Il treno dei desideri

Dario Fornaro

slaDeve essere scritto da qualche parte che l’avventura della “logistica alessandrina” (intesa come illustre, illustrissima prospettiva del comune capoluogo) debba esaurirsi per forza d’inerzia, senza che alcuno abbia avuto l’ardire di imboccare un’uscita di sicurezza rispetto al prevedibile esito finale. Anni di dura recessione economica generale e, più di recente, un evento locale del calibro del dissesto del bilancio comunale, avrebbero potuto costituire un accettabile motivo per soprassedere, o almeno contenersi, nella spendita della logistica come “sol dell’avvenire” della città. Ma ci voleva un po’ di coraggio e alla politica, com’è noto, non piace smentirsi, preferisce confidare nell’oblio fisiologico del pubblico o nel nuovo film in programma che sostituisce quello superato.

Non riesco a leggere diversamente – secondo il sapido racconto di Bottino sulla “Stampa” (09.10) – la calata dei maggiorenti alessandrini (“folta delegazione”, “gruppo moderatamente imbufalito”) nello studio di Sergio Chiamparino per chiedergli un occhio di maggior riguardo della Regione Piemonte  per il piatto-piangente della logistica alessandrina, visto che tutti gli altri appigli si sono finora rivelati inconcludenti. E il treno dei desideri (Celentano) è diventato un lancinante desiderio dei treni e dei container (Slala) incentrato sul famoso Scalo-smistamento di Alessandria (con Novi a rivendicare similmente per il suo scalo di San Bovo). Insomma: caro Presidente Chiamparino pensaci tu!

Era cominciato ben diversamente, nella primavera pre-elettorale del 2002, il percorso della logistica alessandrina. Con l’idea-progetto –  presentata in un risonante convegno promosso dal Sindaco e dal Presidente della Provincia –  di un grande Centro merci (Distripark), previsto prima a Villa del Foro e poi a Cantalupo. Centro situato a qualche chilometro dallo Scalo e servito da un paio di binari sfilati, dirimpetto a Casalbagliano, dallo Smistamento ferroviario. Questo, tanto per rammentare che l’idea della “grande logistica” alessandrina nasce, e muove i primi passi, discosta, diversa e innovativa rispetto al mitico Scalo portatore della grande tradizione ferroviaria. Inoltre, ma direi soprattutto, per sottolineare come furono la enorme portata del progetto e la sua apparente affidabilità  politico-tencica  a innescare le travolgenti illusioni che, col passar del tempo, sono ahimè  declinate in cocenti delusioni. Non è sconveniente, perciò, riandare all’epoca Distripark (una “cosina” da  1.108.000 mq. dei quali 322.000 coperti), perché quella fu la madre di tutte le  neonate ed enfatiche logistiche alessandrine: ad ipertrofiche previsioni portuali genovesi, corrisposero infatti proporzionali aspettative retroportuali alessandrine.

Tale Distripark – diventato tosto soggetto societario col nome di PLA, Piattaforma Logistica Alessandrina, e sviluppato, sempre in via progettuale, dalla Giunta Scagni (2002-2007), fu però bocciato dalla subentrata Giunta Fabbio e riconvertito in  una presenza logistica tripartita, dispiegata cioè su tre insediamenti: Smistamento, San Michele e un residuo Cantalupo. Di fatto la PLA perse subito per strada le località diverse dallo Smistamento e quest’ultimo, già in crisi di prospettive  per motivi di radicale riassetto del trasporto ferroviario, divenne, bon gré, mal gré, il caposaldo unico e tangibile di ogni discorso logistico successivo.

Progettare in casa d’altri  non è privo di inconvenienti e/o incertezze, specie se il proprietario, il “dominus”, si chiama RFI e manifesta ripetuta tiepidezza per una destinazione/gestione del sito ferroviario che non rientra, forse solo per la modesta caratura dei proponenti, nelle sue strategie cargo-logistiche. Non a caso rimase e rimane così problematico imbarcare, sull’iniziativa alessandrina, “soggetti forti” – tanto sotto il profilo professionale che finanziario – del mondo logistico-imprenditoriale, onde la scena continua a restare interamente occupata da soggetti pubblici: non proprio il viatico migliore per affacciarsi sui mercati internazionali dei servizi logistici.

