Se restiamo a guardare, non ci sarà più niente da vedere

Andrea Zoanni (Progetto San Francesco)

pipu14/16 dicembre 2015: Il Centro Studi Sociali contro le mafie Progetto San Francesco e l’Associazione Jus Vitae Onlus rinnovano il patto comune di lavoro sociale su basi solide e condivise, insieme alla CISL Lombardia e alla CISL Sicilia. Cronaca di un viaggio per assistere all’XI edizione del “Premio Internazionale Beato Padre Pino Puglisi”.

Si dice che una vittoria di squadra sia più bella di una vittoria dei singoli. Perché unisce le maestranze e nello stesso tempo rilancia l’azione. Questo è il vero successo di una tre giorni in terra siciliana ricca di eventi programmati, ma che proprio perché vissuti in tempo reale e senza un copione prestabilito ha visto anche momenti fuori programma particolarmente significativi, soprattutto da un punto di vista etico e spirituale.

Forti di un mandato ricevuto indirettamente dall’Esecutivo Regionale di USR CISL Lombardia (nel quale venerdì 11 dicembre Battista Villa presidente PSF e Giuseppe Saronni segretario regionale CISL con delega alla legalità hanno presentato il programma di lavoro del PSF per gli anni a venire) ci rechiamo il lunedì successivo a Palermo per rinnovare la convenzione con Jus Vitae, scadente a fine anno. E’ il patto che ci permette di gestire nel migliore dei modi il bene confiscato alla ‘ndrangheta nel comune di Cermenate, nostra sede sociale.

La villetta ristrutturata in tre anni di faticosi impegni economici si è in questi tempi arricchita di iniziative sociali sviluppate da diverse associazioni del luogo, che la abitano e la utilizzano restituendola pertanto alla comunità locale. Il ritorno positivo dell’investimento ci permette di valutare con soddisfazione il lavoro eseguito fino ad oggi e il testo sottoscritto con Jus Vitae in questi tre giorni ci consente un approccio meno burocratico sul versante organizzativo, snellendo la gestione quotidiana del bene confiscato. Nello stesso tempo, avvicina negli intenti le due associazioni firmatarie della convenzione, che scadrà nel maggio del 2021, unitamente al comodato con il comune di Cermenate.

Andiamo però con ordine perché, come dicevo, le giornate sono state felicemente intense.

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Con delega del Presidente, affidatami unitamente al neo direttore del PSF Benny Madonia, ci diamo appuntamento all’aeroporto di Malpensa lunedì 14 in una fredda mattinata di metà dicembre, insieme a Claudio Ramaccini, responsabile della comunicazione. Ci accompagna Gerardo Larghi in qualità di Segretario Generale CISL dei Laghi, territorio sul quale insiste il bene confiscato. Visto l’orario di partenza, inauguriamo la giornata lavorativa dello scalo aereo, spiccando il volo prima delle ore sette.

Se un antico proverbio recita “il mattino ha l’oro in bocca”, la sua applicazione si manifesta appena arrivati in città. Ci aspetta nella elegante piazza Castelnuovo l’animatore principale di Jus Vitae, nonché suo fondatore, Antonio Garau, sacerdote palermitano che raccogliendo l’eredità del Beato Giuseppe Puglisi Martire, impegna se stesso in modo totalizzante e contagioso nel servizio verso le nuove generazioni, tanto care al sacerdote assassinato dalla mafia nel 1993.

E’ un abbraccio fraterno, che coinvolge anche il Segretario della CISL Sicilia Mimmo Milazzo quando ci accoglie nel suo ufficio insieme ai suoi collaboratori. Ci fermiamo qualche decina di minuti, al termine dei quali è manifesta la volontà concreta e immediata della CISL isolana di partecipare attivamente alla rinnovata alleanza tra P.S.F. e Jus Vitae.

Ho l’impressione che questo incontro fosse atteso da tempo e come spesso accade, in un passato riletto e attualizzato si può celare qualche buona pratica prospettica non ancora matura quando fu declinata. E se un racconto non ha la capacità di modificare quello che è successo, può però trasformare ciò che verrà. Ci si saluta soddisfatti: è un arrivederci a presto.

