Ferrovie dello Stato?

Angelo Marinoni

fs

La decisione del Governo di avviare la privatizzazione delle ferrovie è una buona notizia, indipendentemente dalle opinioni è un atto che mette, finalmente, il problema del sistema ferroviario nazionale al centro di un dibattito indispensabile quanto una revisione dello status quo, per buona pace di chi ha già promesso o messo in agenda proteste preventive.

Non è ancora chiaro il metodo che il Ministero adotterà, anche perché regna molta confusione e sembra che anche il proprietario, il Ministero delle Finanze o quello che ne ha preso il posto, non abbia le idee chiarissime su quale sia l’organizzazione di Ferrovie dello Stato.

Per prima cosa occorre puntualizzare la distinzione fra Ferrovie dello Stato spa, che è una holding di proprietà pubblica e le società di cui la holding stessa è proprietaria, fra cui Rete Ferroviaria Italiana, che gestisce la rete, Trenitalia, vettore più importante fra le imprese di trasporto ferroviario, Cento Stazioni, che gestisce i fabbricati viaggiatori, Italferr che è uno studio di ingegneria di altissimo livello e tante altre che sarebbe tassonomico elencare.

In questo scenario parlare di privatizzazione di Ferrovie dello Stato significa cedere al privato quote di tutte le imprese che ne fanno parte e risulterebbe impossibile lasciare estranea al progetto di privatizzazione, come giustamente sostenuto dal ministro Del Rio, RFI, ovvero il gestore dell’infrastruttura.

Nell’ottica europea il sistema ferroviario continentale sarebbe dovuto diventare un ulteriore spazio del mercato dei servizi, ovvero gli stati avrebbero dovuto garantire l’efficienza della rete e vettori privati avrebbero dovuto correrci sopra in regime di mercato, fosse questo monopolistico, oligopolistico, perfetto è secondario a questo livello della discussione.

In Italia quella che era l’azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato, che, a onore del vero, rimpiangiamo un po’ tutti, è diventata in pochi passi una holding pubblica proprietaria di aziende pubbliche, alcune delle quali inserite in un regime di mercato (del tutto teorico) e altre società di servizi che spaziano dall’amministrazione di edifici alla progettazione di infrastrutture ferroviarie.

Si tratta quindi di una situazione che non ha alcun senso e alla quale bisogna porre rimedio facendo delle scelte politiche anche coraggiose; non è il coraggio che manca a questo Governo che quindi ha deciso di cimentarsi, ma deve stare molto attento, non solo a coloro che si oppongono a qualunque cosa potrebbe (condizionale) metterli in discussione (ma che paura ha chi non ha nulla di cui temere per il suo lavoro?), ma anche a fare scelte se non inutili parzialmente dannose.

È opportuno fare qualche passo in più, ma nella direzione corretta e in un verso che non sia poi semplice invertire.

Chi scrive non ha mai apprezzato l’idea di una privatizzazione del sistema ferroviario, ma l’esperienza degli ultimi trenta anni sembrerebbe imporre questa scelta come unica via d’uscita, seppure con le molte cautele cui il Ministro ha fatto correttamente riferimento in merito al gestore dell’Infrastruttura.

Sarà mia cura leggere attentamente il disegno del ministero, ma in questa fase iniziale penso sia opportuno far capire all’opinione pubblica che Ferrovie dello Stato e Trenitalia o Rfi non sono sinonimi, ma aziende diverse che fanno diversi mestieri e che devono avere diverse gestioni, sia che si voglia una gestione pubblica dell’esercizio ferroviario sia che si faccia una scelta di mercato.

È un po’ cacofonico sostenere la privatizzazione del 40% di Ferrovie dello Stato e contemporaneamente sostenere la proprietà pubblica di RFI e un indirizzo sociale della politica industriale di Trenitalia. Sono totalmente d’accordo con queste affermazioni, ma ho l’impressione che si stiano confondendo i piani e si voglia fare una scelta difficilissima e quasi impossibile, ovvero riportare Trenitalia al ruolo che avevano le Ferrovie dello Stato di trenta anni fa.

La politica industriale di Trenitalia è stata ed è ancora quella di un vettore privato in posizione privilegiata lontanissima dal concetto di servizio pubblico: non ci si lasci influenzare dai bassi costi del prezzo dei biglietti regionali perché quelli dipendono dalle scelte delle politiche regionali dove le uniche tariffe di cui si occupa Trenitalia sono quelle che applicano ai contratti di servizio con le regioni o lo Stato per il servizio universale, laddove Trenitalia opera a mercato senza sussidio o vincoli contrattuali applica tariffe ben diverse, si faccia riferimento alle “frecce”.

Di primo acchito direi che è fuorviante mettere sul mercato il 40% di Gruppo Ferrovie dello Stato, ma che sarebbe opportuno che Ferrovie dello Stato facesse il mestiere per il quale è nato in questa forma, non potendo o non volendo tornare all’azienda autonoma delle FS.

