Ignazio Marino e dintorni

Domenicale Agostino Pietrasanta

Roma, è finita l'era Marino: 26 consiglieri consegnano le dimissioni, decade la giuntaL’Osservatore Romano, quotidiano della S. Sede, ha definito la conclusione della “vicenda Marino” alla stregua di una farsa; io la definirei piuttosto un esito pressoché inevitabile di una politica impresentabile, incartata su se stessa ed impazzita.

Mi permetto tre osservazioni. La prima riguarda il personaggio/protagonista, Ignazio Marino. Ammettiamo pure che abbia ereditato da Alemanno una situazione disastrosa più che discutibile; ammettiamo pure che i suoi “peccati” siano stati del tutto veniali, rispetto a quelli di personaggi, anche del PD che continuano a gestire “esemplarmente” il potere; ammettiamo pure che le sue siano state bugie da dilettante, ma tutto questo può renderlo simpatico a chi, come me, senza paragonarlo a don Abbondio lo posso ritenere “…un animale senza artigli e senza zanne…come vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”, i quali, in fatto di artigli e di zanne non scherzano. Ciò detto però, la fase finale della vicenda viene percepita dal cittadino come una smentita esplicita della politica come servizio: chi da le dimissioni, tiene situazione sulla corda, fino al limite estremo con l’evidente speranza di creare almeno problemi a chi gli toglie, magari con discutibili procedimenti, la torta, non sembra interpretare al meglio il servizio alla cittadinanza. Di questo, anche i media più ostili all’ex sindaco di Roma, nessuno parla; forse perché alla fine un po’ di pudore viene a molti. Figurarsi: la politica come servizio? (!)

La seconda osservazione riguarda il partito di riferimento il PD. Anche qui potrei ritenere inutile e scontato il comportamento semplicemente libidinoso di una forza (si fa per dire) politica che sembra ambire, in modo spasmodico alla sconfitta. Inutile recriminare: la sinistra o il centro/sinistra ha una incrollabile fiducia nell’opposizione; tutto bene dal momento che in democrazia si tratta di un ruolo essenziale, ma sempre col progetto di arrivare al governo. Ora, è del tutto evidente che questo progetto da fastidio: se non si può recriminare, contestare, criticare, opporre, non c’è vita per nessuna opzione di sinistra; almeno in Italia. Al di là di questo però c’è qualcosa di più serio e, anche questo sotto gli occhi di tutti. Il PD dichiara la sua valenza democratica anche grazie al criterio delle primarie, ma le primarie se interpretate da personaggi che non hanno alle spalle un progetto, un’identità di parte ed un programma discusso dai cittadini vengono lasciate all’avventura dei protagonisti o inadeguati o, peggio, discutibili e acquisiscono il consenso dell’emozione popolare o populistica del momento. Insomma: primarie sì, ma con un partito di supporto. Vi pare che il PD ci sia? La risposta potrebbe essere di diversa opzione e ragionevolmente la lascerei ai miei affezionati, quanto rari lettori.

Terza ed ultima osservazione. Ci sono episodi del tutto paralleli, rispetto alla questione di cui trattiamo, che la dicono lunga sul tentativo tanto di destra quanto di sinistra, tanto dei personaggi rissosi, quanto dei più pacati, di opporre discredito all’azione complessiva, interpretata da papa Francesco. Al punto che taluni hanno scimiottato alla TV l’atteggiamento tenuto dal pontefice nella conferenza stampa in cui ha smentito ogni suo invito fatto al sindaco di Roma di seguirlo, in una tappa del suo viaggio in America. Ora delle due l’una: o il papa è tanto potente che basta una sua parola per mettere in crisi le istituzioni civili della “capitale del mondo”; ed allora non c’è malgoverno e buongoverno che contino, non c’è partito che possa fare riforme o dare scandalo, non c’è sindaco che possa dire bugie o proporre azioni virtuose. Nulla conta se non la parole del papa/re. Oppure (ecco l’altra) il papa ha semplicemente sentito ed interpretato tutto il fastidio di un modo di fare politica, vantando il consenso della Chiesa nelle scelte che dovrebbero essere autonome nel governo della città dell’uomo. Personalmente, per me, ma anche per tutti quelli che laicamente, non vogliono coinvolgere la Chiesa nelle legittime opzioni di parte, la seconda opzione sembrerebbe preferibile.

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