Solo il tempo per lasciare la borsa in albergo e consumare uno spuntino vicino al bellissimo Politeama, prima di incamminarci per le vie del capoluogo siciliano. Città Araba e Normanna, ci godiamo il Teatro Massimo, i Quattro Canti, la Martorana, la Cattedrale, il Palazzo dei Normanni; troviamo il tempo anche per un giro al porto e naturalmente assaggiamo qualche caratteristico dolcetto locale, famoso in tutto il mondo.

La città è pulita e ben tenuta; ci colpiscono l’assoluta assenza di mendicanti, ma anche un traffico poco tumultuoso e un camminare tranquillo della gente in strada. Il colpo d’occhio è positivo ma stride, rimembrando le motivazioni che ci hanno indotto ad essere lì. Sotto l’ovatta il puzzo si annida. Da qualche giorno è in corso l’operazione “Torre dei diavoli”, condotta dai Carabinieri del ROS e del comando provinciale di Palermo nei confronti di soggetti accusati a vario titolo di omicidio, tentato omicidio, associazione mafiosa e reati in materia di armi.

Si fa buio presto, ma il clima è dolce, si sta bene perché la temperatura cala di poco, noi siamo abituati ad altro. Ne approfitto per telefonare al Generale Angiolo Pellegrini, che nel 1981 assunse il comando della Sezione Anticrimine dell’Arma dei Carabinieri di Palermo. Testimone e primattore di allora, è stato probabilmente l’uomo di maggior fiducia per Giovanni Falcone e di questi tempi ha raccolto in un libro quel drammatico periodo di storia italiana. Mi sarebbe piaciuto girare con lui e sentire dalle sue parole la descrizione di certi luoghi, ma era impegnato altrove per accompagnare da testimone quelle vicende. Ci facciamo gli auguri, sapendo di vederci sicuramente ancora, anche per il Progetto San Francesco.

Già che ci sono, chiamo Francesco Condoluci, giornalista ed estensore del libro “Noi gli uomini di Falcone” cui prima mi riferivo, per aggiornarlo sulla nostra attività e per attivare un incontro con un altro amico di antica data del PSF, Nino Amadore, giornalista del Sole 24 ore e scrittore, cui riferirò in seguito.

Rientrati in hotel, inviamo a Padre Garau il testo per la firma che rinnova l’accordo tra PSF e Jus Vitae, dopo aver inserito alcune ultime modifiche concordate in mattinata. Poi ci prepariamo per la festa della parrocchia. I pulmini ci stanno aspettando fuori l’albergo. Scopriamo non essere i soli invitati, siamo in ottima e abbondante compagnia, di questo ne proviamo pacere.

Addobbato a festa, il salone della pizzeria si presenta con lunghi tavoli imbanditi com’è d’uopo fare negli incontri popolari, con pizza, musica e la classica tombolata che non guasta mai. Ogni mese in questa parrocchia avviene questo piccolo miracolo; immaginare nei nostri paesi una cadenza così ravvicinata e una partecipazione serale così numerosa è cosa impossibile. Ad occhio la presenza sfiorava le 200 persone.

Abbiamo conosciuto un gruppo di amici friulani che hanno condiviso con Jus Vitae alcune esperienze mariane; ragazzi di una scuola media musicale del salernitano che allieteranno la serata e tutta la giornata successiva; un gruppo statunitense che nel settembre scorso ospitò Padre Garau a New York, ove tra un anno si celebrerà la prima edizione estera del Premio Puglisi. Inoltre, sono già presenti alcune persone che saranno premiate la sera successiva. Cosa dire, quando scopri che il Premio Puglisi ha messo radici anche in Cina e negli States?

