Crescere! Obbedire! Inquinare!

Angelo Marinoni

smogQualche sguardo distratto alla rete rivela che molti italiani si sono fatti un’idea un po’ strana del Fascismo e invece che leggerne un’interpretazione storica si leggono visioni estreme, entrambe lontane dai fatti: coloro che ne hanno una visione idilliaca mettendo sullo stesso piano un treno in orario con una legge razziale e una porta aperta con la privazione della libertà individuale e coloro che negano che il fenomeno sia stato realmente di massa e sostenuto dalla maggioranza degli Italiani per due terzi della sua storia.

Uno degli aspetti che mi ha sempre interessato dei regimi è l’iconografia, nella quale hanno un rilevante posto le frasi ad effetto, i motti memorabili: nel Fascismo, indiscutibilmente, uno dei più riusciti e pregni è stato:

Credere! Obbedire! Combattere!

Ripetuto durante la prima agonia del Regime, poco prima che questo trascinasse l’Italia in uno dei momenti più cupi della sua storia: riassume perfettamente l’enfasi e la caparbietà con cui si pretese dal popolo convinzione e sostegno verso un percorso chiaramene sbagliato e doloroso.

Una caparbietà simile nei confronti della direzione sbagliata e un’enfasi simile nello spronare il popolo a credere ciecamente che sia la cosa giusta da fare e sia imperdonabile non sostenerla lo viviamo in questi anni con la perseveranza nel pretendere la continua crescita dell’economia.

La crescita ci viene imposta come unico obiettivo nonostante sia ormai del tutto evidente che sia quello sbagliato, che sia indispensabile cambiare rotta e percorso, che gli effetti di un sistema economico basato sulla domanda indotta del superfluo sono devastanti.

I governi non fanno che rassicurare sull’imminente aumento della crescita, ma allora cosa ci fanno a fare a Parigi, oltre a mangiar bene in un bel posto?

Come pensano di frenare il riscaldamento globale e ridurre l’inquinamento proponendoci un modello economico che ha nell’inquinamento il principale propulsore?

Inquinare è un imperativo categorico, un’obbedienza indiscussa al consumismo imposto anche quando reso difficile dallo stesso sistema che lo impone, un sistema che fa della disuguaglianza e dell’assenza di prospettiva uno strumento indispensabile. Alcune delle principali dimostrazioni di questa assenza di prospettiva sono:

  1. Favorire il trasporto privato e su gomma (nuove strade, autostrade e tangenziali) invece di investire nel trasporto pubblico, in particolare su ferro
  2. Tentare di ridurre la domanda di mobilità (e quindi la conoscenza e la socialità) per poterla soddisfare insostenibile invece di aumentare l’offerta sostenibile (dalla conservazione e gestione delle ferrovie alla fibra ottica)
  3. Aumentare i rifiuti (esempio aumento imballaggi) invece di razionalizzare le norme e recuperare i materiali (la raccolta differenziata del vetro per esempio andrebbe sostituita con il riutilizzo del medesimo, primi passi si stanno facendo con la legge sul vuoto a rendere dell’On. Vignaroli)
  4. Non difendere il territorio evitandone il consumo con nuove costruzioni invece di promuovere ristrutturazioni e rendere energeticamente indipendenti gli stabili.

Siamo costretti a inquinare, come a obbedire allora.

Combattere è forse l’unico imperativo aberrante allora come adesso che possiamo convertire in un imperativo positivo: combattendo l’apostasia che stanno vivendo le teorie della decrescita rileggendo Latouche con spirito critico e non con irriverente superiorità, sostenendo i tentativi di superare il monetarismo e il liberismo riscoprendo Keynes, nel quotidiano cambiando gradualmente le nostre abitudini stando attenti ai prodotti rispettando le stagionalità e evitando le multinazionali, usando i mezzi pubblici.

Su quest’ultimo punto siamo un po’ al ridicolo dove città di centomila abitanti che hanno frequenze orarie su linee urbane rendono gratis l’uso del rarissimo mezzo pubblico impegnato in astrusi percorsi come Alessandria o dove politici come Cota che sono stai amministratori contestano le misure palliative contro l’inquinamento dopo aver fatto della mobilità insostenibile una bandiera (fu la sua giunta a cancellare un terzo della rete ferroviaria della regione Piemonte).

Combattere contro l’ipocrisia è uno dei momenti positivi di questo normalmente disprezzabile imperativo, l’ipocrisia di chi pensa di produrre mobilità eccellente promuovendo il trasporto su gomma, di chi pensa di ridurre l’inquinamento aumentando la produzione e diminuendo il costo del lavoro, di chi pensa di estendere i mercati invece di ridurne gli effetti, di chi pensa che basti chiudersi in casa a chiave per superare indenne il tornado.

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One thought on “Crescere! Obbedire! Inquinare!

  1. Ancora questa mattina, la radio diffondeva una notizia in merito al falso mito della crescita del prodotto interno lordo e mai aggettivo fu così appropriato. I telegiornali di quest’oggi stanno mettendo in rilievo come le misure di riduzione del traffico privato siano del tutto insufficienti e desta scalpore come in Cina non abbiano fatto tesoro dell’esperienza vissuta in Europa, anzi, al contrario, costruiscono città di dimensioni e popolazioni spropositate, con i risultati sotto gli occhi di tutti.
    Desta altrettanto scalpore il ragionevole e nemmeno tanto ambizioso programma formulato dalle Ferrovie dello Stato nel 1988, in allora ben lontane dalla scellerata trasformazione in Società per Azioni, impresa a carattere mercantile e non istituzionale e della quale, oggi, si blatera in merito alla privatizzazione. La rete, visibile all’indirizzo:

    avrebbe dovuto essere interessata da migliorie visibili all’indirizzo:

    Come si può facilmente osservare nelle carte, per la pubblicazione delle quali va tutto il plauso all’illustre Collega Giorgio Stagni, molti progetti erano riservati anche al Meridione, che, almeno nelle intenzioni, sarebbe stato collegato ad alta velocità con Roma e con il resto dell’Italia e lo stesso dicasi per altre opere come l’elettrificazione, almeno parziale della linea Jonica.
    Per rifarsi a quanto detto sopra, oggi, più che mai, occorre credere in valori veri, diversi da quelli di mercato, obbedire alle leggi della morale e del Diritto positivo, che debbono seguire quelle anzidette, combattere con le armi dell’onestà in difesa di questi valori e della giustizia.

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