Chissà se…

Gian Piero Armano

fraSi sono concluse in questi giorni due esperienze – il Sinodo sulla famiglia e il Convegno ecclesiale di Firenze – nelle quali c’è stato un confronto aperto e anche contrastato, ma che ha permesso di fare qualche passo in avanti sulla strada della misericordia in modo che l’Evangelo non rischi di essere “indottrinato in pietre morte da scagliare contro gli altri” come ha detto papa Francesco, ma sia esperienza di gioia da vivere secondo lo spirito dei cinque verbi dell’Evangelii gaudium che indicano le vie che la Chiesa deve percorrere: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare.

Nonostante questo passo in avanti, ha destato stupore e dispiacere l’attacco portato a papa Francesco per screditarlo con false notizie e con subdoli atteggiamenti sia all’interno che fuori della Chiesa. E’ il prezzo da pagare, già ben espresso nella conclusione della pagina delle beatitudini: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia…” (Mt. 5,11), un prezzo doloroso che renderà più fecondo il nuovo modo di essere della Chiesa, voluto da papa Francesco.

Ma, aldilà di questo, c’è da chiedersi, riguardo al sacramento del matrimonio e della vita familiare, se pastoralmente sia tutto ben definito e ben organizzato nella prassi ecclesiale che si esprime nelle parrocchie. Noi diamo per scontato che i matrimoni religiosi siano fatti in piena consapevolezza e quindi abbiano valore sacramentale, poco considerando che, di fatto, molte volte sono scelte che si compiono in forza di costumi consolidati nel tempo e in forza di fattori ambientali.

Infatti se consideriamo i passaggi che compie una persona per giungere al matrimonio religioso, dobbiamo constatare questo: quando nasce un bambino/a viene battezzato (ma oggi sono in crescita i genitori che non chiedono il battesimo per i loro figli); poi il bambino cresce fino all’età di 7/8 anni in un ambiente familiare che spesso è “a-religioso”: qualche accenno alla religione sotto Natale con i simboli del presepe o dell’albero natalizio, qualche accenno di preghiera alla sera per chiedere soprattutto protezione e salute, qualche visita in chiesa se accompagnato dai nonni. Dai 7 ai 10/11 anni il figlio o la figlia viene mandato al catechismo, ma questa esperienza in linea di massima è finalizzata alla prima comunione e alla cresima: questi anni di catechismo sono vissuti come uno stress dalla famiglia perchè ci sono mille impegni riguardanti i figli a cui far fronte (corsi di nuoto, di danza, di calcio, di recitazione…) e il catechismo tra questi, così che, quando si arriva al traguardo (prima comunione e cresima), tutti, sia in famiglia che in parrocchia, tirano un sospiro di sollievo.

Negli anni di catechismo, poi, si vive una specie di ricatto che riguarda la messa domenicale: se non vai a messa niente comunione e niente cresima, ma, appena si raggiunge il traguardo, finisce il ricatto e alla domenica la chiesa si svuota. Dopo la cresima viene meno la formazione cristiana dei figli: il sacramento della cresima che doveva comportare il proseguimento di un cammino e di un approfondimento per la testimonianza cristiana, risulta essere il sacramento dell’abbandono.

Trascorre così un periodo di una ventina d’anni, periodo di lontananza dalla fede, e un bel giorno si presentano in parrocchia un uomo e una donna ormai adulti, a chiedere quali documenti devono fare per sposarsi; si tratta di una richiesta fondamentalmente burocratica come se ne fanno tante nella vita. E’ una richiesta che esula dalla conoscenza del sacramento del matrimonio, che esula da una esperienza di fede, ma che è invece molto preoccupata del suono della marcia nuziale, dei fiori, del canto dell’Ave Maria…

Il parroco dirotta i nubendi al corso prematrimoniale (CPM) dove in 5/6 incontri si cerca di spiegare il senso generico del sacramento, l’impegno che questo comporta, la comunione o la separazione dei beni, le informazioni sul rito e alla fine del corso viene rilasciato un certificato di frequenza e tutto è pronto per il matrimonio. Ma tutto quanto è avvenuto può essere considerato un percorso di fede per giungere alla celebrazione di un sacramento o è una specie di autorizzazione a compiere un gesto religioso a persone che sono a-religiose o addirittura atee?

Celebrato il matrimonio, firmati gli atti, lanciato il riso per augurare paganamente fecondità e fortuna agli sposi, finisce una parabola di vita che verrà ripresa dopo qualche anno quando nascerà il primo figlio, per ripetere lo stesso percorso, come se avvenisse un eterno ritorno.

E allora sorge una domanda: questo lungo curriculum ha a che fare con il matrimonio cristiano? Purtroppo la risposta è una sola: nulla! E c’è il rischio che matrimoni simili siano a rischio di venire meno alla prima difficoltà, con una soluzione obbligata che è il divorzio.

Che cosa fare pastoralmente? Se la preoccupazione è finalizzata a riempire le statistiche di matrimoni celebrati “in chiesa”, non cambia nulla. Bisogna avere il coraggio di ripartire dalla ri-evangelizzazione, dalla formazione cristiana del popolo di Dio, il quale, dalla Parola possa trovare accesso ai sacramenti in modo consapevole e responsabile.

Occorre fare delle scelte: o la Chiesa diventa il luogo della Parola per formare la vita di coloro che vogliono credere, oppure è un insieme di persone che staccano un biglietto per fare ciascuno il suo percorso di religiosità, ma che non è un percorso di comunione. Si celebreranno matrimoni “in chiesa”, ma ciò non vuol dire “nella Chiesa”, saranno celebrazioni sociologiche, ma non sono sacramento, saranno convivenze pubbliche con l’approvazione della parrocchia.

Buona parte del popolo cristiano appartiene ad una dimensione religiosa che non ha riferimento né alla Parola di Dio, né alla fede, né a Gesù Cristo, ma vive una religiosità come esperienza per ottenere protezione, che cerca il miracolistico, che tocca statue, che fa processioni o accende candele. In questo modo i sacramenti, e il matrimonio in particolare, appaiono come un momento di contatto con il divino solo come momento esteriore se non magico.

Chissà se… nei due avvenimenti importanti (Sinodo e Convegno ecclesiale italiano) ci si è posti anche questa problematica che, se affrontata, può offrire non poche motivazioni a sostegno del sacramento del matrimonio e della vita familiare.

Chissà se… ci si è posti il modo di procedere pastoralmente per evitare questi percorsi rabberciati riguardanti il sacramento del matrimonio e il modo per giungere ad una formazione permanente cristiana per vivere la propria fede ed essere partecipe di una comunità che celebra la morte e la risurrezione di Gesù. Chissà se…

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