Più che un ricordo, un messaggio di presenza per il futuro

Carlo Baviera

cop

Ad un anno dalla morte di Riccardo Coppo, gli amici e l’Associazione “Paolo Ferraris” lo ricorderanno con una serata in sua memoria; non solo un semplice se pur doveroso ricordo, ma soprattutto un messaggio di presenza e impegno che si proietta nel futuro.

A distanza di un anno non si sono spenti, però, il significato del ruolo e dell’azione di Riccardo; né è stata dimenticata la sua affabilità, la sua coerenza, la sua visione del servizio pubblico e del rilancio di queste terre che sono state la costante di un’attività politica e culturale: anche culturale, perché Riccardo ha sempre operato tenendo conto degli aspetti di fondo evitando di compiere scelte non soppesate e supportate da elementi di carattere scientifico e confrontate col pensiero più moderno.

Più che ricordare Riccardo Coppo o ripercorrerne le tante decisioni amministrative e politiche (pur senza mai dimenticare la fondamentale battaglia e la determinazione nell’affrontare le due emergenze ambientali di Casale: l’inquinamento doloso dell’acquedotto di Casale, a seguito del quale assunse la decisione di attaccare i poteri forti che inquinarono, senza reticenze e con coraggio; e l’altrettanto fondamentale ordinanza sull’amianto con la netta decisione di mettere al bando l’amianto dal territorio comunale, mentre ancora la legislazione nazionale permetteva l’uso e la commercializzazione), ritengo che siano da ripresentare tre aspetti, fra i tanti, che ne hanno caratterizzato la presenza.

Il suo amore per il territorio monferrino, e il cercare di svilupparne e valorizzarne l’identità. Riccardo, prima che Sindaco, è stato (per un biennio circa) Presidente del Comprensorio di Casale Monferrato: anche da quel ruolo, oltre che dal mondo agricolo in cui si era formato, è venuto l’impegno per una programmazione territoriale che recuperasse il paesaggio; è venuta la volontà di realizzare un Museo della storia della civiltà e del lavoro contadino, e poi la partecipazione alle attività dell’Associazione “Il Cemento” per il recupero dell’archeologia industriale; è venuta la costituzione di Mon.D.O. per rilanciare la cultura turistica, dell’accoglienza, dell’enogastronomia, dei prodotti tipici, con la promozione del Marchio Monferrato; è venuto l’impegno costante per tenere sempre più uniti Casale e il Monferrato, perché solo così si poteva avere peso economico, politico e istituzionale; senza lasciarsi scalfire da una ristretta logica localistica o campanilistica, ma sempre orientato alla collaborazione e alle alleanze esterne guardando ad una dimensione più ampia.

Non può essere dimenticata, poi, la sua convinzione che ogni questione di un certo rilievo non potesse essere affrontata alla buona, ma che servisse guardare oltre i confini e sintonizzarsi con le soluzioni offerte da chi era all’avanguardia. Casale città europea era uno dei suoi slogan, in quanto desideroso di affrontare e programmare lo sviluppo di Casale mettendo insieme la sua storia di Capitale di Marchesato con l’esigenza di essere una moderna cittadina di respiro europeo. Lo stesso acquisto e recupero del Castello paleologo andava in questa direzione: affidandone la progettualità ad uno dei massimi esperti nazionali e immaginando di ripristinarne una funzione trainante nel recupero complessivo dell’area circostante e nel riconsegnarlo alla cittadinanza per <essere usato quotidianamente>, anziché essere ridotto a spezzatino per tante mostre e troppi usi per i fine settimana.

Infine va ricordato che Riccardo Coppo è stato frutto del cattolicesimo democratico, aperto al dialogo e al confronto, un cristiano adulto (conciliare) che ha praticato la carità della politica. In questa logica ha sempre lavorato per tenere uniti, quanti vi si riconoscevano, attorno ad una cultura e ad una visione politica “popolare”.  Anche in quanto credente ha saputo basare il suo agire sull’amicizia, sul gruppo (un gruppo di amici con cui si confrontava con frequenza per maturare le decisioni da assumere), sul fare squadra, sull’aiutare i giovani a crescere.

Insomma un uomo politico con la schiena dritta, e autentico ed esemplare servitore del bene comune, che si è speso continuamente per la sua gente e per questo territorio, ricco di amicizia, fiducioso nei giovani, aperto e disponibile alla relazione anche con chi la pensava in modo diverso.

L’ultima volta che ci siamo parlati, mentre gli manifestavo le difficoltà di continuare una presenza politica ormai diventata diaspora di posizioni, mi disse, confermando quanto anch’io pensavo: “Carlo, per certi versi, abbiamo perso. L’unica speranza ci viene da Papa Francesco e dai suoi richiami. E’ lui che indica ancora una via utile anche per la politica”.  Ricordare oggi Riccardo è anche rilanciare i richiami del Vescovo di Roma, assumere gli impegni che ci indica nella Laudato sì per un cambiamento profondo della Politica e delle politiche. E significa lanciare un messaggio di presenza operosa e solidale per il futuro.

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