Pecunia non olet

Andrea Zoanni

fgLa crisi economica insegna quanto sia pericoloso porre l’accento sui profitti di breve periodo rispetto ad una redditività a lungo termine. Il principio deriva da un modello di business che pone la remunerazione finanziaria sopra qualunque altra esigenza, sia che si chiami necessità delle persone, salvaguardia dell’ambiente, sviluppo sostenibile, etica, oserei dire anche legalità. In tale contesto, risulta evidente come e quanto le difficoltà del sistema economico di questi ultimi anni abbiano costituito un terreno fertile per la criminalità, favorendo una espansione ed una penetrazione maggiore del malaffare nel tessuto sociale e produttivo della nazione.

Questa crisi sistemica, senza confondere cause ed effetti della stessa, ha portato ad una riduzione dell’offerta di credito (credit crunch) e dei finanziamenti pubblici, nonché al cronico ritardo dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. Molte imprese di qualunque tipologia e dimensione sono fallite, altre, per non chiudere i battenti si sono rivolte al mercato parallelo dell’usura e della criminalità organizzata.

Le statistiche sono chiare a tal punto che la Procura Nazionale Antimafia sostiene da tempo che le mafie accumulano capitali liquidi e li immettono nell’economia legale attraverso molti canali tra cui importantissimo è quello dell’usura, sostituendosi di fatto alle banche ed allo Stato nell’erogazione del credito. Ciò però comporta una via senza ritorno per la persona che decide, forse anche inconscia e disperata, di utilizzare tale sistema.

Questo ricorso apre ed allarga un circuito costruito sull’illegalità che infetta il tessuto rispettoso delle regole e ne altera le condizioni di mercato danneggiando le imprese sane, in quanto l’assenza di liquidità impedisce l’operatività alle aziende. E’ un poco l’esempio che a volte si fa paragonando il sistema produttivo occidentale rispetto a paesi di altri continenti, solo che in questo caso le differenti condizioni e regole di lavoro scontano principi e atteggiamenti non paragonabili ma comunque leciti, mentre nell’esempio di casa nostra ci troviamo di fronte ad un vero e proprio sistema fuorilegge e drogato, alternativo se non addirittura sostitutivo di quello legale. Pertanto è palese ricordare come un siffatto contesto di distorsione dei mercati faccia gola ed attragga la rete criminale.

Il tessuto produttivo nazionale è formato, salvo qualche eccezione, da piccole aziende di diversa tipologia che sono strangolate da un fisco anacronistico e assassino, cui non corrispondono servizi e infrastrutture adeguate al sostegno delle stesse. Una delle riforme strutturali più urgenti sarebbe quella fiscale, ma bisognerebbe prima aggredire l’enorme massa di burocrazia pervasiva che tanto nuoce al paese e nella quale trovano terreno fertile le azioni corruttive e similari più nocive e disparate.

L’Italia è un paese ove la massa di denaro contante in circolazione è di molto superiore alla media europea; per contro, vi sono paesi nei quali l’uso di moneta elettronica è prassi comune anche per acquisti di pochi euro. Tra le caratteristiche identificative di un turista italiano all’estero vi è quella, salvo eccezioni, di pagare  preferibilmente in contanti, utilizzando anche banconote da 500 euro scambiate di fatto solo all’interno del nostro paese.

I dati che indicano in molti milioni i cittadini italiani senza conto in banca vanno valutati tenendo conto della popolazione minorenne e di chi utilizza il circuito postale. L’utilizzo costante di forme di pagamento tracciabili (il contante non si può tracciare) è un termometro della civiltà non solo economica di un paese e indica quanto siano in esso mature le condizioni per un moderno sviluppo sociale.

L’idea di innalzare da 1.000 a 3.000 euro il tetto per l’uso di moneta contante nei pagamenti in Italia, seppur nella sua parzialità (la lotta all’evasione fiscale, con annessi e connessi, deve possedere un insieme di norme ed azioni coordinate a tutto campo) non aiuta su questo terreno, ma consente maggiori margini di evasione in un certo senso legalizzata. Invece di modificare leggi pessime che moltiplicano balzelli e percorsi complessi, si concede la possibilità di compensare in questo modo. Non è un caso che l’economia sommersa italiana sia la maggiore in termini assoluti tra i paesi europei e percentualmente simile a quella greca e di qualche paese dell’ex blocco sovietico rispetto a quella legale.

Omologarsi pertanto ad una presunta media continentale (tra l’altro il limite francese è di 1.000 euro e non di 3.000 come ha detto il presidente del consiglio a titolo di esempio e di riferimento) sarebbe come immaginare di abolire o quantomeno ridurre nel complesso delle azioni di contrasto alle mafie e alla criminalità organizzata articoli del codice penale quali il 41/bis (carcere duro) e 416/bis (associazione di tipo mafioso) perché non presenti in alcuna legislazione d’oltre confine. Risultano pure risibili le motivazioni di stimolo ai consumi, sia perché le giovani generazioni hanno assoluta dimestichezza con le operazioni online, sia perché per i turisti extra U. E. il limite di utilizzo del contante è pari a 15.000 euro, in diminuzione a 10.000 per disciplina europea.

Infine, sostenere che non esista correlazione (o ve ne sia pochissima) tra evasione e utilizzo del contante perché dall’introduzione del limite di 1.000 euro è aumentata sia l’evasione che la massa monetaria circolante, non solo è irreale, ma dimostra due cose: che se si fosse lasciato il limite a 5.000 euro oggi avremmo dati ben superiori, sia come contante in circolazione, sia come entità dell’evasione fiscale; che limitare l’utilizzo di contanti non è sufficiente e che non si sono mai intraprese serie ed efficaci provvedimenti preventivi e punitivi per combattere questi fenomeni che ci caratterizzano in tutto il mondo.

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