Più papista, o più cristiano?

Carlo Baviera

papGli Apostoli avevano discusso lungo la via chi fosse il più grande fra loro.

Ai nostri tempi si discute chi interpreta meglio la Dottrina Sociale, le parole del Papa, i valori che sono riferimento storico, culturale, morale, religioso della Chiesa.

Mi ha colpito, in una intervista a Massimo Faggioli docente di storia del cristianesimo e direttore dell’“Istituto per il cattolicesimo e la cittadinanza” alla University of St. Thomas a Minneapolis / St. Paul (Usa), la risposta alla domanda:  Negli Stati Uniti un Papa ha visitato, per la prima volta, il Congresso, tenendo un discorso di ampio respiro. Ci saranno dei risvolti concreti nelle politiche Usa oppure resterà solo una visita formale?

“Difficile dire. I rapporti tra i due partiti sono sempre più difficili, come anche tra anime diverse all’interno di uno stesso partito. Il partito repubblicano è il ‘partito religioso’ ma sostanzialmente indisponibile ad agire su questioni-chiave per la Chiesa cattolica come pena di morte, welfare, istruzione. Il partito democratico è diventato il ‘partito laico’ e il politico più vicino a Papa Francesco è Bernie Sanders, senatore ebreo agnostico e socialista che prende molto sul serio la dottrina sociale della Chiesa. Questo dice molto del clima in cui opera la Chiesa cattolica negli Stati Uniti”.

Anche in Italia il continuo ritornare ad interrogarsi su quale unità sia possibile fra i credenti o  fino a che punto “mescolarsi” con posizioni non cristianamente ispirate, rischia di non giungere mai al capolinea; e, potremmo evidenziare che, andando poco per il sottile, permane la differenza tra chi intende interpretare il cattolicesimo (a destra, al centro, e a sinistra) e coloro (giudicati agnostici, non credenti, laicisti, ecc.) che a volte sono più attenti allo spirito delle riflessioni e indicazioni di questo Papa e ne sanno interpretare forse meglio la visione nel concreto.

Allora la questione non è più se possa servire ed essere indispensabile un partito o uno schieramento costruito per difendere e affermare valori, ma operare nel concreto e secondo le possibilità (il miglior bene possibile, o il minor male) per fare spazio alla difesa della dignità della persona e delle comunità.

E si riaffaccia con prepotenza quello stile della mediazione, che non è cedimento o compromesso accomodante, ma capacità di vedere, di ascoltare, di dialogare, di suggerire riflessioni, di mettere in crisi certezze. Perché la presenza di un credente in politica, nella vita pubblica e istituzionale, non è distinguersi come un politico cattolico, ma per un modo competente, disponibile, popolare (interprete delle necessità dei poveri e dei deboli) di operare e amministrare.

Riprendendo le questioni  presentate da Francesco, negli USA e all’ONU, non possiamo non evidenziare che l’accento posto sull’abolizione della pena di morte, sulla gravità del commercio delle armi, sull’importanza della famiglia e sul suo diritto a educare, sull’economia e sulla finanza che creano scarti, sulle guerre, sulle questioni ecologiche, sulla lotta al narcotraffico, è in fondo una forte difesa della vita umana (fin dal concepimento alla fine naturale); oltre che sui valori questa sua difesa della vita è anche legata, quindi, alle condizioni della persona durante tutta la sua esistenza e a tutte le problematiche e difficoltà che può incontrare: una difesa integrale della vita.

Ecco allora la richiesta di lavoro casa e sanità per tutti; il discorso sul diritto all’istruzione anche per le bambine; il discorso sulla capacità di accogliere lo straniero, il migrante; il discorso per eliminare ogni forma di moderna schiavitù; il discorso per la lotta contro la fame e la povertà da combattere nelle sue cause. Una visione globale sui diritti che appartengono ad ogni persona. Anzi, potremmo con Rosmini, ripetere che la persona non solo ha diritti, ma è il diritto; perciò la società democratica, basata sulle regole, sui diritti, sulla legge, sul rispetto della persona, deve inevitabilmente partire dalla dignità di ogni persona e da quanto gli è dovuto per giustizia (Benedetto XVI: “dare a ciascuno il suo”).

Questo in fondo la sollecitazione di Francesco a coloro che ritengono di operare nella vita pubblica, nella politica, nelle istituzioni tenendo conto di una visione cristiana. Ancora una volta, non sono tanto i riferimenti ideali, le etichette, i termini usati a definire chi è più in linea con un insegnamento.

Non conta essere o ritenersi più vicini alle posizioni espresse dal Papa nei suoi incontri o nei suoi scritti: sia negli USA che in Italia. Ciò che conta è mettere in pratica uno spirito, una sensibilità, tenere conto degli spazi dati, per dialogare, per creare ponti, per offrire possibilità.

E questo a volte lo sanno fare meglio coloro che si dicono più lontani o in ricerca; sono esempi che devono incoraggiare tutti non tanto per definirsi politici cristiani o politici vicini all’insegnamento del Papa, ma a vivere quegli insegnamenti e metterli in pratica anche quando creano contraddizione o perdita di consensi. “Chi vuole essere il più grande fra voi sia l’ultimo e il servitore di tutti”; chi vuole vivere gli ideali cristiani in politica sia colui che si impegna per gli ultimi, e si mette al servizio di tutti, per il bene comune. Solo così può ripartire anche il discorso (rispettoso dell’autonomia della politica e non confessionale) degli strumenti e delle forme organizzative che si vorrà utilizzare e realizzare.

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