Quaresima, opere di misericordia, e libertà

Carlo Baviera

quaE’ iniziata la Quaresima. Periodo in cui i credenti in Gesù sono invitati alla preghiera, all’elemosina, e al digiuno (compresa l’astinenza sia dalla carne che da altri cibi, bevande o abitudini e comodità “voluttuarie”).

E’ un periodo intenso, nel quale il “sacrificio” richiesto al credente richiama non tanto la “mortificazione” con la rinuncia a eccessi, a vizi di gola o di vista (per molti sarebbe opportuna la rinuncia all’uso della lingua per sparlare e spettegolare!), quanto invece il “misericordia io voglio non sacrificio” (Matteo 12,7) e “praticare la giustizia e l’equità per il Signore vale più di un sacrificio” (Proverbi 21,3).

Non a caso il Papa chiede, in questo anno Giubilare, in particolare per il periodo quaresimale, di mettere in atto le opere di misericordia: quelle corporali (Dar da mangiare agli affamati, Dar da bere agli assetati, Vestire gli ignudi, Alloggiare i pellegrini, Visitare gli infermi, Visitare i carcerati, Seppellire i morti) e quelle spirituali (Consigliare i dubbiosi, Insegnare agli ignoranti, Ammonire i peccatori, Consolare gli afflitti, Perdonare le offese, Sopportare pazientemente le persone moleste, Pregare Dio per i vivi e per i morti).

Un essere misericordiosi e un praticare la giustizia non solo personalmente ma anche come atteggiamento e impegno delle comunità.

E’, quindi, un periodo per un serio esame di coscienza, singolo e collettivo; un interrogarsi individuale sulle mancanze quotidiane, ma anche comunitario per capire se siamo un Chiesa sempre in ascolto dello Spirito e disponibili alla sua azione; se come Comunità siamo in atteggiamento di recepimento di quanto Papa Francesco delinea come itinerario per dare alla Chiesa un volto misericordioso. Oppure se siamo ancorati alla dottrina per giudicare i passi e le cadute di chi fatica di più o non è ancora pronto a percorrere i nostri cammini.

E’ un periodo per rivedere stili di vita e comportamenti sociali, che incidono sul degrado ambientale e contribuiscono all’economia dello scarto, dell’indifferenza, e dell’inequita. Per rimettere in discussione priorità che ci fanno deviare rispetto a quanto diciamo di credere e ai valori cui diciamo di fare riferimento.

Tutto ciò richiede l’umiltà di trovare il tempo di mettersi in ascolto colloquiale con il Padre celeste (la preghiera non è recitare formule, è dialogo con Dio). Richiede di rinunciare a qualcosa per donarlo al “povero” (può essere anche donare il proprio tempo). Richiede il digiunare: come diceva un mio Vescovo, il compianto Mons. Cavalla, digiuno non è avere la pancia vuota. Dobbiamo saper fare a meno di ciò che essenziale non è, singolarmente e comunitariamente: e i campi in cui compiere questo digiuno sono molti; anche all’interno della Chiesa per i modi e gli strumenti non sempre esempio di povertà, o per la prassi non ancora e in modo diffuso espressione di sinodalità e corresponsabilità.

Ritorniamo così al Messaggio per la quaresima 2016 in cui, come si accennava in apertura, Papa Francesco indica e suggerisce, come ha già fatto per l’Anno Giubilare, le opere di misericordia come impegni e come stile per mettere in pratica digiuno elemosina e preghiera (anche la preghiera è necessaria perché per compiere quelle opere è bene mettersi in ascolto del Padre e della sua Parola).

Forse le opere di misericordia definite corporali ci sembrano più percorribili, riusciamo a individuare meglio le modalità di azione; le comprendiamo meglio perché siamo persone pragmatiche, concrete. Quelle spirituali forse le abbiamo accantonate, o dimenticate. O addirittura sembrano inattuali in una società come la nostra; cose da ottocento.

Eppure pensandoci bene, è probabile che servano altrettanto queste rispetto a quelle. Non servono forse profeti sia per la società, per aiutare quanti sono confusi e frastornati dalla messa in discussione da parte di conduttori televisivi, uomini di spettacolo, opinionisti che ci subissano ogni giorno delle loro verità, e con argomenti a volte improvvisati mettono in discussione valori civili e costituzionali? per aiutare quanti sono sviati da argomenti banali riguardo allo storico ruolo del sindacalismo o della cooperazione, oppure non hanno informazioni serie sul significato di riforme elettorali o istituzionali o sul potere della finanza? Che per la Chiesa (dove ognuno sia profeta per il prossimo), per aiutarci  reciprocamente a capire meglio come confrontarci e affrontare i cambiamenti, ecclesiali e sociali, con la fantasia dello Spirito anziché con dosi di rigidità e chiusure?

