Così è, così sembra

Andrea Zoanni

immGirando per i mercati e le vie cittadine, ascoltando casualmente conversare le persone, ci si rende conto come spesso gli argomenti trattati impattino sulla sicurezza nel territorio e su quanto sia importante la sua percezione. Che poi la convinzione sia o non sia lo specchio della realtà importa poco, il “sembra” rischia di prevalere sulla situazione effettiva, qualunque essa sia.

In questo caso una corretta informazione dovrebbe allineare il sentimento comune verso una comprensione molto vicina alla realtà, ma nel caso della sicurezza sono preponderanti e fanno testo i messaggi dei media e le situazioni personali, che spesso han dovuto fronteggiare furti e rapine. Sensazione orribile, difficilmente superabile in poco tempo.

Ma quando possiamo parlate di corretta informazione? Ed è sempre cosa migliore dare una informazione corretta? Per esempio, nel caso di un reale aumento numerico di furti e rapine conviene informare per suggerire e favorire una adeguata prevenzione, oppure è meglio ragionare diversamente per non creare panico tra la gente?

Sono domande che ci si pone ogni volta che appaiono i dati statistici di queste manifestazioni contrarie al vivere civile. Ma qualunque sia la situazione reale, credo che il peggior comportamento sia quello di fornire una informazione parziale e non verificabile, soggetta pertanto a generare qualche dubbio in proposito rispetto la sua veridicità.

Nei giorni scorsi mi è capitato discutere di questi e altri episodi con alcune persone importanti e deputate anche alla comunicazione dei dati relativi a rapine e furti, per la strada e nelle abitazioni, sia tentate che effettuate. Con mio stupore il dato è fornito in percentuale, senza avere alcun riferimento oggettivo, non essendo questo a disposizione.

Com’è giusto che sia, vi è un dato complessivo ed una disaggregazione per comune e per tipologia di azione, che danno una corretta immagine disaggregata per zone e misfatti, ma sempre comunque senza poterla legare al dato numerico reale. A mio avviso questa incompletezza di informazione può lasciare dubbiose le persone più critiche.

Non credo sia mancanza di fiducia, noi dobbiamo avere fiducia nelle Istituzioni, ma nei fatti un messaggio tranquillizzante rischia di ottenere l’effetto opposto, proprio per una incompletezza dei dati rassegnati. Cosa che ho registrato nei commenti. Faccio un esempio, per comprendere quanto sia facile orientare il parere del cittadino.

Sono oltre un milione i disperati entrati nel 2015 nel continente europeo a vario titolo: dichiarare correttamente l’arrivo di un milione di persone significa generare una preoccupazione tangibile nei fatti, perché un milione di individui sono davvero una enorme moltitudine, qualsiasi considerazione si desideri calare sulle loro teste afflitte e martoriate.

Se però si aggiunge che questo milione di persone entra in un continente abitato da 740 milioni di individui si comunica una situazione più reale, come se in proporzione 740 anime dovessero accogliere una sola persona. Migliora decisamente la percezione e la prospettiva, che in questo caso considero solo da un posto di vista statistico.

Se poi volessimo considerare solamente la popolazione dell’Unione Europea (che sia giusto o no decidetelo voi, ma poco importa rispetto a ciò che voglio dimostrare)  dovremmo posizionare il dato demografico “solo” a 500 milioni di abitanti, ovvero un ingresso ogni 500 persone.

Andando oltre (e qui sta il punto) se comunicassi solamente la percentuale di 1 milione su 500 milioni significherebbe dire che nel 2015 sono entrati in Europa disperati in fuga da guerre e pestilenze pari allo 0,2% della popolazione residente. Quanti se lo filerebbero un due per mille in più (1,3 per mille nell’altro caso) che invece nella realtà sono sempre un milione di persone?

La sostanza non muta, ma la percezione del problema sì e sappiamo quanto importante sia l’approccio. Quindi consiglierei vivamente a chi di dovere meno distacco e superficialità (sicuramente non voluta) nello sciorinare certi numeri, anche perché il contrasto a questo crimine è quotidianamente attuato da persone di grande valore. Un messaggio di fiducia passa anche da buone pratiche comunicative.

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