A proposito di aree ferroviarie alessandrine

Angelo Marinoni

scaRecentemente sulle pagine di “Appunti Alessandrini” si è discusso nuovamente del misero stato e delle misere prospettive degli scali ferroviari alessandrini e della significatività delle dimensioni delle aree ferroviarie dismesse abbandonate in un’attesa kafkiana di una evoluzione in qualcosa: dai fasci binari alle costruzioni ad uso civile non più impiegate (il ferrotel e il suo parchetto per esempio).

Lo scalo merci di Alessandria, adiacente alla quasi deserta stazione di Alessandria Smistamento, costituisce una delle aree ferroviarie più grosse d’Italia ed ha ormai come ruolo principale quello di raccolta del materiale rotabile dismesso.

Si discute periodicamente di riuso civile di quelle aree da contrapporsi alla fatiscenza e alla possibile ricchezza degli spazi e spesso si addossa la responsabilità di una situazione indegna di un paese civile all’amministrazione ferroviaria.

Indiscutibilmente, i vari livelli dell’amministrazione ferroviaria, hanno delle responsabilità, ma lo stato in cui si trovano gli scali alessandrini e il loro progressivo sgretolarsi è opera quasi esclusiva dell’amministrazione politica dal livello rionale a quello nazionale.

Partendo dall’alto possiamo dire che in assenza di una politica nazionale dei trasporti che non sia genericamente a favore delle infrastrutture nel loro complesso (una nuova infrastruttura stradale è un crimine, mentre la conservazione e il rilancio di una infrastruttura ferroviaria, filoviaria o ettometrica è un dovere sociale, morale e economico) i vettori, i gestori e, in particolare, gli enti locali hanno fatto il bello e il  cattivo tempo ed essendo spesso tutti e tre incapaci, hanno fatto tempo quasi sempre cattivo.

A livello alessandrino va evidenziata la costosissima dal punto di vista ambientale, sociale e economico rinuncia al ruolo “nodale” o di hub dello scalo di Alessandria Centrale, opera quasi esclusiva della Giunta regionale di Cota e del suo disegno di rete ferroviaria regionale essenziale centrata sull’area urbana di Torino e calata in un maldestro e slegato contesto di autoservizi e il dissesto urbanistico dell’area dell’ex parcheggio  Tiziano, dove agli spazi sprecati e fatiscenti si affiancano la scarsità di posti auto e l’assenza fattuale (che non significa assenza di costo anche di gestione) di un sistema di trasporto pubblico dell’area metropolitana di Alessandria almeno lontanamente decente, che va, invece, imputato alle amministrazioni locali degli ultimi anni.

Non spetta a RFI (gestore dell’infrastruttura ferroviaria) o a Centostazioni (gestore del fabbricato viaggiatori di Alessandria Centrale) rendere agibili le aree che FS dismisero ad uno civico trenta anni fa, come non spetta a loro provvedere a favorire l’afferenza allo scalo ferroviario con sistemi integrati di mobilità o aree di sosta a breve e lungo termine

Alessandria è poi la città che non ha certo brillato per protagonismo nel tentativo di salvare dalla sospensione il collegamento ferroviario con la valle Belbo, Nizza Monferrato e Alba, la dorsale giolittiana che è anche parco letterario oltre che splendida occasione persa di mobilità e turismo sostenibile, che non si è certo spesa per salvare il collegamento ferroviario con Vercelli, con cui condivide il ruolo di polo universitario e il collegamento ferroviario con Ovada, nonostante gli stimoli a farlo non siano mancati e non manchino da parte di varie realtà associative e non mi riferisco a lotte locali o singoli comitati pendolari.

