Le vostre guerre, i nostri morti!

Andrea Zoanni

guSono ricche di vicende umane queste prime settimane dell’anno e per la maggior parte non propriamente positive. Parlo di vicende esclusivamente umane perché madre natura ci sta facendo un poco respirare nelle sue cicliche calamità.

Qualcuno potrebbe sorridere se ponessi tra gli esempi i forti realizzi dei sistemi borsistici internazionali, solo che oggi è la gente comune ad investire in quei calderoni tramite le più svariate forme finanziarie. Che poi vi sia consapevolezza del combinato disposto tra opportunità e rischi è un ragionamento molto lungo ma che una volta per tutte dovrebbe diventare maturo.

Sarebbe materia da inserire nell’istruzione obbligatoria, invece abbiamo fior di laureati che non conoscono l’a b c dell’economia e della finanza. Che si chiami “buona scuola” o in qualsiasi altro nome ad effetto non vi è traccia embrionale di un siffatto ragionamento. Si gioca a piacere sull’ignoranza delle persone.

La riflessione sarebbe più complessa, va da sé che intorno al Dio denaro tutto ruota, quale forma di schiavitù impropriamente considerata figlia della modernizzazione, quando invece Storia insegna come il debito fosse già una delle vie della schiavitù nel mondo antico.

Con il periodo coloniale dei secoli scorsi il tema della schiavitù assume contorni chiari e drammatici ed oggi abbiamo ancora quel riflesso in tante parti del mondo come espressione irrazionale di Paesi ove è stata preclusa la libertà da parte dei grandi imperi.

Naufragato l’esperimento socialista (perché dell’uomo ne faceva massa indistinta) e messo in crisi lo stato sociale, la questione del profitto come asse portante è mantenuta soprattutto attraverso forme di dipendenza e di schiavitù. Il welfare penalizza il profitto e le dipendenze schiaviste nel mondo meno sviluppato lo tutelano nella società moderna. Io stesso scrivendo sto usando un prodotto tecnologico il cui costo umano è raccapricciante.

Un solo esempio sulle guerre invisibili, come nel Congo, per il controllo delle risorse: la “sabbia” per costruire telefonini e computer, col silenzio della stampa internazionale. Coltan e diamanti (estratti da uomini, donne e bambini schiavi) proiettano alcuni paesi africani in una logica di globalizzazione che li considera prede da saccheggiare per la conquista delle materie prime. Potremmo chiamarle guerre tribali solo se considerassimo tribù le multinazionali che ne traggono profitto.

Il Coltan è una sabbia nera, leggermente radioattiva, formata da minerali da cui si estrae il tantalio, metallo raro che viene usato sotto forma di polvere metallica nell’industria della telefonia mobile, nella componentistica dei computer e in quella degli aerei, poiché aumenta la potenza degli apparecchi riducendone il consumo di energia.

È lo sviluppo delle telecomunicazioni, dell’elettronica di punta e della telefonia mobile a rendere così indispensabile questa materia, di cui l’80% delle risorse mondiali viene estratta in Congo. Nei nostri cellulari c’è sangue umano, ma a nessuno interessa. La schiavitù non è un fossile, ma la forma attuale di alimento del profitto capitalistico.

Altri esempi di vicende attuali aventi natura umana potrebbero essere l’economia in generale e lo sviluppo della stessa con un occhio di riguardo al bene comune e alla sua sostenibilità, anche se vedo freni e rischi più di natura politica che speculativa. In attesa dei dati riferiti all’anno appena concluso e interpretando correttamente l’aridità dei numeri statistici, uno studio dell’Institute for Economics ad Peace ci dice che nel 2014 i terroristi hanno ucciso 32.658 persone, un bilancio di gran lunga superiore ai 18.111 decessi dell’anno precedente, quando già era stato registrato un aumento delle vittime del 61% rispetto al 2012.

Lo studio definisce il terrorismo come “l’uso minacciato o effettivo della forza e della violenza illegale da parte di un attore non statale per raggiungere un obiettivo politico, economico, religioso o sociale attraverso la paura, la coercizione o l’intimidazione”.

Il gruppo Boko Haram e i Jihadisti dello Stato Islamico sono i responsabili della metà delle vittime di attentati nel 2014 ed il terrorismo è concentrato soprattutto in cinque paesi – Afghanistan, Iraq, Nigeria, Pakistan e Siria – che contano il 78% delle vittime.

Meno colpiti sono i Paesi occidentali. Tra questi il primato del maggior numero di attacchi è stato registrato nel Regno Unito, in particolar modo nella Repubblica irlandese. Ma i recenti attentati di Parigi hanno mostrato che l’Isis ha la capacità di lanciare anche in Europa attacchi sofisticati e mortali.

