Cattolici statunitensi un nuovo protagonismo?

Carlo Baviera

obaIl Papa ha terminato la visita negli Stati Uniti, dopo essere transitato da Cuba. Molti i messaggi e le sfide per le comunità (sia per quella ecclesiale, sia per la civile). Ci sarà modo di approfondire nel tempo.

Vorrei fare un passo indietro: tornando al mese di  luglio. Nei giorni precedenti la visita di Papa Francesco in tre Stati del Sud America, con tutti i risvolti e le implicazioni che i viaggi pontifici portano con sé, e alla riscoperta di un cattolicesimo popolare giovane e molto coinvolto con le difficoltà di quei popoli, c’era chi già cercava di approfondire la riflessione sul cattolicesimo statunitense.

Lo sguardo partiva, e si soffermava, sull’impegno e la testimonianza in politica e nella società come  presenza che può portare ad un nuovo protagonismo. Si accennava a una serie di candidati alle Primarie presidenziali, alla presenza parlamentare che percentualmente è superiore al 24% della popolazione. E si continuava affermando che: Sono cattolici sei giudici su nove della Corte suprema, il segretario di Stato John Kerry, il capo di gabinetto della Casa Bianca, il direttore della Cia, il numero uno e numero due dell’Fbi, il capo di Stato maggiore delle forze armate, il comandante dei marines, il capo di Stato maggiore dell’aviazione e l’ex consigliere della sicurezza nazionale. Oltre a due quinti dei governatori dei 50 Stati americani. È un fenomeno in crescita che è passato quasi inosservato sui media statunitensi “.

Mi ha poi colpito un altro passaggio della riflessione:è sorprendente la propensione del liberal Obama a nominare cattolici ai più alti ranghi della sua amministrazione, soprattutto se si considera lo scontro frontale fra esecutivo e Chiesa scatenato dalla legge di riforma sanitaria del presidente, la cosiddetta Obamacare, che impone ai datori di lavoro di fornire contraccezione e farmaci abortivi ai loro dipendenti. [..] È sicuramente un segno che la cultura cattolica, [..] è sempre più parte integrante del tessuto della vita americana. [..] un indizio del disorientamento degli americani, accelerato all’inizio del nuovo secolo, quando «la peggiore forma di male si è abbattuta sul loro suolo, il loro sistema economico è stato scosso da una profonda crisi, e una moltitudine di nuove e vecchie superpotenze ha cominciato a contestare nei fatti la loro superpotenza», lasciando gli Usa «filosoficamente sguarniti di fronte al loro declino» e alla ricerca di «più solidi punti di riferimento». È anche innegabile che, dopo la recessione, i tagli ai servizi pubblici hanno ceduto in parte alla Chiesa il difficile compito di garantire una rete di sicurezza ai bisognosi, facendone un interlocutore imprescindibile per le amministrazioni locali. La Chiesa dunque come l’unica organizzazione affidabile e strutturata in grado di rimpiazzare uno Stato in ritirata e di produrre, nelle sue scuole e università di alto livello, una classe dirigente preparata e critica. Quindi, dal punto di vista del governo, una forza con la quale conviene allearsi e alla quale attingere idee e risorse”.

Mi permetto due rapide osservazioni, suscitate dalle citate affermazioni.

La prima: quanti militari o esperti della materia fra le maggiori presenze cattoliche nelle cariche della Federazione statunitense! Se questo è il protagonismo cui delegare una nuova e più incisiva presenza cattolica in quel contesto e all’interno della nazione guida dell’occidente e del mondo libero e civile, qualcosa non quadra rispetto al discorso che Francesco continua a seminare in ogni occasione. Pertanto mi auguro che posti chiave da conquistare siano altri; e che coloro che “contano” a livello di Pentagono, politica estera, CIA, FBI, sicurezza nazionale riescano a modificare radicalmente la politica che gli USA hanno condotto da decenni.

So che, in un mondo che deve contrastare minacce e terrorismo, e dove sono negati diritti elementari per interi popoli da parte di tiranni e gruppi del narcotraffico e del commercio di armi, di persone, di valori, serve anche avere la forza per contrastare. Ma è l’ONU che deve essere potenziato; non sono le superpotenze (o che si credono tali) che sono delegate a decidere, fare e disfare a proprio piacimento; oppure a sviluppare incomprensioni per difendere un ordine mondiale che non regge più o un sistema economico delle multinazionali a loro volta dannose per popolazioni locali.

E qui scatta la seconda osservazione. Se gli statunitensi hanno bisogno di nuovi punti di riferimento per superare il disorientamento di inizio secolo (quando sono stati colpiti nelle loro certezze e sicurezze), e se la Chiesa è l’unica istituzione che rimpiazza lo Stato in ritirata per quanto riguarda il sostegno alle difficoltà sociali e che garantisce Scuole e Università di livello per formare classe dirigente, se tutto questo è vero, mi auguro che la Chiesa cattolica degli USA non sia solo occasione di momentanea alleanza per tornare “agli affari, alle certezze, ai metodi, alla mentalità” di sempre; a quegli atteggiamenti definiti imperialistici.

Se non si approfitta di tutto lo sconvolgimento mondiale (dalla fine del comunismo, al rinascente protagonismo arabo, dalle migrazioni, alle nuove guerre, dalle epidemie, alla crisi finanziaria, e ai mutamenti climatici) per ripensare completamente il ruolo degli USA;  se non si supera lo spirito Wasp (bianco, anglosassone, e protestante) a favore di una visione più plurale più aperta alle minoranze, quelle indigene e quelle immigrate; se non si modifica l’idea del ruolo di garanzia in un contesto sussidiario, condiviso e poliarchico, temo che si sfarinino le alleanze o le si dovrà tenere insieme minacciando ritorsioni.

Mentre, posta la funzione diversa della religione e della fede rispetto alla autonoma funzione della politica, il “supporto” che può venire da credenti nel Gesù morto e risorto è quello di sollecitare a modifiche profonde, direi  “rivoluzionarie” rispetto ai paradigmi economici, finanziari, militari, culturali che dominano il pensiero capitalistico mondiale. Altrimenti, che i “capi delle nazioni” siano o non siano cattolici, a nulla servirebbe e nulla cambierebbe nel Paese delle Libertà.

Mi pare che Francesco abbia lanciato segnali importanti, da questo punto di vista. Se ne dovrà ancora parlare, e cogliere eventuali cambiamenti significativi nelle scelte sia Statunitensi, che di ogni popolo: in particolare dai cattolici.                        

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