Alla fiera del luogo comune

Il punto  Marco Ciani

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Premessa. Alla reggia di Caserta, l’attivo direttore Mauro Felicori viene criticato con una lettera dalle rappresentanze di alcuni sindacati, Uil, Usb e Ugl (ma non da quelli più rappresentativi a livello nazionale, Cisl e Cgil) per una serie di motivi – giusti o sbagliati – legati alla sicurezza della struttura.

Tra le varie lamentele, a pagina tre dell’epistola (qui), si legge “Il Direttore permane nella struttura fino a tarda ora, senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza. Tale comportamento mette a rischio l’intera struttura museale”.

Apriti cielo! Il premier Renzi in persona tuona dalla sua pagina FB «Questo direttore lavora troppo. Così non va”… L’accusa sembra ridicola, in effetti lo è. I sindacati che si lamentano di Felicori, scelto dal governo con un bando internazionale, dovrebbero rendersi conto che il vento è cambiato. E la pacchia è finita!».

Il dì appresso, tutte le testate giornalistiche nazionali (per esempio Sergio Rizzo sul Corriere o Massimo Gramellini su La Stampa) mettono in evidenza la notizia con titoli e toni tra il faceto e lo sfottente, ovviamente nella versione più addomesticata, e quindi lontana dalla verità.

Ora, chi mi conosce sa che pur lavorando in un sindacato ed essendone anzi un affezionato sostenitore, non mi sono mai speso in difese partigiane. Al contrario, in più occasioni ne ho piuttosto evidenziato i limiti e i difetti che mi piacerebbe vedere corretti, proprio per la passione che mi lega a tale rappresentanza.

Ma in quest’ultimo caso, a mio modesto parere, si supera di gran lunga ogni forma di qualunquismo, con la differenza rispetto al movimento originario e originale, di non vedere all’orizzonte nessun Guglielmo Giannini.

In poche parole l’induzione sarebbe la seguente: poiché il sindacato attacca chi lavora alacremente, per di più producendo risultati tangibili (alias il direttore Felicori), ipso facto finisce per porsi dalla parte di pigri e sfaccendati. Ne consegue, a mo’ di scontato corollario, che per rilanciare il paese bisognerebbe metterlo in soffitta o, quantomeno, ridurlo all’impotenza.

Non occorre essere grandi esperti di logica dei predicati per comprendere che da una premessa falsa si può far derivare qualunque proposizione. E quella contenuta nel post di Matteo Renzi lo è. Infatti nella lettera succitata non è scritto che “il direttore lavora troppo”, come invece ripreso, in modo sbagliato, dal leader del Pd per attaccare la categoria.

Ma in un paese di peracottai, nel quale ultimamente il premier non sembra fare eccezione,  tanto basta. Da qui la ripresa della non-notizia da parte dei quotidiani e la conseguente rincorsa ai  più indignati commenti.

Anche ammettendo l’errore di valutazione e comunicazione di alcuni (ribadisco, alcuni) sindacati della Rsu della reggia di Caserta, nemmeno tra i più numerosi, oltretutto prontamente ripresi dai leader della triplice, si tratterebbe comunque di pochi allocchi su una platea di decine di migliaia di sindacalisti che compiono il loro dovere con serietà e che, normalmente, non difendono, come vorrebbe la vulgata popolare, fannulloni e furbi delle più varie risme.

Perché se prendiamo dei casi specifici e molto, molto delimitati, per definire, sulla base dei più abusati luoghi comuni, una intera classe…beh, ce ne sarebbe per tutti.

Allora dovremmo anche dire, per esempio, che i politici sono corrotti; lavoratori autonomi, commercianti e imprenditori evasori; i giornalisti venduti; i magistrati politicizzati; i preti pedofili; i meridionali mafiosi; i settentrionali razzisti; gli extra-comunitari ladri e spacciatori; gli uomini puttanieri; le donne…lasciamo perdere; e via discorrendo.

Ma è proprio così? Suppongo di no. E immagino pure che ognuno degli onesti appartenenti a una di queste categorie si sentirebbe, e giustamente, offeso nel sentirsi accostato ad una minoranza di mele marce.

Capisco che il sindacato, nell’attuale momento storico, non sia all’apice della sua parabola, per essere eufemistici, tanto che sparargli contro, da destra e, ultimamente, soprattutto da sinistra, risulta sport assai agevole. Ma se proprio lo si vuole fare…almeno sia sulla base di questioni reali e non di evenienze manipolate ad arte allo scopo di delegittimarlo.