Quando poi le difficoltà organizzative lo impediscono, si mira ad obiettivi meno sensibili e più facilmente raggiungibili, come il turismo internazionale o Paesi con minore capacità preventiva. Sono attentati con una comune regia che vuole principalmente colpire persone, ovunque esse siano, appartenenti a Paesi impegnati direttamente nella guerra in medio oriente. L’aereo russo, Parigi e recentemente i turisti tedeschi ed il Burkina Faso (leggasi sempre Francia) lo dimostrano.

Anche in questo caso la riflessione sarebbe più complessa. Ricordo un commento di un amico di nome Paolo: “Quando facciamo la guerra contro qualcun altro, quel qualcun altro fa la guerra a noi. Ovunque da secoli pianifichiamo guerre e porcherie di ogni genere.

Negli ultimi tempi abbiamo appoggiato il colpo di stato militare in Egitto contro chi aveva vinto le elezioni; fatto finta di non vedere le elezioni farsa del regime di Erdogan in Turchia e la continua feroce repressione dei curdi; avalliamo qualsiasi iniziativa faccia Israele contro i Palestinesi ed in barba a qualsiasi richiamo dell’ONU; manteniamo a suon di quattrini i peggiori dittatori di quelle regioni, compresi quelli che appoggiano i gruppi islamisti più radicali.

Vendiamo le armi a chiunque, anche le più sofisticate e micidiali: agli stati arabi nostri “alleati”; ai loro nemici e quindi nostri “avversari”; ad Israele e agli anti-israeliani; al regime siriano e ai siriani dell’opposizione; agli sciiti e ai sunniti; e di certo anche all’Isis e a tutti i pazzoidi della guerra santa.

Perché? Perché il commercio delle armi è voce altamente remunerativa, è una industria potente e insostituibile. Distruggo e ricostruisco, un modo sicuro per fare PIL che nello stesso tempo lascia nella povertà e nel disastro interi paesi e intere popolazioni, impedendo lo sviluppo di democrazie moderne attraverso una efficiente ed autonoma economia.

E’ logica cinica e chiara: non bisogna pacificare, altrimenti il dominio e lo sfruttamento rischia di finire. Quel che succede ogni giorno, ovvero mattanze di centinaia di persone alla volta, non è una follia terroristica: è una azione militare in grande stile che richiede armi costose, supporti logistici, fiumi di denaro, progetti di intelligence, addestramenti meticolosi. Insomma, tutto ciò che da anni l’Isis, o gruppi del genere, ricevono soprattutto dagli Stati arabi filo-occidentali, quindi, direttamente o indirettamente anche da noi.

Il vero problema non è il terrorismo o il fanatismo religioso ma il grande feticcio del mondo, occidentale e orientale: il Dio denaro, con il suo libro sacro, il profitto ad ogni costo. E’ più facile giocare sull’emotività, strumentalizzare da una parte e dall’altra, levare le bandiere e fingere di non capire.

Nel frattempo, i capi-bastone della politica mondiale e i profittatori dei grandi circuiti economico-finanziari continueranno a prosperare, anche perché, se proprio vogliamo dirla tutta, in questo sporchissimo gioco una fettina di torta ce la spartiamo pure noi: gli indignati, i moralisti, gli “innocenti”.

Fa riflettere, ma in tutto questo noi europei cosa facciamo? Intanto abbiamo un difetto di fabbrica che ci impedisce di essere competitivi: c’è una identificazione fasulla e strisciante tra Europa, Euro ed Unione Europea. Sono tre cose diverse, la prima esisterà sempre, la seconda no, la terza nemmeno.

Il nostro è un progetto di integrazione che si è spinto troppo lontano senza costruire solide basi alle quali appoggiarsi nei momenti difficili come quelli attuali. Con la sospensione anche parziale degli accordi di Schengen si rischia grosso.

Ma il progetto europeo è unico perché efficace o perché superbo e presuntuoso? Non traspare a volte la finalità precisa di allontanare dal nostro controllo democratico tutta una serie di decisioni? Non che l’Italia sia la prima della classe in fatto di elezioni popolari, anzi, ma dovessimo cedere sovranità, a chi la cediamo?

Oggi la cederemmo ad una entità politica costituita con forme di stato nazionale (esecutivo, parlamento, alta corte di giustizia) per darsi un volto rassicurante (le nostre democrazie costituzionali); ma se andiamo a vedere manifesta caratteristiche lontane dalle nostre democrazie costituzionali.