L’Associazione Umanitaria “Yirenping” è una organizzazione no profit cinese fondata il 19 dicembre 2006 ed ha come missione l’eliminazione delle discriminazioni e la promozione della giustizia legale e dell’uguaglianza. Ha portato in tribunale centinaia di cause di interesse pubblico, stimolando una più ampia riforma politica e sociale. Per l’impegno prodotto e i risultati raggiunti è stata più volte oggetto di ondate repressive di parte governativa e più volte i suoi uffici sono stati perquisiti, fino a causarne la chiusura quasi totale nei primi mesi del 2015.

Francesca De Luca invece vive a New York ed è Preside della scuola primaria “Our Lady of Perpetual Help Catholic Academy” da 18 anni. L’istituto conta più di 600 bambini in età compresa tra 3 e 13 anni, 51 membri tra insegnanti e staff ed è una delle più grandi scuole elementari della diocesi di Brooklyn. Ogni giorno Francesca porta avanti il suo impegno con dedizione e amore, specialmente verso i bambini più poveri.

Ma cosa dire (se non pensare a un segno del destino) quando il caso ti fa incontrare Maurizio Patriciello, parroco del quartiere di Parco Verde in Caivano (NA) e uno dei simboli della battaglia condotta nella Terra dei Fuochi? Si tratta di quella fetta di territorio campano a nord di Napoli ed in provincia di Caserta avvelenato dall’uomo coi rifiuti tossici sversati e interrati senza precauzione nelle campagne, causa di morte da decenni e di un futuro negato alla gente del luogo, se non di sopraffazione, violenza e morte.Per le sue dimensioni si può considerare il più grande avvelenamento di massa in un paese occidentale e la più grande catastrofe ambientale a partecipazione pubblica.

Rientriamo in albergo soddisfatti per avere anche oggi appreso qualcosa di nuovo. La giornata è stata positiva.

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Martedì 15 ci aspetta ancora un giro coi pulmini, questa volta verso Partinico, località storicamente tra le più gettonate del far west mafioso nazionale. Il luogo è selvaggio, si alternano terreni coltivati, prevalentemente ulivi e viti, ad appezzamenti incolti ma verdi. Qua e là qualche villa di dubbia concessione edilizia. Sullo sfondo, in evidenza si presentano le montagne digradanti verso la parte più occidentale della Sicilia che lambiscono la fascia costiera.

Ci fermiamo in aperta campagna nei pressi di una piccola centrale elettrica costruita da Terna. Sui terreni di loro proprietà hanno ristrutturato un edificio rurale in stato di abbandono, ricavando un porticato a elle, un grande salone, una cucina confortevole e sei camere molto grandi con servizi attigui. Nell’area che circonda l’edificio, suddiviso in quattro lotti, troveranno posto in futuro giochi e divertimenti per i ragazzi, un agrumeto, un oliveto e un vigneto.

Quanto vediamo (dopo un momento di riflessione alla presenza dell’Arcivescovo di Monreale Monsignor Michele Pennisi e del sindaco di Partinico Salvatore Lo Biundo) è concesso da Terna a Jus Vitae in comodato d’uso per dieci anni. I vertici dell’azienda che gestisce la rete nazionale di trasmissione dell’energia elettrica e lo stesso Padre Garau si stringono le mani. Nasce così “Fattoria Sociale”, ora serve il carburante del cuore e del portafoglio per vincere questa sfida.

Un breve rinfresco e si ballano motivi popolari, coi ragazzi della scuola salernitana scatenati in virtuosismi armonici e gli adulti al seguito che si agitano in improbabili figure artistiche, allegramente coinvolti dal momento di festa. Padre Garau dimostra un dinamismo organizzativo coinvolgente e una capacità di linguaggio contagiosa.

In questo contesto, all’ombra del grande pino marittimo che sovrasta la parte principale dell’edificio, ci sediamo sul muretto di contenimento del terreno e facciamo conoscenza con don Maurizio Patriciello. Non è una persona di molte parole, resta un poco in disparte e ne comprenderemo le motivazioni, ma quando si esprime è un fiume in piena, inarrestabile nella chiarezza di ciò che sostiene.

