Rifiuti: tra fare e disfare

Dario Fornaro

comSi torna a parlare con qualche insistenza, nel settore ambientale del Comune, della possibilità di restaurare, almeno in parte come inizio, il sistema di raccolta domiciliare (cosiddetto “porta-a-porta) dei rifiuti urbani.  Ipotesi già ventilata qualche anno addietro al debutto della Giunta in carica, ma tosto “seppellita” dalle ardue vicende del post-dissesto dei conti comunali e dal naufragio dell’Amiu (ripescata in extremis dal Gruppo Amag). Adesso che tanto il Comune che l’Amiu – ribattezzata Amag Ambiente – sembrano “tirare il fiato” economicamente, tornerebbe d’attualità il concreto esame dell’ipotesi di riprendere, per qualche frazione della “differenziata” (es. umido e indistinto), la raccolta domiciliare, in vista di un riordino complessivo del servizio in tale direzione.

La sequenza, in un decennio, del “fare, disfare, rifare”, applicata ad un incombenza civica essenziale quanto costosa, non sembrerebbe delle più virtuose per la città e tuttavia la fatal tenzone politica (destra-sinistra) potrebbe ripresentarsi agli attoniti elettori/contribuenti.

Giova però ricordare, a questo punto, che il conflitto sul “porta-a-porta” è stato a suo tempo talmente, e anche scorrettamente,  drammatizzato (unitamente a quello sulla ZTL, zona a traffico limitato) dalle forze di centro-destra, per abbattere la Giunta Scagni, che il discorso oggettivo ne è risultato “avvelenato” a lungo termine, con effetti prolungati, nella pubblica opinione. Anche oltre la successiva sconfitta della Giunta fabbio-leghista e il ritorno del centro-sinistra. Ed anche a dispetto dell’indiscutibile esito  negativo, sortito dai cassoni stradali reintrodotti, con una spesa di oltre tre milioni di euro (tra automezzi dedicati, contenitori etc.), a plateale rivincita sul “porta-a-porta”.

Tutto ciò premesso  e considerate le buone ragioni dei sostenitori della raccolta domiciliare – che si va comunque estendendo in comuni grandi e piccoli, di vario colore politico, nonostante il vade retro della destra alessandrina –  non sarebbe male che i predetti ben-intenzionati, prima di spingere sull’acceleratore, riandassero alle cronache e alle testimonianze  degli anni, nemmeno tanto lontani, in cui il “porta-a-porta fu  (faticosamente) introdotto in città e poi, nonappena assestato, rimosso dai nuovi arrivati. Riandare allo stile obliquo e agli argomenti polemici addotti che, assieme alla tecnica del fuoco incrociato da fonti note o anonime,  facevano parte di un armamentario che potrebbe  ripresentarsi, eventualmente aggiornato mediaticamente, alla ripresa delle ostilità. O si pensa di essere attrezzati a contenere la guerriglia, o sono cavoli; come fu palese, troppo tardi, la volta precedente.

Né sarebbe male, procedendo sul sentiero dei consigli non richiesti, por mente al tempo di vita residua dell’attuale Amministrazione (come dire? tempi di semina delle iniziative e tempi di raccolta del consenso) e al tasso di convincimento, in atto, dei protagonisti (Giunta, maggioranza consiliare, enti o società strumentali etc.) della nuova svolta.  Idem: promuovere per tempo i pareri, i calcoli e le alternative progettuali del gestore del servizio – non più mero cagnolino al guinzaglio – per tenerne il possibile conto in fase deliberativa e attuativa. Idem, ancora: proporre ai cittadini contribuenti un  quadro realistico di costi e benefici, esente da indorature di breve periodo.

Sono solo alcuni punti sui quali, in anni cruciali, si registrarono, a complicare la vita, impacci o malfunzionamenti che non sembrano totalmente archiviati e potrebbero ripresentarsi.

Si aggiunga, con riferimento al contesto politico-ambientale generale, che mentre, come si diceva,continua ad estendersi l’accoppiata “differenziata-domiciliare”, in vista dell’avvicinamento di traguardi di recupero non altrimenti perseguibili (ad esempio il mitico 70%) torna da qualche tempo alla carica, in grande stile e adeguato spolvero politico, l’opzione “incenerimento rifiuti” (pardon, termovalorizzazione) che va ad interferire di fatto, più o meno apertamente,ed anche per intrecci societari, con la traiettoria di una “differenziata spinta”.

Ambire, in sostanza, a risalire la classifica dei “comuni ricicloni” non guasta certo per Alessandria: con passione, sia lecito auspicare, ma anche con discernimento per tempi, modi e condizioni. Discorrendo di rifiuti, l’occasione è infine propizia per ricordare che i sistemi di raccolta presentano anche – differenziata a parte – importanti aspetti di  igiene, decoro e ingombro della viabilità e spazi annessi. Con i beneamati cassoni stradali avevamo toccato per anni, fino ai primi mesi del 2015, livelli  di “incompatibilità ambientale”  degni del fiero mugugno, che saliva dalla città, per le mini-discariche nelle quali si riducevano le sfilate dei contenitori. A parità di cassoni – a tacere di quelli mandati a fuoco per ignobili bravate – la cura posta dalla nuova gestione (ex Amiu) nel ripulire con più assiduità le aree contaminate dai rifiuti a terra, ha prodotto visibili miglioramenti igienico-ambientali, anche se non mancano momentanee sconfitte nella permanente lotta sozzoni-ripulitori.

In termini puramente fattuali non dovrebbe essere così difficile, per intanto, prenderne atto. Sempre incongrui cassoni sono, ma senza, o minori, aggravanti di convivenza. Non è proprio poco.

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