Tre coincidenze ed un sospetto

Domenicale Agostino Pietrasanta

papa francescoSembra a qualcuno che non sia il caso di credere alle coincidenze; ad esempio il commissario Montalbano non ci crede e si comporta di conseguenza, indaga senza stancarsi nel caso di inevitabili difficoltà. Io però credo che entro certi limiti siano possibili, ma senza esagerare; basta comportarsi come con gli indizi: arrivati al terzo costituiscono prova di colpevolezza. Come dire, tre indizi fanno prova.

Ripensavo all’accostamento, appena sentita la notizia, divulgata con dovizia di particolari, della malattia del papa; se ci pensate va a coronare e concludere la terna, mentre si sta svolgendo un sinodo sulla famiglia che sembra riconsiderare innovando non poco, se non una dottrina una prassi pastorale, anche per l’iniziativa di papa Francesco. Prima, alla vigilia dell’apertura alcuni cardinali gli scrivono una lettera che doveva essere privata e del tutto riservata e qualcuno, al di là della buona fede degli eminentissimi, la fa avere alla stampa, indizio n.ro uno; poi il rev.do mons.Charamsa proclama la sua omosessualità e presenta il compagno della sua vita, indizio n.ro due; infine un giornale nazionale, tanto prestigioso quanto puntuale, dice che Francesco è ammalato ed ovviamente nella testa. Ed anche qui dopo circa un anno (i dieci mesi dichiarati dall’incontro col medico che avrebbe fatto la diagnosi non sono veritieri: l’incontro sarebbe avvenuto nello scorso ottobre e per pura casualità); la serietà del quotidiano è direttamente proporzionale ai tempi della verifica (!). Indizio n.ro tre.

Ora la conclusione è semplice ed ognuno l’ha vista e la vede: presi uno per uno sono indizi, ma il quadro complessivo che ne deriva finisce per rendere critica l’idea della coincidenza e gli indizi arrivati al n.ro tre inducono il sospetto di una prova. Si vuole fare vuoto attorno al papa; si tenta di intralciare ciò che sta perseguendo, scontentandone più di uno, dentro e fuori della Chiesa.

Se, però mi fermassi a questo punto non farei che ripetere ciò che in parecchi hanno già ampiamente denunciato. Personalmente però non credo a chi pensa che se il tentativo influisse sui risultati del sinodo al punto di orientare i padri ad esprimere pareri difformi dall’innovazione, Francesco passerebbe alla storia come un sognatore che ha fallito nonostante il suo impegno di riforma della pastorale, della famiglia in particolare. Non lo credo per un semplice motivo. Il papa ha nella Chiesa un ruolo particolare: in ultima istanze decide lui e non c’è “democrazia” che tenga; una volta tanto il ruolo del potere personale potrebbe servire.

Anche qui si possono richiamare tre precedenti, o, se volete tre indizi che fanno al caso. Quando papa Giovanni convocò il Concilio la maggioranza dei vescovi, alla vigilia gli chiese di condannare eresie e deviazioni, mentre lui voleva capire le domande del mondo per rispondere con adeguatezza. Lui li lasciò dire poi decise che non si doveva ricorrere alle condanne, ma alla misericordia. I padri lo sentirono ed il Concilio sia pure con prudente discernimento, non espresse condanna alcuna; indizio n.ro uno. Quando un buon numero, tra i conservatori più incalliti tentò di far saltare la dottrina della collegialità episcopale in Concilio, Paolo VI intervenne e, sia pure attraverso una valutazione non priva di alto compromesso, la collegialità episcopale fu approvata pressoché all’unanimità, compreso il voto positivo degli oppositori “pentiti”. Non solo, ma quasi contemporaneamente, papa Montini istituì il Sinodo dei vescovi istituto per la realizzazione della collegialità ; indizio n.ro due. Quando, nel giubileo del 2000, Giovanni Paolo II volle chiedere perdono a parecchi, per i trascorsi peccati della Chiesa, l’opposizione curiale fu, se non unanime, massiccia. In risposta però, papa Wojtyla fece preparare la liturgia affascinante del perdono a cui tutti fecero omaggio e partecipazione; indizio n.ro tre. Come reagirà alle opposizioni Francesco non lo so, ma a fronte di questi (e molti altri si potrebbero aggiungere) rilevanti precedenti, pensate ancora che proprio lui, gesuita, si ritiri in “buon ordine”?

Io non lo penso proprio; nel caso, prometto ammenda scritta.

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