Smistamento e “mine vaganti”

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Ogni riferimento al capolavoro cinematografico di Ferzan Ozpetek è puramente casuale; mi serve solo per introdurre alle piacevoli gentilezze che le ferrovie, nelle loro varie “ripartizioni” stanno riservando alla città. Della stazione e della sua residuale importanza si è già detto più di una volta; e si è anche indicata (e non solo da noi) qualche opzione migliorativa, ma del tutto inascoltata, per i viaggiatori alessandrini.

Residuano però ulteriori problemi che potrebbero costituire delle vere e proprie “mine vaganti” per la città o per alcuni suoi importanti rioni. Da qualche tempo viene rilevata la condizione penosa del parcheggio di zona Tiziano, lasciato in gran parte in balia della vegetazione più strana, ma anche disponibile a frequentazioni più ambigue che ambivalenti. Lo spettacolo è desolante e tutti ne hanno piena consapevolezza, soprattutto in considerazione della notevole penuria di posti macchina in zona, tanto che spesso, anche gli automobilisti più disposti al pagamento della sosta, si trovano in seria difficoltà.

A fronte di tali considerazione rimane la questione dello smistamento e del suo impatto non certo gradevole soprattutto sul rione “Cristo”. Già il cavalcavia è un gran brutto vedere, già la condizione delle strade è del tutto impresentabile; tuttavia si può sperare, da varie notizie raccolte, che qualche miglioramento venga posto in essere dall’Amministrazione comunale. Le ferrovie però, per la parte di loro competenza, sembrerebbero restie a valutare le condizioni anche di sicurezza dei cittadini interessati. Ed inevitabilmente si ritorna alla condizione dello smistamento. Lasciamo stare l’obiezione di chi pensa che un insediamento, tanto importante nel passato, vada più opportunamente insediato nei pressi di Torino, lasciamo credere, a chi vuole, che certi problemi non siano da imputarsi alle scelte “torinocentriche” con grave danno per le periferie condannate alla marginalità, lasciamo stare il di tutto e il di più, ma una questione resta. Ed è la presenza di un complesso del tutto abbandonato, o abbandonato per una parte di circa l’80%, con tutte le strutture fatiscenti, fasce cospicue di binari fuori uso, carrozze ferroviarie in sfacelo, costruzioni e locali aperti alle intemperie ed alle soste più diverse, il tutto in una situazione di deperimento inguardabile: tale è la zona smistamento. Inguardabile, ma soprattutto pericoloso; inutile correre ai ripari quando si denunciano occupazioni dimostrative di locali abbandonati, quando si lasciano aperti spazi disponibili ed ambienti fatiscenti; ambienti che nonostante la buona volontà di chi rimane deputato al controllo, per la loro stessa vastità, possono essere luoghi di bivacco e di insediamenti discutibili.

Il tutto ovviamente si riversa sui cittadini della zona ed ancora una volta la zona più a rischio è il rione succitato. Va bene chiedere l’intervento dell’Amministrazione civica, ma si faccia anche presente la scarsa sensibilità di altre amministrazioni che molto spesso dimostrano irrilevanti disponibilità a qualsiasi collaborazione. Forse, anche le responsabilità centrali renderebbero un servizio più significativo, se nella scelta dei tagli su quanto si ritiene non più redditizio e non più opportuno (ovviamente mi riferisco non solo e non tanto alla condizione fatta allo smistamento), si pensasse alle conseguenze immediate ed all’impatto sulla condizione ambientale; forse sarebbe più opportuno guardare alle condizioni che si determinano, piuttosto che pensare al modo di impostare una loquace predicazione sulle magnifiche sorti e progressive del Paese.

Almeno si eviterebbe di raccontar frottole agli elettori prossimi venturi.

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2 thoughts on “Smistamento e “mine vaganti”

  1. Sarebbe opportuno eseguire adeguate misure di smistamento nei confronti della classe politica e degli alti dirigenti degli Uffici pubblici, avendo cura d’inviare a palazzo solo i capaci e meritevoli.

  2. Pingback: Scalo FS. Opportunità o vincolo? | Appunti Alessandrini

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