Non sia una sfida tra Clericali e Laicisti

Il punto  Carlo Baviera

uciA fine 2015 il Deputato PD Franco Monaco (che è stato, ricordiamo, come Presidente dell’Azione Cattolica milanese, un collaboratore del Cardinale Martini) ritorna, attraverso ad una lettera ad Avvenire, su un argomento già sollevato in precedenza: sintetizzando, anche se oggi i cattolici sono meno pressati a farsi carico dei ‘princìpi non negoziabili’, non è una buona ragione per evitare un discernimento critico. Semmai il contrario: ora che non c’è sollecitazione dall’esterno serve farsene carico in proprio. Ricercando mediazioni politiche e legislative sagge. Ma non abdicando (ved. Avvenire 25/4/2015).

Cosa dice in sostanza Monaco? Che fa bene Renzi a ribadire il suo impegno per una legge sulle «unioni civili», tenendo conto delle posizioni diverse dentro lo stesso Pd. Rileva che, però rispetto alla sue, sono molto diverse sia le posizioni della responsabile welfare e terzo settore del Pd: «Il Pd, appena dopo l’approvazione delle unioni civili, non può che incamminarsi sulla strada dei matrimoni gay»; sia quelle della relatrice del testo che aveva sottolineato come le riserve sul suo ddl venissero da una esigua, residuale minoranza di «conservatori cattolici» del Pd, che contano poco o nulla.

Di qui una serie di interrogativi proposti dallo stesso Monaco. Primo: prospettare già il successivo passaggio automatico alle nozze gay agevola una soluzione equilibrata e condivisa? Secondo: non sarebbe una finzione se non una presa in giro la mediazione siglata nel testo sulle «unioni civili» in discussione al Senato, che prevede l’aggancio costituzionale all’art.2 concernente le «formazioni sociali» anziché all’art. 29 relativo alla «famiglia»? Terzo: l’ambizione del PD era fare sintesi tra culture politiche diverse e segnatamente tra cattolicesimo democratico e sinistra riformista, ispirandosi a una laicità, che favorisse una mediazione alta tra laici e cattolici. Mentre alcune prese di posizione pare scontino una deriva <laicista>. Quarto: una specie di “scambio asimmetrico” offerto alla sua minoranza interna; mentre si depotenziano i diritti sociali e del lavoro, in cambio si offre una declinazione dei diritti civili di stampo individualistico-radicale. Quinto: un partito per davvero laico, cioè inclusivo di diverse visioni della vita e del mondo, dovrebbe affidare le responsabilità in materia di «diritti» a persone inclusive, equilibrate, rispettose della varietà dei punti di vista, specie per le concezioni etiche.

Da queste considerazioni Monaco parte non solo per interrogare chi viene da una cultura di sinistra (se non sia problematica una versione strettamente individualistica dei diritti di libertà in quanto vi si sottende una idea di società che è l’esatto opposto della coesione e della solidarietà), ma in particolare i cattolici democratici e sociali. Cioè, se essi non avvertono un  doppio rischio rispetto all’idea di partito che si era immaginata nella costruzione del PD: il “depotenziamento della sua sensibilità sociale, della sua tensione all’uguaglianza, della sollecitudine per i soggetti deboli e, per converso, una deriva verso posizioni individualistiche e laiciste in tema di diritti civili”.

Infatti, è sempre il pensiero di Monaco, se i cattolici democratici hanno avvertito la novità rappresentata dal magistero di papa Francesco sul piano etico-politico (compresa la responsabilizzazione del laicato cattolico), essi dovrebbero essere politicamente impegnati proprio nella opposta direzione, “ossia verso più audacia nelle politiche sociali e meno omologazione nel misconoscere la peculiarità della istituzione famiglia e la cura per una lettura in positivo della differenza sessuale, che il Papa ha rimarcato più volte? O possiamo stralciare a nostro piacimento talune parole chiarissime dal magistero di un Papa che tanto apprezziamo?”

Mi permetto due considerazioni finali, condividendo lo spirito e la sostanza delle affermazioni del deputato PD. In un suo recentissimo libro, riguardo alla <Politica dei cattolici>, Paolo Pombeni dice che, a suo giudizio, l’apertura a sinistra (da parte della DC fra gli anni ’50 e ‘60 del secolo scorso) “fu il vero passaggio attraverso cui il laicato cattolico impegnato in politica si guadagnò la <maggiore età> che lo liberava dalle tutele <paterne> di vescovi, gerarchie vaticane ed ecclesiastici in genere”. Oggi forse, per alcuni, questo liberarsi da tutele e riaffermare la piena autonomia, sembra che possa e debba passare da un provvedimento non tanto sulle unioni civili (da tutti ritenute da regolamentarsi) ma sul riconoscimento del matrimonio per le coppie non eterosessuali?

Non è mio compito (e né ho la competenza) entrare nel merito della questione; ma per chi si riconosce nella comunità dei credenti e intende rappresentarne nel contesto pubblico, e legislativo, le posizioni, le idee, le richieste, dovrebbe almeno confrontarsi al proprio interno. E anche tenere conto della Costituzione, che vede nella famiglia una comunità con il compito anche generativo e di filiera intergenerazionale. La famiglia non è soltanto una coppia che si ama o che ha interessi in comune: è, per usare un termine desueto, “la cellula” che si riproduce per mantenere viva e far progredire la società. Ha un compito anche pubblico e perciò deve essere riconosciuta e tutelata dallo Stato, che solo in modo sussidiario deve intervenire senza sostituirvisi.

L’altra considerazione è legata ai temi sociali. Fa bene Monaco a richiamare ad una maggiore audacia nelle politiche sociali. Mentre, a me sembra, che su questo versante (pur non dimenticando i pur importanti interventi che impegnano fondi in campo educativo, per agevolare le assunzioni giovanili, l’estensione del voucher per baby-sitter e asili nido alle madri lavoratrici autonome e alle imprenditrici, due giorni di congedo obbligatorio per i papà, il servizio civile, legge per il terzo settore) anche alcune componenti che si richiamano al cattolicesimo democratico siano ancora timide e soprattutto ancora legate a una visione da società di mercato anziché solo di economia di mercato (e sociale).

Sintetizzando in modo estremo: non si vede ancora, nel cattolicesimo politico quella svolta “rivoluzionaria” che Papa Francesco ha portato a livello di indicazioni e scelte generali; e non si percepisce se la giusta, necessaria mediazione sul piano legislativo, per quanto riguarda i temi etici è condotta con convinzione o in modo arrendevole perché ormai omologati al pensiero unico, anche in questo campo. Non è solo una questione di conservatori clericali e innovatori illuminati.

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