Tornò così  opportuno, politicamente ed economicamente, per Alessandria, tentare di agganciare (è proprio il caso di dire) il treno del Terzo Valico, parente generoso, almeno negli anni promozionali e per l’acquisizione dei consensi locali, di opere compensative e interventi di accompagnamento che avrebbero potuto estendersi piacevolmente allo Scalo di Alessandria (e di Novi) e rispettivi progetti di taglio logistico.  Malauguratamente, quando dopo infiniti “tira-e-molla” si apre il cantiere del maxi-tunnel, anche i tempi  sono cambiati: aumentano le difficoltà a procedere con i lavori e, presumibilmente, anche i costi previsti (basta pensare alla collocazione dello “smarino” nelle cave del Basso-alessandrino). Ciò che induce – storia recente – promotori ed esecutori del Valico a limare pure sulle promesse di compensazioni o gratificazioni seminate lungo il percorso. Anche questa via sembra perciò precludersi, per Alessandria, o quantomeno ridimensionarsi a “contentino”, non decisivo, per il nostro Scalo e per un progetto logistico purchessia (che, comunque, rimane allo stadio di abbozzo in mancanza di interlocutori operativi).

Capita allora che, per provarle tutte, si vada in Regione (peraltro già in ben altra tensione per il capitolo ferroviario passeggeri & pendolari) e, con viso corrucciato e il cappello in mano, si esali in coro un: San Chiampa facci la grazia (o quantomeno aiutaci con l’alibi).

Chissà, forse era meglio rivolgersi ad Alfano e relazionarsi a distanza col Ponte di Messina, ma questa è  un’altra storia.

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4 thoughts on “Il treno dei desideri

  1. Sarebbe interessante sapere perché i nostri vecchi avevano, saggiamente, progettato e realizzato un sistema di trasporto delle merci incentrato sulla ferrovia, la quale è il vero asse portante, il tramite fra le navi che solcano i mari ed i piccoli furgoni che raccolgono e distribuiscono i colli all’utenza finale, sempre che questa non abbia un volume tale da giustificare l’impiego del trasporto di carri a domicilio o addirittura il raccordo ferroviario, mentre, oggi, tutti si riempiono la bocca di logistica, sproloquiando a dritta ed a manca in merito ad oscure strategie di gestione o di mercato.
    Le strutture di trattamento della merce debbono essere situate il più vicino possibile ai luoghi di raccolta, distribuzione o passaggio intermodale, senza creare assurdità come sbarchi a Rotterdam e smistamento in Baviera e via spropositando. Il parco merci di Alessandria deve tornare ad essere utilizzato per la sua primigenia funzione: quella di smistamento dei carri per creare treni omogenei per linea e/o per categoria merceologica, non già per comporre treni che dovrebbero uscire già completi dal porto di Genova, bensì per riassortire ciò che, a causa del piccolo ammontare dei singoli lotti, deve essere rielaborato in un’area dove lo spazio non sia così ristretto come in Liguria, fatto salvo quanto debba essere distribuito in quella Regione e nelle immediate vicinanze. Ciò che manca è una vera politica del trasporto merci volta a relegare l’autocarro al ruolo di raccoglitore e distributore, impedendo il vagare di una pletora di mezzi anche per il trasporto di merci fra due località ottimamente servite dalla ferrovia; nondimeno, la miopia, oggi, imperante ha fatto sì che fosse chiusa la quasi totalità degli scali merci, anche in Città importanti come Milano, al solo scopo di recuperare aree per speculazione edilizia: siamo arrivati ad un livello così basso che si vorrebbe un Piemonte con tre soli scali merci attivi (Torino, Alessandria e Novara) ed il famigerato Ing. Moretti, quando ricopriva l’alto incarico nelle Ferrovie dello Stato ad affermare che, tra Genova e Milano, la merce dovrebbe viaggiare in autocarro!
    Purtroppo, riparare i danni creati in poco tempo richiede, prima ancora di assistere ad un’inversione visibile di tendenza, la formazione di menti.

    • Così facendo, allora, si deve procedere davvero a raddoppiare la via di Altare, per poi chiudere per lavori quella di Ferrania, realizzando un quadruplicamento sul valico, oltre, ovviamente, a raddoppiare tra San Giuseppe di Cairo e Ceva.

    • Ringrazio Angelo per l’ottima, tempestiva segnalazione dell’articolo della Stampa, ediz. Cuneo.. Chi avrà la pazienza di cliccare sul sito indicato troverà di che confrontare come si è lavorato a Mondovì ( tra l’altro:simbiosi pubblico-privato) e come si è chiacchierato ad Alessandria.

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