Non serve, nella società individualista, nihilista, e consumista di oggi, essere “annunciatori” con la propria vita di accoglienza, di responsabilità, di rapporti civili? Di fronte a quello che è definito analfabetismo religioso, a chi confonde pietismo e religiosità con fede, a quanti ignorano l’importanza non solo di rispettare la legge, ma di avere senso civico, di rispettare le persone e le loro idee al di là della norma, di considerare il lavoro non solo un fatto economico ma come dimensione che aiuta la realizzazione delle persone, mettersi all’opera per cercare di realizzare le beatitudini e le opere di carità non è forse il modo migliore per “insegnare” e “ammonire” quanti basano la loro vita su altre certezze? Un modo per sintonizzarsi con il periodo quaresimale quelli di trasformarsi in credenti che si sporcano anche le mani (come dice il Papa) con chi mastica con difficoltà aspetti importanti in fatto di fede e di sacramenti.

Così come oggi è molto importante, a tutti  i livelli, saper perdonare le offese o saper trovare un modo per non creare barriere verso persone che ci paiono insopportabili. Cose utili in famiglia, nel condominio, nel proprio quartiere, e su su per evitare scontri, incomprensioni, per non incrinare rapporti di convivenza, e per azioni che costruiscano percorsi di pace. Lo stesso ragionamento può essere attualizzato rispetto alle altre opere di misericordia, da non interpretare solo letteralmente, ma sempre in una dimensione più estensiva e dinamica; e anche in quanto comunità.

Il proverbio dice “lungo come la quaresima”; questo nella saggezza popolare significava che le ristrettezze e i sacrifici che ci si imponeva nei quaranta giorni precedenti la Pasqua, li si viveva come privazioni, come penitenza. Abbiamo anche un modo meno faticoso di vivere questo periodo perché “il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”. Basta vivere quegli impegni delle opere di misericordia come un impegno per riappropriarci della nostra libertà: libertà di amare i più deboli e poveri, libertà di donare qualche nostra dote o ricchezza culturale a quanti sono in ricerca o hanno bisogno di compagnia, libertà per liberarci di stili di vita ossessivi o ripetitivi, libertà di leggere e applicare le “innovazioni” del Concilio Vaticano II che restano ancora incomprese e inapplicate.

Buona quaresima.

Annunci

One thought on “Quaresima, opere di misericordia, e libertà

  1. Grazie per questa riflessione.
    Tra le opere di misericordia da vivere, anche oltre la Quaresima, a mio parere, c’è soprattutto quella di aiutare a ricredersi quanti “non sanno di non sapere”: rifiutano di farsi “poveri in spirito”.
    Nuove conoscenze non li interessano: sono certi di sapere già tutto quanto serve per la vita.
    Sono brave persone che fanno tutto il bene che sanno, ma ignorano tutto il male che fanno.
    Vedo questa realtà soprattutto in quanto si fa per la conservazione delle opere d’arte: troppi ritengono che il solo restauro serva a far durare le opere d’arte, perché ignorano che le cause di degrado sono dovute soprattutto alle variazioni delle condizioni ambientali. Pertanto – come insegnò l’Istituto Centrale del Restauro fin dal 1975, con la direzione di Giovanni Urbani – se non si stabilizzano le condizioni ambientali (pressione, temperatura, umidità), ogni restauro dovrà essere ripetuto in tempi sempre più ravvicinati… peraltro accrescendo le precarietà delle opere d’arte pur ben restaurate (la chirurgia può togliere un male, ma non rafforzare le capacità di vita…).
    Se non si impara che, come esistono ASL e ARPA per la salute delle persone, allo steso modo bisogna saper attivare i Laboratori sperimentali previsti dall’Accordo Stato-Regioni, propugnato da Giovanni Urbani, e sottoscritto il 12 Maggio 1983 (cfr.: Giovanni Urbani, Intorno al restauro, Skira), continueremo a osannare ogni nuovo ri-restauro, senza accorgerci delle opera d’arte che ogni anno si consumano per mancanza delle condizioni che possono farle durare più a lungo, con oche ordinarie manutenzioni…
    Pietro Segala

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...