Le gambe della logistica

Dario Fornaro

SLIDE1

Se non l’ultima, è probabilmente la penultima delle fasi della logistica alessandrina, quella delle recriminazioni indirizzate agli interlocutori esterni dell’affannato capoluogo. Non ci hanno capiti, non apprezzati, trascurati e all’occorrenza boicottati. Noi e la nostra “piattaforma logistica”, nata, sulla carta, nel 2002 e rimasta fino ad oggi (con varianti, ma sempre sulla carta)  a fomentare speranze e frustrazioni nella platea cittadina.

Il declino del grandiloquente progetto alessandrino (dal Distripark allo Smistamento) verrebbe anche registrato in tono minore, e consegnato brevi manu agli  archivi, se non fosse che si è incrociato inopinatamente con la parabola discendente di “Slala” (la Società e poi Fondazione che avrebbe dovuto presiedere alle fortune di tutta la logistica retroportuale piemontese) della quale è in discussione avanzata lo scioglimento per svaporazione dello scopo.

Le due storie in parte si sovrappongono, sul terreno logistico, ma restano alquanto diverse per i tratti esistenziali: origini, ambizioni, ambiti operativi, organi e bilanci, morali e materiali. Accantoniamo Slala, per il momento, e restiamo alla logistica cittadina. Quella la cui ultradecennale avventura si vorrebbe magari suggellare (se non fosse doppiamente imbarazzante) riprendendo dal cippo di El Alamein la drammatica sintesi: mancò la fortuna non il valore.

Le recriminazioni nei confronti dei soggetti terzi – compreso l’eventuale richiamo al destino cinico e baro – sono parte inevitabile degli insuccessi e non è detto che siano sempre infondate. Certo che suonerebbero meglio, in forma e sostanza, se fossero anche accompagnate  da qualche accenno di autocritica in ordine alla attendibilità (generale) dei progetti propugnati e alla fattibilità (specifica) degli interventi previsti.

L’ultima tranche di lamentazione alessandrina, che segue le diatribe con FS/Cociv quanto a “ricadute” locali del Terzo Valico, ha investito la Regione Piemonte – e gli Enti ad essa collegati – che avrebbe “benedetto” il neonato tracciato logistico-ferroviario del Nord-ovest subalpino (Savona-Cuneo-Torino-Novara) a scapito del più noto e blasonato corridoio Genova-Rotterdam (per Valle Scrivia-Alessandria-Novara). In quest’ultimo contesto polemico – da ultimo aizzato  dall’inaugurazione del “treno della frutta”  tra Savona-Porto e Interporto di Torino-Orbassano – un solerte cronista di lungo corso logistico (E.Sozzetti – v.“Il Piccolo” del 26.2) ha evidenziato, en passant, un elemento importante, normalmente ignorato sulle rive del Tanaro, che ci riporta al titolo di questa nota.

Nel drappello, infatti, di Enti pubblici e Imprese private che, negli anni,  ha promosso e già in parte realizzato, senza eccessive fanfare, la logistica cuneese localizzata a Mondovì (Polo logistico monregalese, in espansione con la Piattaforma logistica intermodale mediterranea) figurava e primeggia il Gruppo aziendale Lannutti di Cuneo. Nome che al medio alessandrino potrà dire poco, ma che riporta ad  uno dei pesi massimi della logistica e del trasporto (specie “combinato”) a livello nazionale ed europeo.

Nel riandare perciò a due vicende di analoga logistica territoriale (Alessandria, Cuneo) e sviluppi  inversi, emerge chiaramente la possibilità che avere, o non avere, tra i promotori di una nuova, ambiziosa piattaforma logistica, con relative relazioni di traffico, un primario partner sostanziosamente operativo, faccia la differenza nella considerazione maturata dal mercato, sofisticato ma realistico,  dei servizi logistici. Ad Alessandria, una partnership del genere, diciamo di garanzia tecnico-professionale e organizzativa, non si è mai manifestata. Nata in politica, la logistica alessandrina di politica è mediaticamente vissuta e con la politica si è avviata al tramonto. Fino agli ultimi conati fedele all’assunto che la politica chiede e la politica variamente concede, come in un gioco interamente in famiglia (pubblica).

Forse bastava accorgersi per tempo che al tavolo della logistica “mandrogna” mancava una gamba, darsene  una ragione e tirarne le conseguenze.

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2 thoughts on “Le gambe della logistica

  1. Alessandria è stata capolinea dei Trenitalia con auto al seguito tedeschi autozug , società DB, e autoslaap società NS, ha perso il ruolo di base railion, DB Cargo. Il partner e pure forte c’era, e lo abbiamo perso perché troppo impegnati a litigare per il cortile ignorando che la casa crollava. Certo lo scellerato patto cota-moretti ha avuto il ruolo principale e grazie a quello non abbiamo perso solo la ferrata per Alba, ma anche il nostro naturale ruolo di nodo ferroviario assecondando le incondivisibi istanze del monopolista, purtroppo, vettore ferroviario. Non tutto e perduto, ma gli spazi sono stretti e la flemma di chi dovrebbe correre ancora radicata.

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