Parigi e il futuro dell’Europa

Marco Ciani

mlpVi sono molti commenti, più o meno sensati e più o meno basati su fatti e non semplici reazioni emotive, di fronte alla strage di cui è stata vittima la Francia la notte di venerdì. Poiché fiumi di inchiostro sono già stati versati, non intendo accodarmi ai giudizi già espressi. Piuttosto, mi preme provare ad immaginare cosa potrebbe essere dell’Europa in un tempo non lontano, se essa non troverà la forza per reagire, al di là dei messaggi di solidarietà, delle manifestazioni di vicinanza, delle marce, etc.

Partirei da questo assunto. I fanatici dell’ISIS non sono degli sprovveduti. Prova ne è il fatto che in diverse occasioni, l’ultima questa settimana, hanno tranquillamente beffato l’intelligence (?!) transalpina e non solo. A mio modesto avviso hanno scelto molto bene l’obiettivo che segue l’attentato alla sede di Charlie Hebdo dello scorso gennaio per un motivo molto semplice. La Francia è l’unica importante nazione europea dove la destra, non quella moderata o liberal/conservatrice, ma quella estrema e xenofoba potrebbe davvero scalare la vetta politica più alta: la presidenza della repubblica.

Infatti, dopo la disastrosa gestione di François Hollande, e le difficoltà nelle quali continuano a versare i neo/gollisti, la conquista dell’Eliseo da parte di Marine Le Pen nel maggio 2017 potrebbe realisticamente rappresentare tutt’altro che una chimera.

Ribaltando l’assunto del romanzo Soumission di Michel Houellebecq, secondo il quale la vittoria alle elezioni presidenziali va a favore di un partito islamico contro il Front National (ma il racconto è ambientato un lustro più tardi, nel 2022, quindi non ancora impossibile come previsione), potremmo assistere ad uno sconquasso di immani proporzioni: l’erede di un partito neo/fascista sullo scranno più alto delle istituzioni francesi.

Con quali conseguenze sul futuro dell’Europa e sulla convivenza tra civiltà/religioni lascio ai miei tre lettori immaginare. E con quali effetto domino sul resto del continente, già patria dei vari Orban e Putin. La stessa libertà e la democrazia, perlomeno nella versione che conosciamo dalla fine della seconda guerra mondiale, potrebbero essere messe a dura prova.

Fantapolitica? Forse.

Ma l’ISIS ha tutte le ragioni, dal suo aberrante punto di vista, di sperarlo, posto che non si tratta di un traguardo così impossibile e che nazioni altrettanto importanti come il Regno Unito, a causa della sua consolidata tradizione democratica, e la Germania ancora sotto l’effetto degli anti/corpi post seconda guerra mondiale, oltre che più solida economicamente e con meno problemi di immigrazione, appaiono assai più difficilmente aggredibili. Potrebbe ottenere lo scontro frontale che persegue su un piatto d’argento.

Dunque bisognerà pur fare qualcosa. Ma cosa? Di nuovo, a mio modesto avviso, dobbiamo smettere di odiare l’Occidente con il suo bagaglio di valori, laici e cristiani, trarlo fuori dal cupio dissolvi nichilistico nel quale appare precipitato, come ammoniva a suo tempo Papa Benedetto XVI. In questo gli europei hanno responsabilità gravi. Hanno trasformato la tolleranza in una caricatura di se stessa. E rischiano con la loro ignavia di farla scomparire del tutto. Oggi l’Europa intesa come patria (= terra dei padri) comune, semplicemente, non c’è.

Non può esistere confronto con altre civiltà se non si parte con il rivendicare, e rivendicare con orgoglio, ciò che siamo, ciò in cui crediamo. Su questo punto la fermezza è necessaria. Non siamo per caso, da duemila e cinquecento anni, la civiltà più avanzata che la storia finora abbia prodotto.

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2 thoughts on “Parigi e il futuro dell’Europa

  1. Voglio sperare anch’io che alcuni popoli europei, anche se “conservatori” siano meno aggredibili dal tarlo dell’estremismo di destra. Tuttavia in Francia abbiamo un pericolo imminente di tale portata (anche aiutato da questi gravi attentati terroristici). E per l’Italia non dobbiamo essere molto sereni risguardo allo spirito di vendetta che cova in una buona percentuale di popolazione, nonostante si dica cristiana. Io penso, perciò, che serva anche “rieducare” gli europei alla vera democrazia, quella sperata e realizzata alla fine della guerra; a opporsi (vale soprattutto per le nazioni ex comuniste) al comunismo sovietico senza convertirsi alla “reazione” e liberismo economico; e ricordare anche che dal Kwait in poi, pur con tutte le buone intenzioni, l’occidente ha inanellato una serie di errori in politica estera e militare che, se non giustificano, però spiegano almeno in parte gli avvenimenti tremendi di questi anni. La destabilizzazione di alcune aree, la non soluzione del conflitto israelo-palestinese, il modello economico che continua ad uccidere lentamente e silenziosamente, l’incuria per l’ambiente che impoverisce intere popolazioni sono tutte responsabilità, in prevalenza, dei nostri popoli e Governi detti “civili”. E speriamo, che anche le necessarie misure per la sicurezza e per il contenimento dei terroristi del califfato, non ci trascinino in una guerra, più di qunto già non ci siamo dentro

  2. Pingback: Esculturazione | Appunti Alessandrini

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