Catafalchi

Qui Alessandria  Dario Fornaro

caryCosì furono definiti dalla cronaca cittadina – esattamente un anno fa – quelle impalcature porta-manifesti, all’epoca lardellate di vecchi brandelli, che, da diversi anni, ingombravano vistosamente le rotatorie di viale Forlanini e via Giordano Bruno poste agli ingressi Nord e Ovest della città.

Come che sia, l’Associazione commercianti se ne avvide e il suo presidente si appellò pubblicamente al Sindaco (v.”Il Piccolo” del 6 e 13 gennaio 2015) perché si ponesse fine a tale penoso biglietto da visita esibito ai viandanti.

Il Sindaco convenne (“Boano ha ragione da vendere”) e promise un sollecito interessamento risanatore, aggiungendo che tale mega-cartellonistica non solo urtava l’estetica, ma anche il codice della strada, e risaliva addirittura a due Giunte precedenti. Sembrava fatta e le cronache registrarono positivamente: “le rotonde (…) dunque verranno liberate dai  catafalchi”.

Non si fece gran caso però ad ulteriori, cautelose parole del Sindaco (“E’ da tempo che stiamo cercando di intervenire. Prima abbiamo dovuto informarci su come procedere e presto rimuoveremo gli ingombri”) e invece il lato cautele sembra aver avuto un avverso riscontro.

Ad un anno-data i rossi tralicci-catafalco sono ancora tutti al loro incongruo posto, adornati appena da nuovi manifestoni (3×6) di provenienza municipale e di lunga presenza. Il tutto in continuità con lo stile “pugno in un occhio”.

Se ripeschiamo questa modesta vicenda non è per segnalare al Sindaco una promessa mancata, ma perché probabilmente il buon senso comune del primo cittadino è inciampato, sul momento, in un poco noto e preesistente inghippo amministrativo che coinvolge non solo gli anzidetti “catafalchi” (compresi quelli in zona cimitero di Spinetta), ma tutte le installazioni pubblicitarie che si rivelino, ad un sereno riesame, inopportunamente dimensionate e/o collocate. Se il Comune ha, come parrebbe, difficoltà a rimuoverle/ricollocarle, vuol dire che, presumibilmente, non sono “cosa sua” ma di terzi e sono state installate, sul suolo pubblico, in base ad accordi o convenzioni che limitano (come, per quanto tempo, verso quale corrispettivo?) la possibilità del Comune di intervenire direttamente.

Per curioso che sia, il problema “catafalchi” estende poi la sua portata segnaletica a tutto l’apparato cittadino della cartellonistica per le affissioni.  In considerazione di due andamenti di mercato contrastanti: da un lato la  smodata disseminazione di nuovi e massicci espositori pubblicitari in ogni dove (strade, viali, giardini, aree verdi e reliquati vari) avvenuta negli anni scorsi; dall’altro la palese , strutturale diminuzione della richiesta commerciale di pubblicità stradale, specie di grande formato, rispetto ad altri canali più interessanti. Un crescere dell’offerta di spazi in presenza di calo della domanda : uguale aumento  dei “posteggi” inutilizzati, a far squallida mostra di sé stessi (in certi spezzoni di viale ormai  i cartelloni hanno sostituito gli alberi atterrati nel tempo ).

Morale:  che cosa impedisce al Comune di “fare ordine” sulle installazioni pubblicitarie, o ne ritarda e condiziona l’intervento equilibratore, in funzione del  sempre invocato, a parole, “decoro urbano”, che già in questa città non concorre all’eccellenza?

Ah saperlo!

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