Disegna un ambiente disperato ove nulla esiste, nemmeno il futuro. La Terra dei fuochi comprende una sessantina di comuni con 2,5 milioni di persone in oltre 1000 km quadrati. A parte l’inquinamento irreversibile, ci parla di ragazzi che dall’orbita della parrocchia e dell’attività scolastica e sociale improvvisamente si eclissano, per poi riapparire tempo dopo in fatti di cronaca nei panni dell’assassino: per meno di 1000 euro si è disposti ad uccidere.

E’ molto deciso, il suo campanello suona ogni giorno, ma prevalentemente si trova di fronte a proposte che non incidono in loco. Serve lavoro, lavoro, lavoro. Altrimenti si muore. Diffida delle cerimonie, a volte è successo che al suo premiante abbiano in seguito messo le manette. Di premi e di solidarietà, di vetrine e di antimafia take away ne ha piene le scatole e la casa parrocchiale. Aria fritta, autocelebrativa.

Gli chiediamo di procurarci il curriculum di alcune persone, una sorta di fotografia dei mestieri e delle disponibilità che si potrebbero incrociare con quanto insiste sulla provincia comasca e varesina. E qui è stata fondamentale la massima presenza della CISL dei Laghi. Se riuscissimo a far coincidere qualche posizione lavorativa sarebbe disposto a portare personalmente in loco queste persone. “Non vi porto i ragazzi a Como o a Varese da esibire, non li voglio illudere, serve una concreta proposta di lavoro: in questo caso daremo loro una speranza di futuro.” Rientriamo in hotel e ci prepariamo per la serata.

Siamo al dopolavoro ferroviario per la conferenza stampa, un grande presepe ci accoglie. E’ un segno importante, dal significato che va oltre la semplice tradizione popolare italiana da esibire (a volte impropriamente) ma spesso non da praticare…… Il Presepe resta la più alta rappresentazione della Famiglia Cristiana. Alla presenza di TV e carta stampata conosciamo anche gli altri premiati.

L’Associazione Cuore Amico di Palermo da 32 anni cura e si occupa dello svago dei disabili, organizzando anche gite e scampagnate in un contesto cittadino ove non esistono pullman con pedane per disabili in carrozzina.

L’Associazione Salvamamme (nel nome il programma) interviene nei momenti cruciali dell’abbandono e della solitudine delle mamme e delle famiglie in condizioni di grave disagio socio economico, dagli ultimi periodi della gravidanza fino ai primi anni di vita del bambino.

Giancarlo Perego è Direttore Generale e Segretario della Fondazione Migrantes, l’organismo pastorale della CEI che accompagna e sostiene le Chiese nell’opera di evangelizzazione e nella cura pastorale dei migranti, italiani e stranieri, con particolare attenzione alla tutela dei diritti della persona e della famiglia migrante e alla promozione della cittadinanza responsabile dei migranti stessi.

Squilla il cellulare, mi chiama Nino Amadore, ci vediamo brevemente, parliamo di ieri, di oggi, di domani. Ci chiediamo il perché di alcuni episodi, decidiamo di guardare avanti, cercando di ricordare cristianamente in un modo diverso. Non potendo trattenersi ci diamo appuntamento per una colazione il mattino successivo, insieme a Benny e Claudio, che desidera rivedere.

Cinque minuti di cammino per arrivare al Teatro Jolly, perquisito a fondo dalle forze dell’ordine con cani ed attrezzi anti mina. E’ il momento culminante della tre giorni palermitana, unitamente per noi alla firma della convenzione.

L’undicesima edizione del “Premio Internazionale Beato Padre Pino Puglisi” è dedicata ad Aylan, il bambino siriano di tre anni che ha perso la vita durante la traversata e divenuto simbolo della tragedia dell’immigrazione. L’edizione di quest’anno vuole richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica verso i bambini dimenticati nel mondo.

