Anche gli artisti sono patrimonio Unesco

Carlo Baviera

lebiLeonardo Bistolfi (nella foto, la sua opera Gli Amanti). Un nome che dirà poco o niente a tante persone. Uno dei tanti Carneadi?

Questa la domanda forse se la saranno posta in molti quando i giornali hanno riportato la notizia del rinnovo del comodato fra il Comune di Casale Monferrato e la Famiglia Bistolfi (il Dr. Andrea Bistolfi è il nipote dello scultore simbolista) per cui la Gipsoteca casalese potrà continuare ad esporre quattordici opere dell’artista per il prossimo quinquennio. E io aggiungo che mi auguro che altre possano essere acquisite, per dare ancora più consistenza al già notevole patrimonio che la Capitale del Monferrato può offrire a turisti, studiosi, e appassionati di scultura.

La Gipsoteca Bistolfi, annessa al complesso museale della città monferrina, è stata inaugurata nel 1995. Però già nel 1938, il banchiere casalese Camillo Venesio si fece promotore di una mostra retrospettiva e avrebbe donato, in seguito, il primo nucleo di materiali – un centinaio di pezzi – al Comune per dare avvio ad una esposizione stabile. Solo verso la fine del secolo scorso si iniziò a riscoprire l’importanza e la forza artistica dello scultore casalese, e a valorizzarne e restaurarne le opere.

Infatti nell’83 (a cinquant’anni dalla sua morte) veniva allestita una mostra e pubblicato un catalogo, quale premessa alla definitiva organizzazione nell’ex convento agostiniano di Santa Croce della Gipsoteca Bistolfi (1995) in cui vengono rese fruibili sia la collezione di Camillo Venesio, sia le opere (donazioni e depositi di Andrea Bistolfi, nipote dello scultore). Con il 2001 si è realizzato l’attuale allestimento della Gipsoteca, con l’apertura della quinta sala (portando a oltre 170 le opere esposte: terrecotte, disegni, plastiline, bozzetti, modelli in gesso ed alcuni marmi e bronzi) e la pubblicazione di un nuovo catalogo.

Ma torniamo all’artista che sembra ancora, nonostante tutto, avvolto da una specie di damnatio memoriae: Bistolfi non è celebrato, dai media e dagli esperti d’arte, come altri scultori. E anche molti casalesi non sanno chi sia, salvo conoscere l’esistenza di un Viale dedicato a questo personaggio. Eppure non è stato inferiore a scultori più celebrati; e negli anni del suo operare non solo ha intrattenuto rapporti e scambi di amicizia con non pochi suoi “colleghi”, ma veniva ricercato da più parti per monumenti, busti, bassorilievi; così come  nel 1902 realizzò il manifesto liberty della Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna di Torino, e  tra il 1895 e il 1905 partecipò alla Biennale di Venezia dove (1905) ottenne una mostra personale e ricevette un premio per la scultura. Sempre a Venezia partecipò anche alla VII Esposizione internazionale d’arte.

Forse la nuova tendenza futurista e il declino del liberty hanno giocato a sfavore di successivi riconoscimenti. Alcuni intellettuali lo hanno relegato nel settore dell’arte funeraria: per la realizzazione di una serie notevole di monumenti funerari (Cimitero monumentale di StaglienoGenova, la tomba del Senatore Tito Orsini, L’angelo della Morte per la tomba Brayda al Cimitero monumentale di Torino, il Monumento per la tomba di Sebastiano Grandis a Borgo San Dalmazzo,  la Sfinge per la tomba Pansa di Cuneo, la tomba della famiglia Toscanini nel Cimitero Monumentale di Milano, uno dei suoi capolavori). Ma c’è anche molto altro, e di non secondario: tra cui il Monumento a Giosuè Carducci a lato dell’edificio storico di Casa Carducci a Bologna, il monumento bronzeo di Giuseppe Garibaldi a cavallo posto al centro dei giardini del Prolungamento a mare di Savona e il Monumento ai Caduti per Casale Monferrato; le prime opere (fra cui Boaro, e Gli amanti, una copia della quale è custodita presso la Villa Contarini a Piazzola sul Brenta in provincia di Padova ) che risentirono dell’influsso della Scapigliatura milanese; busti, medaglie e ritratti di personaggi illustri (Giuseppe Antonio Ottavi, Ottavio Ottavi, Urbano Rattazzi a Casale Monferrato, Vittorio Emanuele II, Umberto I, Cesare Lombroso, Vittorio Bersezio, Edmondo De Amicis, Emilio Treves); la decorazione della XVI Cappella del Sacro Monte di Crea; il gruppo marmoreo La Croce nella chiesa di S.Domenico ad Alba; il monumento per il pittore Giovanni Segantini (La bellezza liberata dalla materia noto anche come l’Alpe, conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma); lo stesso pittore venne da lui celebrato con i monumenti a Saint Moritz e Arco; il gruppo marmoreo Il sacrificio, per il Vittoriano.

Aggiungo che nel 1923 venne nominato Senatore del Regno, e che opere dell’artista sono anche esposte oltre che a Casale Monferrato alla Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Museo d’Orsay di Parigi, Museo Michelangiolesco di Caprese Michelangelo (AR) e Museo nazionale d’arte occidentale di Tokio. Mi sembra che sia sufficiente per chiedere maggiore attenzione da parte di tutti (critica, media, popolazione, ecc.)

Perché tutta questa lunga elencazione? Chi queste cose le conosce già, non ha bisogno di sentirle ripetere; e chi non le conosce – per distrazione o disinteresse – continuerà a disinteressarsi. Ho solo voluto ricordare i “meriti” di un artista, abbastanza ricercato in vita, e caduto nel dimenticatoio dopo la morte. Come, per la verità, succede ad altri personaggi locali: basti pensare a Canina o a Luigi Hugues o a Magnocavalli.

Però, detti i meriti conquistati con opere d’arte, c’è da aggiungere che si devono trovare le modalità e le occasioni per celebrare, valorizzare, e ricordare i concittadini “grandi uomini”. E ciò non solo da parte pubblica; ci deve essere una collaborazione privato-pubblico. Come per il paesaggio e le opere architettoniche o i monumenti, anche i personaggi di rilievo di un territorio sono Patrimonio universale; vanno fatti conoscere ed apprezzare.

Perciò, se è importante, imprescindibile, che (nel caso delle opere bistolfiane) il Comune  abbia operato per il rinnovo del deposito, ciò non è sufficiente. Serve un concorso di più soggetti, a cominciare dalla Regione e continuando per Fondazioni e Istituti di Credito o Assicurazioni per arrivare al sostegno di Aziende e privati, per una significativa e continua opera pubblicitaria. A volte anche solo il riproporre nelle pubblicità o negli articoli di carattere generale che esiste in Casale Monferrato la Gipsoteca Bistolfi. E non invece vedere, come è successo, che la Capitale del Monferrato viene segnalata come parte della Provincia di Asti! Ma qui il discorso si farebbe lungo.

Terminando ribadisco che ciò che serviva, da parte dell’Ente Locale, è stato fatto. Adesso bisogna insistere con la diffusione delle informazioni, con la pubblicità, e con tutto quanto può migliorarne l’offerta culturale e artistica. E questo è un compito non solo dell’Ente Locale, proprio perché – lo ripeto – anche Bistolfi e le sue opere sono “Bene Comune” e “Patrimonio Comune”; e come tale ognuno deve sentirsene responsabile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...