Basti pensare che potere legislativo ed esecutivo sono concentrati nello stesso organo (la Commissione) e che si raggiunge l’apoteosi della creazione del quarto potere (quello monetario) che comanda (come la crisi greca ha dimostrato) e che non è soggetto a nessun contrappeso democratico, il cosiddetto “chech and balance”.

Come è noto, l’euro-gruppo governa l’Europa senza alcuna legittimità sui trattati nelle fonti normative e nasce dal tentativo francese di mettere un contrappeso alla banca centrale europea nata sotto l’impronta dell’egemonia tedesca.

Se parliamo in questo modo dovrebbe starci a cuore (a destra come a sinistra, anche se ognuno la interpreta come crede a riprova che più che i fatti esistono le loro interpretazioni) la “libertà dal bisogno”, dovremmo tenerci tutti e sarebbe da preferire alla “schiavitù del bisogno”.

L’Europa va cambiata ma non dobbiamo polemizzare se una volta tanto iniziamo a dire di fare le cose per bene e nel merito forse riusciremo a tenere aperta ai turisti la Reggia di Caserta anche di martedì; perché non so per qual motivo di martedì la Reggia di Caserta è chiusa per turno infrasettimanale, sarebbe come dire che a Versailles ci puoi andare sei giorni su sette.

Oppure se vai a Pompei non dovrai più essere il cinquantesimo della fila perché c’è una cassa sola, ma nello stesso tempo alle spalle della cassiera c’è qualcuno in piedi che controlla non so cosa; e sempre nello stesso tempo, quando vai al cancello di ingresso un signore ti prende gentilmente il biglietto e te lo inserisce nella obliteratrice, quale mansione altamente specialistica.

Intervisti uno del posto e ti dice: “C’aggia fa’, pe’ campa’?” Noi siamo così. Faccio sempre paragoni con la vicina Svizzera (paese extracomunitario) e resto dell’idea che loro, gli svizzeri, non sono più onesti di noi come individui, ma diversamente da noi lo diventano come società, prescindendo dal loro idioma.

E su questo punto, a mio parere, credo ciò derivi da una morale sociale storicamente fondata sul Calvinismo che, spiace dirlo, non appartiene alla nostra cultura storico-religiosa-cattolico-romana, la quale su questo versante invece non ha aiutato e non aiuta affatto.

E allora invece di fare cabaret, a quando le annunciate proposte per cambiare l’Europa? Euro, mercati, democrazia: l’unione dell’Europa va ripensata, ma nessuno è in grado di farlo, soprattutto chi in primis annuncia l’abolizione del reato di clandestinità (che si è rivelato inutile e costoso, ha intasato i tribunali e non ha per nulla bloccato o limitato i clandestini) e poi per calcoli politici e di gradimento al voto rivelato da un sondaggio ritira la proposta. Sarebbe questo il lungo sguardo prospettico? Tutto ciò ci costa l’assoluta insignificanza nei processi economici e politici internazionali, anche quelli che abbiamo alle porte di casa.

Gli Stati Uniti la fanno da padrone, dopo aver colpito la Volkswagen (la realtà non appare) ora hanno chiuso l’accordo con l’lran e nulla mi toglie dalla testa che la recrudescenza dell’Isis (società off shore dell’Arabia Saudita che propaga una versione estremista, wahabita, dell’Islam; da Riad arrivano tonnellate soldi e l’ideologia per diffondere fondamentalismo nel mondo arabo) in Siria sia dovuta allo sfruttamento di una vena favorevole con la stessa Arabia.

E’ la guerra del petrolio, tra USA ed Arabia (anche qui la realtà non appare). Così, sempre per il Dio denaro si alza la tensione, si provocano i persiani uccidendo le guide spirituali. Del resto l’Iran è un grande paese e reclama una influenza nella regione. Ma l’Arabia Saudita non vuole un antagonista, un deterrente. Vuole essere unica.

Anche se paradossalmente l’Iran avesse l’atomica, quale sarebbe la preoccupazione per gli Stati Uniti? Si tratterebbe solamente di un deterrente. Nessuno pensa che mai e poi mai l’Iran potrà fare uso dell’arma nucleare, perché il paese sarebbe vaporizzato all’istante e gli ayatollah di certo non vogliono suicidarsi. Il presidente Rouhani sta facendo un grande sforzo, incrociamo le dita perché un fanatico remunerato da quasi insospettabili lo si trova a poco prezzo.