Servono scelte concrete, considerare seriamente il problema dello sfruttamento dei minori o lasciare alle mafie l’utilizzo dei bambini negli intrighi internazionali. Inoltre occorre combattere le forme di razzismo in noi emergenti che marginalizzano i fratelli più poveri, dimenticando la nostra storia che ha visto e vede i nostri figli emigrare alla ricerca di un futuro dignitoso.

Il salone è pieno, ad occhio e croce saranno presenti 400 persone, alcune anche in piedi, alle volte succede. E’ passerella, buona e giusta, per i vincitori del concorso “I Corti”, ovvero brevi filmati che illustrano una questione sociale e propongono qualche soluzione possibile. Poi si susseguono le premiazioni dei sei vincitori.

Arrivati a questo punto credo sia doveroso ricordare alcune parole di don Pino Puglisi: “Impegnatevi affinché ogni vostro talento sia usato per progettare un futuro migliore per i fratelli più deboli. Lasciatevi inondare dal fiume della tenerezza di Gesù, affinché essa traspaia dal vostro sguardo e si riversi sul vostro sorriso. Perché nulla ha più valore di un sorriso.”

Anche Padre Garau ogni tanto ce lo ricorda: “Una società può definirsi civile se costruisce giornalmente le basi per tutti coloro che abiteranno la terra dopo di noi. Abbiamo l’obbligo di lasciare agli altri un mondo più pulito, dove l’uomo sia sempre valore assoluto chiunque esso sia e dovunque abiti. E se ognuno fa qualcosa, insieme possiamo fare molto.”

Queste brevi riflessioni mi riportano ad una intervista di inizio d’anno ad Angelo Rusconi, responsabile della logistica di Medici Senza Frontiere, che alla domanda sulle motivazioni che lo impegnano in tutte queste attività rispose: “Un forte desiderio di andare verso gli altri. E’ come passare al bar e qualcuno ha già pagato il caffè per noi e noi torneremo al bar per pagare un caffè per qualcun altro, probabilmente che non conosceremo e preferibilmente senza farlo sapere. Non è più il caso di parlare di solidarietà o carità, qui si tratta di giustizia sociale. Qualcuno ha fatto molto per noi e noi ora dobbiamo fare qualcosa per gli altri.”

E’ il momento del neo Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, di certo non poteva mancare. Parroco di Modica e Vicario episcopale per la pastorale nella diocesi di Noto, è un valente insegnante di morale e scienze religiose. Ha pubblicato diversi libri tra cui nel 2011 “Dossetti e Lercaro: la Chiesa povera e dei poveri nella prospettiva del Concilio Vaticano II” e nel 2014 “La compagnia del Vangelo: discorsi e idee di don Pino Puglisi a Palermo”.

Cito non a caso questi libri, perché nel pantheon degli uomini di Chiesa del futuro Cardinale metropolita di Palermo vi sono, appunto, Dossetti, Lercaro e Puglisi, del quale è stato collaboratore ed al quale, rispondendo commosso ad un intervistatore che gli chiedeva a chi avesse indirizzato il primo pensiero dopo la nomina ad Arcivescovo, attribuisce un poco la “colpa” di questa nuova mansione.

 

Poi una nuova conoscenza, almeno per noi che non siamo del luogo. E qui devo prendermi qualche supplemento di descrizione, è una storia nella storia, un poco come la Monaca di Monza lo era nei Promessi Sposi (paragone irriverentissimo).

Entra nel salone una figura impossibile da non vedere. Un uomo alto, zoppicante, interamente coperto da un saio francescano, grigio di colore com’era quello di Francesco, con un lungo bastone in mano.

Quasi mi impressiono, a prima vista faccio un pensiero di cui non dico ma che richiama i nostri giorni funesti. Si ferma appena entro la sala. Avvisano il Vescovo che voltandosi gli fa un cenno; lui obbedisce, gli si avvicina e si siede al suo fianco. Durante il tragitto vedo il suo volto. Capelli lunghi e barba ingrigita, ma uno sguardo dolce e paralizzante nello stesso tempo.