Mi rendo conto però, mentre scrivo, di come risulti impresa ardua nel paese dove la tendenza radicata vuole che ogni valutazione, anziché essere fondata sul riscontro oggettivo di fatti verificati e circoscritti, si basi sul sentito dire e sulle determinazioni “un tanto al chilo”, il che ci rende in complesso, come già ho sostenuto in diverse occasioni, un paese di gente poco seria.

Un problema, quest’ultimo, affatto banale.

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4 thoughts on “Alla fiera del luogo comune

  1. Scusa, Ciani, ma che modo è di difendere il sindacato? Tu argomenti soltanto che nella lettera delle rappresentanze sindacali della Reggia (tutte o in parte) non è vero che si dica che il direttore lavora troppo, e sostieni che dunque si tratta semplicemente di una montatura qualunquistica del governo e della stampa. E di altro non ti occupi. Premetto che ho letto solo i titoli degli articoli sulla questione e che quindi non ho elementi per dire come stanno le cose in realtà. Ma tu dai il link alla lettera dei sindacalisti, e la lettera l’ho letta. Del suo contenuto tu non dici assolutamente nulla. A me pare che sia una lettera demenziale. La Reggia di Caserta – questo è noto universalmente – ha versato per anni in uno stato critico. Il nuovo direttore è lì da cinque mesi. Qualunque cosa sia successo in questi cinque mesi (una cosa che sembra acclarata è che i visitatori siano aumentati…), come possono dei sindacalisti responsabili sparare a zero sul direttore, a 360 gradi, con motivazioni iperburocratiche e senza mostrare la minima consapevolezza del passato non lusinghiero che la gestione della Reggia ha alle spalle? Non c’è traccia nella lettera di iniziative dei sindacati di dialogare con il direttore; ci saranno state, ma sarebbe stato sensato, allora, che se ne dicesse l’esito. No, quel che emerge nella lettera è la consueta tracotanza sindacale, la boria, il formalismo, il sostanziale disinteresse per gli utenti dei servizi. Certo che non è sempre così. Ma è tante volte così. Da giovane sono stato operaio edile, iscritto alla Fillea Cgil. Ho amato anche io il sindacato. Ma gli errori sono stati tanti davvero.

    • Guarda che io non ho difeso i sindacalisti della reggia di Caserta, che ho anzi definito allocchi. E sulla vicenda specifica non mi esprimo perchè dovrei conoscerla in modo serio per poter dire qualcosa di sensato. Ma l’accusa all’intero sistema sindacale non sta in piedi. Si dica che quei sindacalisti hanno sbagliato e bon, senza trarre conclusioni generali che nulla hanno a che vedere con l’episodio

  2. Anche io ho letto la lettera e a me invece è parsa piena di buonsenso. Se tra le righe ci fossero altre cose non le ho percepite, mentre invece ho letto chiaramente che si richiamava il direttore al rispetto di leggi e accordi, oltre che di elementari norme di sicurezza (vi immaginate un vigilante che spara al direttore perché non è informato che si è fermato fino a tardi e lo ha scambiato per un ladro?). Se volete la mia opinione si tratta banalmente dell’ennesimo episodio di “non disturbare il manovratore” che tanto sta andando in voga e che prelude all’ennesima limitazione del contributo delle organizzazioni sindacali al buon funzionamento degli uffici. O veramente pensate che in un paio di mesi un direttore può cambiare completamente una struttura complessa? Solo Gesù era capace,di fare certe cose in tre giorni, gli altri sono tutti imbonitori buoni (forse) per le fiere di paese.

  3. Caro Marco, ci sono – e ormai il richiamo è abusato – le “tempeste perfette” ma anche le “bufale perfette”. Questa, mada in Caserta, è una sciocchezza (comunque mal motivata) in punto di sostanza e un tragico infortunio/autogol comunicativo (infatti è stato enfatizzato oltre ogni limite, anche se, come ben dici, è stato il parto leggerone di pochi e poco rappresentativi allocchi). Il problema più generale è che essendo l’etere, il web e la stampa assediati da sciocchezze (o peggio) ripetitive la “cucina” sceglie e rilancia quelle più innovative, singolari, strampalate etc. tipo appunto quella della Reggia . E il venticello diventa presto un rombo di cannone rossiniano.
    Controprova: in pari tempo, un signore in felpa feriale e cravatta verde festiva, che concorre delicatamente alla guida del Paese, ha “sparato” urbi et orbi che Premier e Presidente della Repubblica “hanno le mani sporche di sangue”. Trattandosi di un eloquio risaputo, di stranote prestazioni intellettuali, l’exploit si è meritato un paio di brevi rimbrotti ed è stato archiviato in poche ore, mentre Caserta è ancora negli eccitati commentari.
    Come si diceva già ai tempi di Gutemberg, la vera notizia è quella del padrone che morde il cane. Versione attuale: è la politica, bellezza!

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