Sì, gli Usa fanno il bello e il cattivo tempo, qualcosa di nuovo? La guerra dei droni non è forse una operazione terroristica che ha moltiplicato il numero degli Jiadisti?  Prima al-Qaeda era ben localizzata, ora è in tutto il mondo, tra poco anche l’Isis avrà la stessa espansione.

Tutto questo sarà vero? Guerra sì, guerra no; ci vuole tolleranza, non ci vuole tolleranza; l’Occidente ha colpe, l’Occidente non ha colpe; Salvini ha ragione, Salvini ha torto; La Fallaci aveva detto bene, la Fallaci non aveva detto bene.

Tutti sanno tutto, dove stanno i torti e dove le ragioni, cosa va fatto e cosa non va fatto. Forse il problema dell’Occidente, di questo Occidente, è proprio questo: nessuno si sforza di capirne di più prima di sputare sentenze.

Un altro amico, Francesco, in un colloquio a distanza dice: “A leggere tutte le castronerie riversate sui social, credo che Daesh abbia raggiunto il suo scopo reale, spaccare le comunità europee. Fomentare odio tout-court nei confronti di tutti i musulmani indistintamente.

Portare quindi i musulmani residenti in Europa, quelli integrati, a sentirsi accerchiati e sposare la causa di questi folli sanguinari baathisti e dare più forza al progetto di Daesh: prendersi tutta l’area dell’antica Mesopotamia (Isis, ossia Daesh, infatti vuol dire Stato Islamico della grande Siria e dell’Iran, non a caso).

A questi balordi taglia-gole non interessa fare la guerra all’Europa. Loro con l’Europa vogliono farci affari. Dall’Europa oggi vogliono due cose: che resti lontana dal conflitto che stanno combattendo in Medio Oriente (la guerra che interessa loro veramente e nella quale ammazzano soprattutto altri musulmani) e assoldare alla loro causa gli europei-musulmani di seconda e terza generazione. Molto semplice, costi quel che costi.

Gli attentati fanno parte della “strategia della tensione”. L’Isis che sta in Iraq e Siria, attraverso il web e i social sta convincendo i poveracci di origine musulmana (quelli che vivono ai margini della società, tipo nelle banlieu parigine) a ribellarsi contro “il grande Satana” occidentale che non osserva la legge del Corano (cioè noi che ci divertiamo, beviamo, ascoltiamo musica, ci vestiamo come ci pare e rispettiamo chi non la pensa come noi). Pertanto vanno colpiti obiettivi mirati e luoghi simbolo della nostra civiltà. E attaccare chi ci bombarda.

Questo è quanto. Questi sono i fatti. Tutto il resto, perdonatemi, sono fesserie e farneticazioni assolutamente inutili ai fini della comprensione e della risoluzione del problema. Qualunque posizione da Destra da Bar dello Sport (i reazionari del “dagli al musulmano”) o da Sinistra al Caviale (quelli che fanno i terzomondisti a prescindere) è ugualmente stupida e pericolosa.

Per cui se proprio volete sapere io propongo di non fare soprattuto l’errore strategico di mischiare gli adepti Isis con i musulmani in generale (anche i flussi dalla Siria sono un effetto della guerriglia Isis). Altrimenti odiandoli indistintamente forniremo il terreno fertile a Daesh-Isis per trovare manovalanza terroristica in Europa.

Poi ci vorrebbe una strategia d’intervento univoca dell’Occidente nei focolai iracheni e siriani. E infine bisognerebbe chiedere a Paesi ambigui come l’Arabia Saudita di prendere una posizione chiara su Isis.

Però noi non dobbiamo mai dimenticare che l’Isis è una “mafia” a tutti gli effetti e bisogna combatterla come tale e non come altro.

Ma queste sono tutte analisi che ho letto su Topolino e Gazzetta dello Sport, ovviamente……”

La battuta finale era destinata a chi lo aveva considerato un lettore di quelle riviste perché coi suoi ragionamenti evidenziava la delicatezza e la complessità delle situazioni. Credo vi siano cose sensate, spesso anche noi nelle situazioni più semplici e personali sputiamo sentenze senza informarci, senza sapere. In effetti anch’io come lui leggo i fumetti e i giornali sportivi, ma più di lui spingo il cervello all’ammasso in un ambiente virtuale, rinchiuso nella mio mondo, intento a non scoprirmi per non raffreddarmi……

Dimenticavo il titolo: “Le vostre guerre, i nostri morti” è stato scritto su un foglietto trovato fuori il Bataclan. Stava insieme a fiori e lumini a ricordo della strage. Come dar torto all’anonimo scrivano? Recapitatelo al Muppet di turno in Francia. Recapitiamolo a tutti i Muppets del mondo.

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