E’ un missionario laico nato a Palermo, ha 52 anni, si chiama Biagio Conte. Ha dato vita alla “Missione di Speranza e Carità” per cercare di rispondere alle drammatiche situazioni di povertà ed emarginazione della sua città natale. Brevemente descrivo la sua storia.

Diventa eremita a 27 anni, lasciando l’impresa edile di famiglia e recandosi a piedi ad Assisi. Desidera migrare in Africa, ma nel salutare i famigliari si accorge con occhi nuovi che è Palermo ad avere bisogno di una Missione, ovvero di un luogo di sostegno in cui è possibile mangiare, dormire, contribuire concretamente con il lavoro al mantenimento della stessa. I bisognosi accolti sono liberi di professare qualunque fede e di pregare secondo i dettami della propria religione.

Attiva anche un servizio notturno ambulante per incontrare e dare sollievo alle persone emarginate. Vi sono tre comunità, di cui una riservata all’accoglienza femminile, rivolta in particolare alle donne maltrattate. Ogni giorno si distribuiscono 2.400 pasti, per circa 800 persone da accudire. L’Arcivescovo Lorefice trascorrerà la vigilia di Natale insieme a loro, aprendo una porta santa in occasione del giubileo della misericordia.

Ognuno pensi ciò che vuole, ma siamo di fronte ad un novello San Francesco. Doveva diventare un costruttore edile, come sue padre che il successo se l’era conquistato da emigrante in Svizzera, dove Biagio trascorse l’infanzia. A differenza della madre e delle sue sorelle, col padre non ricucì mai pienamente lo strappo, l’unico figlio maschio non avrebbe dovuto fargli questo sgarbo.

Ateo a vent’anni e fidanzato per tre volte, amava le grandi mangiate: ora è parco e vegetariano. Era uno alla moda anche nel vestire, se lo poteva permettere. Studiava scienze, arte, filosofia. Poi la conversione e il percorso sopra descritto.

Biagio Conte ha creato tutto dal nulla e tra mille difficoltà e vari problemi quotidiani continua la Missione portando la sua Croce, insieme a don Pino come guida spirituale, a fratello Giovanni, alle sorelle Mattia, Alessandra e Lucia, alla collaborazione dei fratelli accolti e il grande aiuto di oltre 400 volontari. Per chi volesse approfondire vi suggerisco www.pacepace.org

Rientriamo in albergo, domattina Gerardo vola su Roma, noi ci fermiamo per le ultime faccende, anche perché abbiamo ancora l’accordo da formalizzare.

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Come detto in precedenza, mercoledì 16 facciamo colazione con Nino Amadore e ragioniamo del futuro del PSF. Anche lui è disposto a collaborare ed accetta di far parte del costituendo Comitato Scientifico, che sarà un organismo statutario attivo e dinamico. Ci parla della Sicilia di oggi e della mafia che cerca una nuova dimensione. Ma ci parla anche del resto d’Italia e delle altre mafie.

Si fanno le undici, abbiamo tutto il giorno a disposizione, chiamiamo Padre Garau, c’è una firma da condividere. Poi ci immergiamo nella Palermo della gente, dei rioni, dei mercati. Ballarò e Vucciria, grida e folklore, alcuni turisti sorridono. Io e Benny, non Claudio, assaggiamo le prelibatezze del luogo, il cibo da strada, come la “stigghiola” (budella lavata in acqua e sale, condita con prezzemolo, infilzata sullo spiedo e spruzzata di limone) e la “frittula” (scarti di macellazione bolliti, pressati, fritti nello strutto e messi nel panaru, il grande cesto sempre coperto da uno straccio dal quale è estratto con le mani e servito agli avventori).

Siamo fermi davanti al Municipio, un poliziotto ci invita ad entrare. E’ molto bello, in alcune sale ti accorgi che vi sono notevoli testimonianze storiche. Anche la Sala Consiglio è aperta al pubblico, per un istante Benny si sente amministratore della sua città natale.

