Teatro “bonificato”, non sappia la destra ciò che fa la sinistra

Domenicale Agostino Pietrasanta

teaLa cittadinanza ha potuto constatare direttamente, con visite guidate, i lavori conclusi di bonifica del teatro comunale. Rimasto chiuso, dall’ottobre del 2010, per la presenza di polveri d’amianto in misura eccedente quanto previsto dalle norme da cinque a dieci volte le unità cosiddette fibre/litro (ff/l), ora potrebbe anche essere  riallestito  per dare corso all’attività interrotta.

Giustamente il sindaco si dichiara orgoglioso del lavoro concluso grazie a diciottomila ore di lavoro, tutte comprese nell’arco della legislatura attuale, a cominciare dal settembre del 2012. E tuttavia non si aspetti di migliorare il suo posto in graduatoria di gradimento per questo indubbio merito da lei acquisito; il gradimento non si fonda, almeno prevalentemente, sull’attività e sui risultati, ma sulla comunicazione, la quale si orienta ed orienta l’opinione pubblica a piacere di chi la gestisce: il passato insegni!

Ciò detto pongo al sindaco, ma anche alle diverse responsabilità amministrative alcune questioni. Prima questione. Valutata l’identità del danno che, solo per la bonifica ammonta a seicentomila (600.000) euro ed individuate le responsabilità amministrative e tecniche di natura civilistica chi sarà chiamato a pagare? La Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria provvede per duecentomila (200.000) euro; dopo gli opportuni e doverosi ringraziamenti, come si arriva alla cifra totale?

Secondo quesito. Quale destino è stato riservato ai libri della biblioteca dello spettacolo, circa seimilacinquecento volumi, tutti di grande pregio e specifico indirizzo nel settore, che, a suo tempo, qualcuno pervicacemente ha voluto collocare nei locali del teatro, anziché in biblioteca civica? Ci sarebbe notizia che dei libri “fondo Ferrero” non è dato sapere, sempre sperando che non abbiano funzionato i falò di tristissima memoria totalitaria; degli altri e soprattutto del “fondo Guazzotti” (tremilacinquecento volumi), tutti sarebbero salvi, ma sotto sequestro; a quando una rinnovata disponibilità? Si hanno notizie?

Terzo quesito. Allestimento della sala per gli spettacoli e allestimento delle gallerie per eventuali altri usi quali il museo civico o parte di esso. C’è un’idea di programmazione? La questione è tutt’altro che peregrina dal momento che dopo la bonifica, i lavori da portare a termine (il sindaco non ha nascosto le situazioni alla città) sono di entità addirittura impressionante.

C’è però un ultimo quesito, forse il più intrigante e riguarda il complesso della politica culturale di un’amministrazione che è a capo di una città capo/luogo di provincia. Ovviamente non voglio affrontare in poche righe una questione tanto complessa; pongo solo un problema prioritario che, anche in questo caso riguarda i rapporti e le comunicazioni tra chi di cultura si interessa e nella cultura opera, magari anche con impegno. Si tratta di un problema che personalmente vedo con preoccupazione dal momento che tutti, nello specifico sembrano praticare fedelmente la raccomandazione del capitolo sesto del Vangelo di Matteo, “…non sappia la sinistra ciò che fa la tua destra”. Pratica fedele, ma interpretazione della tutto originale; dal momento che parecchi fanno, ma nessuno sa niente di tutti gli altri: la destra non sa né vuol confrontarsi con quel che fa la sinistra (e viceversa), i cattolici, non sanno né vogliono sapere ciò che fanno i laici (e viceversa), le istituzioni culturali di qualunque tipo (e qui non cito per ovvie carità di…patria) non sanno e volutamente ignorano ciò che viene posto in essere da tutte le altre e, nel contempo, le eccezioni confermano la regola.

Ora, la mancanza della comunicazione potrebbe riuscire esiziale per la cultura, la quale si rende viva grazie al confronto ed alla dialettica. Chiuse in sé, le più diverse iniziative sono sterili, non fanno notizia, non diventano realizzazione di una crescita cittadina.

Lo so che qui si tratta di cambiare una mentalità ben radicata nella tanto celebrata concretezza dei nostri cittadini, ma senza un impegno che superi questo inghippo, tutta l’attività posta in essere non sarà certo inutile, ma sicuramente monca.

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