Pier Giuseppe Alvigini, testimone di gratuità

Domenicale Agostino Pietrasanta

ALForse un passo della scrittura, ovviamente tra altri, che potrebbe introdurci nello spirito con cui Pier Giuseppe Alvigini (Piero per gli amici) ha operato nella sua lunga esperienza di vita, potrebbe trarsi dalla prima lettera di S. Pietro “…sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”. Io credo che ne abbia fatto un’essenza del suo agire sempre. Uomo di fede che ha vissuto la fatica di ricercare per sè e di presentare agli altri le ragioni del suo credere. Per questo la ricerca della verità, per questo l’urgenza di trasmettere agli altri i risultati raggiunti o le perplessità ed i dubbi del suo pensiero. Non per nulla aveva scelto di essere laico domenicano (una volta si diceva terziario): contemplata aliis tradere: comunicare ciò che si apprende.

C’è al fondo di questa  ispirazione il suo rispetto per ogni persona, sempre capace in quanto tale di farsi soggetto di impegno e di cultura. Su questa linea si è trovato in sintonia, peraltro dichiarata, col pensiero della Chiesa, da cattolico maturo che ha sempre voluto capire e poi ubbidire in piedi, cercando e trovando, fino a pochi anni fa, al limite cioè delle sue possibilità fisiche un dialogo con i suoi vescovi, da quando, subito dopo la guerra mons. Gagnor lo ha impegnato nella responsabilità dell’associazionismo laicale diocesano.

E questo rispetto, questa fiducia nella persona lo ha spinto, assieme ad un gruppo di amici, a fondare il Centro Studi Francesco Faà di Bruno, rivalutando addirittura alla fine degli anni cinquanta una personalità alessandrina del secolo precedente, ancora sconosciuta ai più, ma oggi presentato dalla Chiesa stessa, all’esempio comune per l’eroicità del suo operare, nel volontariato, ma anche in politica: il beato Francesco Faà di Bruno; tra l’altro, ma qui il discorso avrebbe bisogno di altri tempi, si trattò del percorso fatto da Lui e dai suoi amici, per superare l’esperienza dei Comitati civici, che pure l’aveva visto come protagonista, anche per rispondere ad un’indicazione del vescovo di questa Chiesa. Mi si permetta  solo di ricordare la fondazione e l’attività durata per alcuni anni della rivista “Convivenza”, che nel corso degli anni sessanta costituì la premessa teorica di molti suoi impegni futuri.

Era per Alvigini, un’importante avvisaglia di ciò che sarebbe stata, dopo pochi anni, la sua azione principale, azione che lo ha reso protagonista della vita cittadina: il volontariato. Non sempre gli è stato facile; solo la sua determinazione e l’aiuto di qualche amico ha reso possibile praticare una strada non sempre gradita a parecchie ideologie. Alla fine però, anche le Istituzioni pubbliche cittadine gli hanno aperto prospettive di riconoscimento e di intervento che hanno fatto di Alessandria un polo importante per la partecipazione volontaria di tanti cittadini nei consigli di quartiere, dove si potevano capire e farsi carico dei problemi della Comunità. E fu questo per Lui e parecchi dei suoi collaboratori, un modo per testimoniare nel concreto che per un cristiano e per ogni uomo di buon volere, si gioca la propria credibilità sul disinteresse: lavorare senza chiedere nulla in cambio, la testimonianza della gratuità.

La strada più cospicua, ma anche il risultato più rilevante, non senza ovviamente qualche delusione, fu il rendere ragione degli impegni delle pubbliche istituzioni, da Lui sempre rispettate nei loro ruoli, ma anche sollecitate a svolgere i loro compiti, non dalla contestazione ideologica, ma dalla consapevole informazione di tutti i cittadini.

Ci sarebbe ben altro, ma ancora un accenno mi sembra essenziale. Pier Giuseppe Alvigini, credente e cristiano convinto, ma attento ben più che rispettoso alle ragioni altrui, ascoltava le indicazioni della Chiesa, ma si sentiva Laico (aggiungeva a trecentosessanta gradi) autonomo nella costruzione della città dell’uomo; nella seconda parte della sua vita il Concilio gli aveva proposto un contributo al riguardo che lui citava persino con qualche insistenza: l’autonomia dei laici nell’impegno politico. Ricordava (e negli ultimi tempi persino con qualche eccesso) di un suo incontro con Giovanni Paolo II, dopo un’udienza al laicato domenicano. Il papa, visto il cartellino su cui stava scritto P. Alvigini, equivocò e ritenne che il P. stesse per Padre. Lo chiamò e gli chiese: Padre Alvigini che pensa di questo laicato? Santità, io sono un laico e mentre ne penso molto bene, ne devo onorare la presenza. Il papa rivolto a tutti sottolineò: promuovete il laicato, promuovete il laicato nella Chiesa. Pier Giuseppe Alvigini lo stava facendo da sempre.

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