Andiamo verso la Cattedrale, è lì l’appuntamento per siglare il nuovo patto tra PSF e Jus Vitae. E’ in corso il Precetto del personale delle Forze Armate della città, la basilica è stracolma e sta celebrando l’Arcivescovo. Le sue parole sono ferme, il tono autorevole. Invita le forze dell’ordine alla responsabilità, come uomini, come cittadini. Chiede alle famiglie di accompagnare questo servizio.

Terminata la celebrazione si avvicina per i saluti alle varie delegazioni presenti. Anche noi siamo lì, un poco imbucati. Gli ricordiamo chi siamo e dell’incontro di ieri sera. Per tutti ha una buona parola ed il tono resta autorevole, ma si fa più dolce. Sorride spesso, richiama il Beato Puglisi e ricorda a tutti che il buon pastore ha l’odore delle pecore.

Intanto la fanfara della Beneamata Arma omaggia tutte le forze dell’ordine con le marce di rappresentanza, si succedono Ammiragli e Generali pluristellati. Finalmente arriva Padre Garau, riflettiamo su queste tre giornate, l’accordo prende vita. Pranziamo in un luogo suggerito dai locali e andiamo sul sicuro. Poi camminando piano piano sotto la pioggia, ci prendiamo il tempo per sistemare idee, appunti e fotografie, aspettando l’ora per recarci a Punta Raisi.

Rientriamo soddisfatti. Anche il Sindaco di Cermenate aspetta il nuovo accordo, c’è un passaggio in Giunta comunale da effettuare.

UNA BREVE APPENDICE

Ho una vecchia promessa da mantenere con una persona e il mattino successivo riprendo l’aereo. Questa volta per Napoli, questa volta sono in ferie. Ma nella città che per me rappresenta la vera Capitale del Mediterraneo, senza nulla togliere ad altre metropoli bagnate dal Mare Nostrum, unisco agli auguri natalizi e alla visita con relativi acquisti di artistici presepi partenopei un giro nel Rione Sanità, ove spicca la bellissima basilica dedicata popolarmente a San Vincenzo Ferrer, detto ‘o Munacone per via della sua capacità oratoria e attrattiva.

Napoli è metropoli dai cento panorami e dalle mille meraviglie, ma quanto è tenuta male anche nei quartieri più turistici. Cerco Alex Zanotelli ma non c’è. Le suorine laiche mi dicono che in questi giorni non è presente. Faccio una visita al Cimitero delle Fontanelle, una grande cava tufacea con 45.000 ossa e teschi in evidenza (le capozzelle) che venivano adottati come “anime pezzentelle”, ovvero si pregavano questi teschi senza conoscere la loro provenienza.

Mi reco in basilica e nel visitare le catacombe di San Gaudioso incontro come guida una simpaticissima ragazza, Flora Cuomo, che lavora nella “Cooperativa Sociale La Paranza onlus”, formata da giovani residenti (età media 27 anni) fermamente convinti che il quartiere possa rinascere attraverso la valorizzazione del patrimonio artistico, investendo sui giovani e favorendo l’inserimento lavorativo dei ragazzi del quartiere.

Mi illustra con passione le moltissime iniziative e la invito a pubblicizzare queste belle iniziative locali, che si organizzano tanto bene nel Rione, perché non deve assurgere alle cronache nazionali solo per pallottole vaganti (o meno) assassine, complice la camorra che dà lavoro ai ragazzini facendo spacciare droga. In effetti il TG regionale della sera porta la notizia della notte bianca organizzata proprio nel Rione Sanità.

Le chiedo il libro che racconta tutte queste storie. E’ scritto dal parroco della basilica, don Antonio Loffredo: “Noi del Rione Sanità, la scommessa di un parroco e dei suoi ragazzi.” Mi scrive una dedica e alla fine della stessa riporta la frase con la quale ho voluto intitolare queste poche parole e che richiama lo slogan della Paranza onlus.

Sono semplici e belle e vogliono essere un messaggio e un augurio di fine anno per voi lettori che avete avuto la pazienza e il coraggio di arrivare fin qui. Andiamo oltre, perché se restiamo a guardare non ci sarà più niente da vedere.”

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