Nell’ottica della privatizzazione occorrerebbe, quindi,  che Gruppo Ferrovie dello Stato vendesse il 100% di quelle imprese che dovrebbero stare sul mercato insieme a vettori privati, quindi Trenitalia che, a questo punto, è un vettore come un altro e peraltro pratica tariffe con gli enti pubblici che non possono dirsi sociali, ragionando, giustamente dal loro punto di vista, come impresa che intende massimizzare i profitti: pensiamo, per esempio, al contratto ponte che la Giunta Cota in Piemonte fece quando sospese e cancellò le gare per la gestione del servizio ferroviario impostate dall’amministrazione precedente.

In quell’occasione il vettore (pubblico?) cancellava sistematicamente i treni di quelle linee che nel suo piano industriale andavano chiuse e lo ha fatto fino a che la chiusura non è avvenuta da parte dell’autorità politica locale, allora assolutamente discutibile nei contenuti e nei metodi.

Il Ministro del Rio parla di un ritorno di Trenitalia ad un ruolo sociale, definendola la nostra azienda, in quanto azienda pubblica, ipotesi interessante, ma che poco si sposa con la gestione delle Frecce con le quali buona parte del sistema regionale veloce (ex diretti e interregionali) è in competizione e che, infatti, è stato sistematicamente falciato.

È sufficiente consultare il sito di Trenitalia per trovare un esempio: chiunque da Asti voglia andare a Milano si trova sistematicamente invitato ad acquistare un biglietto per Torino e quindi imbarcato su una freccia rossa, percorso assurdo e sostituibile con un economico e altrettanto veloce percorso regionale via Alessandria (dove grazie a Trenord di Regione Lombardia) esistono treni abbastanza veloci (RegioExpress) al costo di 10 euro scarsi.

Occorre fare una scelta politica: o gestione pubblica dove i servizi redditizi pagano i servizi sociali e quindi i profitti ottenuti con le frecce vanno a pagare i servizi regionali a bassa frequentazioni che invece di essere falciati vanno a integrare mobilità sostenibile oppure una gestione privata e una vera apertura alla concorrenza quindi una gestione totalmente pubblica delle infrastrutture che consenta ai vettori di confrontarsi tramite gara nei servizi pubblici e stiano paritariamente sul mercato nei servizi alta velocità e lunga percorrenza.

Annunci

One thought on “Ferrovie dello Stato?

  1. La privatizzazione di un servizio pubblico è semplicemente vergognosa ed indegna di una Nazione che abbia la pretesa di definirsi civile. Purtroppo, a partire dall’ultimo scorcio del secolo scorso, abbiamo assistito ad un’ondata massiccia di liberalizzazioni e di privatizzazioni nei servizi pubblici: ora pare che le FS abbiano intenzione di quotarsi in borsa, con tutti i prevedibili svantaggi che possono derivare per i viaggiatori da una così scellerata operazione: i treni, al pari degli altri mezzi di trasporto, dell’energia, delle poste, delle telecomunicazioni e di altri servizi non debbono giammai essere fonte di lucro privato. Via di questo passo, qualcuno farneticherà anche in merito a privatizzazione di settori come Istruzione e Sanità, come già scelleratamente fatto per telefoni, corrente, gas, e via dicendo! Nel loro sito, si vantano pure di essere le Ferrovie dello Stato dal 1905, mentre, al momento attuale, la loro memoria storica non è per nulla onorata, anzi, sono scaduti in uno stato d’indicibile degrado, anche per colpa di Pubblici Amministratori incompetenti, i quali hanno fatto sì che le gloriose Ferrovie dello Stato perdessero personalità di prim’ordine.
    È doveroso rammentare che le Nazioni si costruiscono sul Diritto e sui sani principi, non di certo sul mercato o sul bilancio: tutto il contrario di quanto si usa, maldestramente ed inopinatamente, fare oggi, con una politica volta ad accrescere le disuguaglianze e ad aumentare i profitti per i privati, nascondendosi dietro un poco credibile paravento rappresentato dal risanamento del bilancio, quando, come a tutti noto, da queste svendite, si ricavano pochi miliardi, affatto insufficienti per una significativa riduzione del debito pubblico, che può e deve essere ridotto ripristinando una forte progressività nell’imposizione fiscale unita ad una strenua lotta all’evasione, mentre si consente l’accesso a cospicui profitti, peraltro moralmente illeciti da parte di privati. Già la trasformazione degli Enti pubblici in Società per Azioni è stata quanto mai deleteria, poiché ha permesso laute remunerazioni ai Consiglieri d’Amministrazione, specie Presidenti ed Amministratori Delegati, cariche la cui esistenza è obbligatoria per legge, ma ai cui emolumenti, trattandosi di entità di Diritto privato, non vi è alcun limite, né di legge, che non lo prevede, né di buon senso, che, oggi, purtroppo, latita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...