Intelligenza limitata

Andrea Zoanni

contCronaca vera. Tempo fa in un negozio di una grande catena del “fai da te”, sia all’ingrosso che al dettaglio, mi capitò di assistere ad una scenetta nella quale un signore, a chiamarlo tale, lamentava allo sportello l’azione di rivalsa effettuata dal venditore nei suoi confronti per il recupero dell’importo inerente la fattura che in quel momento aveva tra le mani.

E si difendeva sostenendo che le sue finanze non gli permettevano in quel momento di sanare il debito nemmeno parzialmente. Al che la commessa, rintuzzando tentativi maldestri di convincimento, rispose senza mezzi termini che avrebbero proceduto nell’azione legale.

In quell’istante, l’illuminato debitore estrasse dalla tasca dei pantaloni di lavoro un mazzo di banconote e la gratuita pièce teatrale divenne interessante, perché dalla sua bocca uscì la proposta di piagare in contanti. Peccato che l’importo fosse superiore a 2.500 euro e, stupito, si sentì dire dalla commessa basita che la cosa non era fattibile.

Non contento di ciò, il nullatenente (si fa per dire) propose alla malcapitata di pagare in tre rate, idea che finalmente venne definitivamente respinta grazie anche all’aiuto di altri commessi, ponendo fine alla tragicommedia.

Vengo al sodo. Il titolo “Intelligenza illimitata” richiama in toto un post così denominato e pubblicato su Facebook nel tardo pomeriggio di ieri da un giovane collega di lavoro di nome Beppe:

“Lo ammetto, non riesco a capire come innalzare il tetto massimo di pagamento in contanti da 1000 a 3000 euro possa aiutare i consumi. Non ho mai pensato di non comprare un qualcosa di desiderato solo perché avrei dovuto pagarlo con assegno, bonifico o carta bancomat. Ma evidentemente sono io limitato rispetto ai geni che ci governano.”

Favorevolmente colpito dalla sua illuminante arguzia, ma non sorpreso conoscendolo, gli ho risposto di getto in questo modo, cosa che raramente faccio sui social network:

“Bravo Beppe, potresti iniziare così ilarmente una riflessione con la quale poi vai ad evidenziare quanto questo provvedimento aiuterà il recupero dell’evasione fiscale nonché il lavoro nero. E potresti anche aggiungere che nel paese della corruzione ed inventore delle mafie tale provvedimento era atteso come un toccasana. Sai vero cosa ci dicono i politici: ce lo chiedono gli italiani! Io no.”

Un altro collega di lavoro contribuendo allo scambio di opinioni ha drasticamente aggiunto in rima baciata: “Questa cosa ha solamente un nome, si chiama evasione.”

E allora. Non mi rivolgo ai sottoposti al presidente del consiglio bisognosi di pagnotta perché tengono famiglia e vogliono mantenere il posto di lavoro anche in considerazione dalla sua propensione a premiare i fedeli. Nemmeno mi rivolgo ai contrari a prescindere.

Mi rivolgo a chi sa discernere un poco il pensiero e valutare che le iniziative positive mai stanno da una parte sola. Partendo da fatti concreti, già esposti più volte e che non desidero ripetere.

Pertanto né mi voglio dilungare più di tanto, né anelo a repliche da stridore di unghie sui vetri che tentino di dimostrare il contrario. Dico solo se tale intenzione ne vale la pena, per quello che siamo, di fronte a frodi fiscali (con annessi e connessi) che assorbono il 17% del PIL nazionale e che, per dirla in dobloni, fanno più o meno 250 miliardi di euro (stime ISTAT). Una dimensione tale per la quale basterebbe il dimezzamento di tale cifra per sistemare forse per sempre i conti nazionali.

Aggiungo solo, contestualizzando la questione, che viviamo nel paese ove piccolo è bello, delle cose minute, delle PMI, dell’artigianato, delle ditte individuali (siamo gnomi e questo è un limite) mentre ciò che è dimensionalmente grande vale sì e no il 2% del sistema.

Ed in un tale parterre è evidente quanto l’evasione fiscale attraverso l’occultamento del fatturato possa risultare particolarmente semplice all’imprenditore individuale, al lavoratore autonomo, alla piccola impresa su base famigliare, al possessore di  beni ed immobili di qualunque genere, quando essi operano direttamente per il consumatore finale.

Sento gli echi degli obiettori, i signori del “sì, però…” che indicano in una percentuale piuttosto contenuta l’evasione su scala minore rispetto alle grandi aziende, in particolari alle multinazionali che sfruttano anche carenze normative nazionali ed internazionali mai sanate.

