Il podio è il pulpito

Dario Fornaro

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E’ stato presentato, nei giorni scorsi, il secondo volume dedicato agli scritti di don Walter Fiocchi , l’indimenticato sacerdote, da ultimo parroco di Castelceriolo, immaturamente scomparso un anno e mezzo fa. Il volume precedente – egualmente edito dall’Associazione “L’ulivo e il libro“, co-fondata dal medesimo Fiocchi – era intitolato “Anch’io sono di parte” e conteneva un ricco repertorio di articoli giornalistici pubblicati da don Walter, per lo più sul settimanale diocesano “La voce alessandrina” nonché, in tempi più recenti, sul sito “Appunti alessandrini” promosso dallo stesso Fiocchi in una con altri “esodati”, anni addietro, dal giornale.

Il volume, fresco di stampa ed intitolato “Il samaritano”, contiene una vasta e ragionata antologia – curata da Agostino Pietrasanta, che ne ha steso pure la perspicua prefazione – di 50 testi di omelie pronunciate all’altare. Ciò che consente di sottolineare come i due volumi possano essere debitamente ascrivibili, quanto all’Autore, uno al “podio” (tribuna laica) ed uno al “pulpito” (postazione liturgica). Grazie anche al fatto che don Walter pensava, costruiva e scriveva le sue omelie che ci sono rimaste come testimonianza di lavoro più che come impensate bozze letterarie.

La distinzione podio/pulpito non è puramente formale perché risale non solo ai contenuti dei due libri, ma allo scrupoloso impegno di Walter Fiocchi nel porre evidente distinzione tra le sedi, i modi e i fini entro i quali si sviluppava, di volta in volta, il suo impegno pubblico di sacerdote e di cittadino. Data una tensione unitaria – e come potrebbe essere altrimenti? – per i temi e le figure evangeliche, don Walter era ben conscio che le parole del Cristo erano sufficientemente innovative e dirompenti da non dover essere addittivate, in sede ecclesiale, da passioni personali di natura politico-culturale, da riservare, se del caso, ai dibattiti laicali d’opinione. Banalizzando alquanto: Berlusconi, tanto per dire, poteva essere evocato e commentato dal podio (mediatico), giammai dal pulpito.

Se i volumi di cui sopra servissero a documentare – presso i tignosi mormoratori che lo controllavano come pericoloso “sovversivo h 24”, con l’aggravante dell’amicizia palestinese – come don Walter si imponesse una personale quanto stretta demarcazione tra “ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio”, l’impresa editoriale avrebbe un ulteriore titolo di merito: propiziare un piccolo ripensamento tra gli avversari, oltre a quello di rinverdire il ricordo e l’insegnamento del comune Amico.

Altri andrà, sperabilmente, più a fondo nel tessuto delle omelie trascritte e stampate; altri si occuperà dell’eventuale ulteriore materiale della sua insonne produzione, ovviamente non illimitata. Vale la pena tuttavia di cominciare a pensare alla prosecuzione, per quanto prudente, di una “collana” che già lascia trasparire una sua personalità da coltivare. Nel solco, s’intende, dell’iniziale Ispiratore.

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