Quella che è mancata e che manca è una idea di città e una conseguente politica, non bastano le delibere intenzionali o allargare le braccia sostenendo la mancanza di fondi (che esistono e vengono malamente spesi), anche restando legati agli stanziamenti in modo settoriale senza chiedersi cosa sarebbe potuto essere realizzato con i fondi che sono stati necessari alla realizzazione del brutto e inutile ponte che ha indegnamente preso il posto della storica opera d’arte che collegava la Cittadella a Piazza Tanaro: sappiamo che sono flussi di cassa distinti che non si parlano quindi soprassediamo e deglutiamo).

Emettere una delibera anche bella cui non fa seguito una politica dei trasporti, ma, ancora una volta, un maldestro e intempestivo tentativo di pedonalizzazione senza che si sia attrezzata e educata la città a un modello virtuoso è il modo migliore per consegnare la città, ancora una volta, a quell’idea provinciale e ottusa che sta trasformando un centro urbano degno e vitale in una periferia disordinata e poco accogliente.

La cosa più intelligente che non dipende direttamente dalla città ma che l’amministrazione deve a gran voce rivendicare con gli organi superiori per la sua economia e il suo decoro, sarebbe quello di ridare lavoro allo scalo di Alessandria Smistamento rivedendo le miopi politiche che originano dal terzo valico e dalla superproduzione facendone un hub del trasporto merci di cortomedio raggio (approfittando degli incentivi e delle politiche europee che premiano quelle realtà operanti verso il rispetto della Convenzione delle Alpi e del Libro bianco dei trasporti) e recuperando il ruolo di hub ferroviario che lo scalo di Alessandria Centrale ha naturalmente e per logica strutturale della rete ferroviaria nazionale.

La città dovrebbe dotarsi di un sistema di trasporti urbani (quello attuale costa come un sistema di trasporto pubblico, ma non lo è) e dovrebbe  dotarsi di un centro di interscambio gomma-ferrovia: invece del parcheggio a pagamento di RFI (a suo tempo inaugurato dal mai rimpianto ex a.d. di FS Moretti e dall’amministrazione Fabbio, che però non aveva cancellato il parcheggio Tiziano, anzi)  dovrebbe esserci l’autostazione cui dovrebbero fare capo autolinee in sinergia non in parallelo o in competizione o in ignoranza del servizio ferroviario, dovrebbe, inoltre, esserci l’area del rione afferente Via Tiziano tutta a parcheggio libero, lasciando al parcheggio del liceo scientifico l’area di sosta pagamento (senza perdere quindi area di sosta a tariffazione utile al finanziamento del trasporto pubblico).

Le cose che la città di Alessandria potrebbe fare da subito non sono costi in più, ma migliori impieghi delle attuali risorse, e le cose che gli enti superiori al Comune dovrebbero fare devono essere ribadite e richieste dal Comune stesso, spesso impegnato in altre strategie.

Dove l’amministrazione ferroviaria si è resa colpevole è stato nell’esercizio spregiudicato e folle delle linee che poi ha soppresso la giunta regionale precedente all’attuale, nella politica di riduzione delle tratte a media e lunga percorrenza non di competenza regionale esterne alla dorsale Alta Velocità e in una gestione minima delle infrastrutture periferiche, ma l’amministrazione ferroviaria è, ormai solo un fornitore e se fa quello che vuole o cose sbagliate è perché chi di dovere glielo lascia fare o le ordina cose sbagliate.

 

Annunci

2 thoughts on “A proposito di aree ferroviarie alessandrine

  1. Articolo lodevole nelle forme e nei contenuti, quanto amaro nella realtà descritta.
    Aggiungiamo, per limitare l’analisi ad una linea ancora funzionante, lo scandalo di Cantalupo, sulla (Savona – ) San Giuseppe di Cairo – Acqui Terme – Alessandria: una stazione di diramazione, da cui si diparte la descritta linea Giolittiana, vergognosamente sospesa ed esercita con autobus, presenziata, ma senza la benché minima ombra di servizio viaggiatori, i quali potrebbero raggiungere il centro della Città con il treno in maniera più agevole di quanto possano fare con l’autobus comunale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...