Ma quando mai riusciremo a catturare il pesce grosso se nemmeno abbiamo la forza di acchiappare il branco dei pesci piccoli, che poi sono una parte importante degli elettori da salvaguardare?

Penso invece che al contrario, in una grande impresa dove tra vertici aziendali e funzioni operative si interpongono diversi livelli gerarchici e un numero più elevato di persone, la tenuta di una “doppia contabilità” diventa più complessa e costosa, perché tutti o quasi dovrebbero essere coinvolti.

Mille sono i modi per evadere, ma il pensiero di alzare da 1000 a 3000 euro il tetto dell’uso di contante in Italia, la cui massa risulta superiore del 30% rispetto alla media europea, non è imbecille ma criminale.

Sento i media ostentare i paragoni con l’Europa, con certi paesi che nemmeno hanno questo limite. Oppure dire che questo permetterà alla gente di incrementare i consumi, anche in previsione della calata straniera per il Giubileo.

Verissimo, in tutti i paradisi fiscali non esistono limiti all’utilizzo dei contanti! Omettono invece di dire che in Olanda, per esempio, come in altri paesi, il contante non esiste quasi più e con le tessere acquistano pure le caramelle.

Piuttosto vi direi quante volte mi è capitato, nel gelato estivo preso in sostituzione del pasto di mezzogiorno, di assistere alla coppia straniera che chiede alla cassiera della gelateria di Milano: “Can i pay with credit card?” E questa rispondere, stupita di siffatta richiesta, con una chiara negazione esclamativa.

Eppoi, perdonate, se penso al Giubileo, non è un ulteriore regalo al mondo di mezzo e mafia capitale che nemmeno sanno cosa siano le ricevute fiscali, figuriamoci tutto il resto?

Un conto sono le politiche economiche, altra cosa sono quelle fiscali, un terzo ordine di questioni sono le politiche strutturali. Tra queste, è primario risolvere o quantomeno aggredire la criminalità e l’evasione fiscale, due anelli della stessa catena da cui derivano le forti inefficienze nostrane.

Penso che il limite all’uso del contante serva, nel nostro paese malato, essenzialmente ai fini dell’antiriciclaggio; pertanto sarebbe necessaria una soglia addirittura minore, che renda antieconomico il riciclaggio del denaro. Statisticamente la maggior parte dei pagamenti effettuati si pone al di sotto dei 1000 euro; io tale limite lo dimezzerei e parallelamente incentiverei i pagamenti elettronici.

Non tiratemi in ballo i vecchietti o le perdute dimore nazionali su e giù per le montagne, sono scuse vetuste di chi è contrario per interesse proprio a tale proposta. Un mio amico venditore di auto si lamentava perché l’allora provvedimento di riduzione del limite a 1000 euro gli impediva di vendere auto usate al mercato secondario, perché sopra tale limite pochi erano disposti a transare per non pagare in contanti e lui del resto non poteva certo vendere in perdita.

La realtà è che il monitoraggio sui provvedimenti di questa natura indica che il governo ha allentato le ganasce della prevenzione e dunque non va nella giusta direzione, perché si fanno controlli incrociati in modo arcaico, in assenza di strumenti elettronici compatibili tra loro.

Sono convinto che utilizzare un pagamento tracciabile e attuale sia un termometro della civiltà economica di un paese, che ci indica quanto siano mature le condizioni per un moderno sviluppo economico.

L’Italia anche per una questione culturale è un paese endemicamente afflitto dal problema dell’economia sommersa, la cui stima dimensionale arriva anche a un terzo rispetto al totale di quelle emersa.

Cosa farei io?

Una legge per portare a 500 euro il limite di pagamento per contanti.

Una legge per consentire la deduzione del 20% delle spese tracciabili su beni e prestazioni di primaria necessità con moneta elettronica, che abbracci importi superiori a 250 euro e certificati dall’emittente della carta elettronica.

Una legge che azzeri i costi bancari sugli utilizzi di bancomat e carte di credito fino ad una soglia mensile di 750 euro, oltre la quale si interviene con una tassazione e con l’obbligo di segnalazione dell’operazione da parte dell’emittente della moneta elettronica.

Tante leggi, una legge? Non importa. Possono sembrare misure restrittive, anti liberali e contro la privacy, ma un vero liberale combatte in ogni modo la mafie e le sue fonti e declinazioni commerciali. Così forse il popolo nazionale degli evasori, corruttori, tangentisti, ricattatori, ricettatori, ladri, farabutti e politici dormirebbe meno tranquillo.

Però dopo, chi mi vota?

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