Il dottore della legge, Matteo Salvini e il samaritano

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Non era difficile spiegare, nella prefazione al libro di raccolta delle omelie di don Walter, il perché del titolo, “Il Samaritano”. Dovendo esplicitare il primato dell’amore sulla legge, la parabola evangelica tratta dal capitolo decimo del testo di Luca, appare calzante ed adeguata; peraltro i miei lettori ben conoscono il narrato dell’evangelista. Un dottore della Legge, rappresentante della aristocrazia giudaica, chiede a Gesù di spiegargli chi mai possa essere considerato “prossimo” e Gesù non si azzarda, con un tale sapientone, ad affrontare un ragionamento di carattere fondativo e teorico, ricorre al fatterello, anzi al fattaccio risolto con un atto d’amore.

Un tale, mentre scendeva da Gerusalemme Gerico, viene assalito, malmenato e derubato dai briganti che lo lasciano moribondo sul ciglio della strada. Passa un sacerdote e prosegue senza alcun indugio; passa un levita e non fa altro che imitare il sacerdote. Entrambi temono che il poveraccio steso a terra sia morto: se lo toccano, secondo la legge, rischiano l’impurità e l’obbligo conseguente di non poter celebrare il rito prescritto, se non dopo adeguato periodo di purificazione. Meglio non rischiare, meglio ubbidire alle prescrizione della legge. Passa un Samaritano, un individuo che, agli occhi dei Giudei, si pone al livello più basso dei valori religiosi e morali; costui si ferma e soccorre il malcapitato: non frenato dai lacci di una legge probabilmente poco conosciuta ed ancor meno praticata, con un atto d’amore, soccorre il suo prossimo. Ed il dottore della Legge non può che prendere atto del racconto di Gesù.

Ciò posto, capirete, senza difficoltà, il titolo indicato, per una raccolta antologica che, per l’appunto vuole significare che non c’è legge, per quanto rispettabile che possa pareggiare l’amore. Non perché, sia chiaro, si debba bistrattare la legge, ma perché quando vi sia conflittualità tra quest’ultima e l’amore, il primato va riservato (almeno a capire l’evangelista) all’amore. Fin qui nessun problema.

Tuttavia, quando mi è capitato di spiegare ad un pubblico, attento alla presentazione del libro, perché mai la scelta del Samaritano come segno positivo ed indicativo del prossimo, quando mi sono sentito in obbligo di far capire la contestualizzazione su cui insite don Walter nel commento alla parabola, quando cioè mi sono sforzato di esplicitare come deve essersi sentito il dottore della Legge, il rappresentante della formidabile sapienza giudaica, nel constatare che il rabbi nazareno dava preferenza ad un individuo poco più che pagano, mi sono sentito spiazzato. In altre parole non sapevo come riuscire a fa comprendere lo “scandalo” anzi la provocazione che Gesù affrontava con la sua proposta, come far capire ad un pubblico di oggi quale affronto costituiva per un Giudeo sentirsi preferire un Samaritano.

Ed allora, lì per lì, ho ceduto alla tentazione e l’ho “buttata”. Ho introdotto: pensate a Matteo Salvini che si sente proporre una testimonianza tanto ostica quanto provocatoria. Un lombardo qualsiasi percorre la “Vigevanese” da Milano ad Abbiategrasso e, strada percorrendo, viene assalito e massacrato dai ladroni; rimasto sul ciglio della strada viene notato da un bergamasco elettore della Lega che non si cura di fermarsi, passa un bresciano elettore del PD (come vedete ho cercato…l’equilibrio) ed anche lui se ne fugge senza vergogna, passa un immigrato, gramo, senza permesso di soggiorno, stracciato ed affamato, e soccorre il ferito portandolo nell’edificio che precedentemente aveva abusivamente occupato, e lo salva. Bene, ho concluso, voi capite bene quale effetto potrebbe fare una simile provocazione su Matteo, ma io credo che sia un effetto paragonabile a quello che potrebbe aver avuto sul dottore giudeo la parabola del Samaritano.

Ovviamente ho insistito sul fatto che ero ricorso ad un tentativo di attualizzare per far comprendere ciò che intendeva don Walter quando sottolineava, nelle sue omelie, la necessità di contestualizzare certi interventi e certe provocazioni evangeliche, vi dirò anche che il pubblico sembrava parecchio interessato e convinto, quando non divertito. A me però è rimasto un dubbio: chissà se mi sono salvato dall’accusa di essere di parte. Se qualcuno ha continuato a dubitare della mia imparzialità, credetemi, non l’ho fatto apposta. Mi consolo però, ricordando che don Walter diceva che lui era dalla parte del Vangelo.

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One thought on “Il dottore della legge, Matteo Salvini e il samaritano

  1. Ok, l’esempio è valido, ma parziale. Come si dice in campo medico, pone attenzione agli esiti, ma non delle cause. Nella fattispecie le cause sono i ladroni…e chi ci dice che questi non siano extra-comunitari? Questa ipotesi ha la stessa dignità di quella dell’articolista. Tutto ciò per dire quanto la realtà sia complessa e che la politica deve puntare a risolvere le cause, non gli esiti! Ovviamente ben vengano coloro che curano le ferite, e in ciò ciascuno di noi deve sentirsi impegnato, ma la Politica deve alzare lo sguardo! Ciao

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