codice prevede la fedeltà. Infine, precisare quante reciproche percosse siano proponibili, alla faccia della normativa sulle violenze familiari.

E così mentre epocali pressioni di popolazione premono sul nostro continente, mentre milioni di disoccupati chiedono urgenti soluzioni, mentre la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica si riduce ad opzional irrilevanti, soffermiamoci sulle summentovate più urgenti questioni. E poi?  poi lodatemi la fine!

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