Alvigini 50-60

Qui Alessandria  Dario Fornaro

pgaI commossi saluti e il sincero cordoglio per la scomparsa, nei giorni scorsi di Pier Giuseppe Alvigini, Sormai ultranovantenne, si sono giustamente soffermati sulla sua presenza, costante quanto discreta, sulla scena solidaristica e partecipativa della  nostra città, della quale è stato per parecchi anni, fino a che le sue forze hanno retto, co-protagonista riconosciuto e fecondo.

Certo, per la sua biografia, sono state anche ricordate, di passaggio, le frequentazioni politico-culturali della prima maturità (Circolo Faà di Bruno, affiliazione domenicana, Comitati civici, rivista “Convivenza”) che hanno marcato per diverso tempo il suo  percorso di crescita.

Il tempo trascorso dagli anni 50-60 e il mutamento radicale di orizzonti socio-politici ad ogni livello, hanno di molto attenuato la percezione della sua attiva presenza nel dibattito, non solo locale, sulla funzione/missione dei cattolici alla guida del Paese. Dibattito del quale si sono persi lo spessore tematico e il fiorire di vivaci contrapposizioni di gruppo riconducibili, secondo il filtro approssimativo “destra-centro-sinistra”, al radicalizzarsi delle correnti (idee, proposte, lotte di potere) all’interno della DC e dintorni.

Alvigini era inserito nel filone di quanti erano particolarmente sensibili alla edificazione di  una “società cristiana”, rispetto a coloro che si schieravano, nella perdurante temperie postbellica, per la realizzazione di una “società democratica”, sia pure illuminata dai valori cristiani. In tal senso ebbe, con il suo entourage,  contatti qualificanti con gruppi e protagonisti di rilievo nazionale (Scassellati a Torino, Baget-Bozzo a Genova, la rivista “Terza Generazione” e via di seguito) che non erano completamente appagati dalla recente cornice costituzionale, della quale vagheggiavano evoluzioni nel senso di una governabilità (oggi si direbbe) più funzional-decisionista.

E qui mi fermo perché i miei sbiaditi ricordi d’epoca, la carente documentazione di riferimento e la mia divergente collocazione,  mi porterebbero facilmente nel “fuori seminato”. Mi sembrava comunque non superfluo rimarcare questo lato di antico “intellettuale impegnato” del Nostro, che altri potrebbe ben meglio illuminare e collocare nel suo percorso verso la retta e motivata bonarietà che tutti hanno poi conosciuto, e molti apprezzato.

Di mio aggiungo appena che quando, un paio d’anni fa, Giacomone” ed io siamo andati dall’amico Alvigini a prelevare il suo lascito librario per la Biblioteca “Giovanni Sisto” – del Centro alessandrino dell’Università Cattolica – abbiamo avuto diretta contezza (.. in peso e qualità) dell’apparato di studi e documentazione che, per tutto un tragitto di vita, aveva sostenuto la sua discreta presenza in questa città.

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