Pericolose nostalgie

Angelo Marinoni

immI duri si vedono quando il gioco si fa duro e, per nostra disgrazia, abbiamo dimostrato che i duri non siamo noi. Abbiamo accolto migliaia di disperati in esodo perenne da terre disgraziate afflitte da guerre, carestie e pazzi furiosi sanguinari piangendo e invocando l’aiuto di tutti, maledendo i molti che non ci aiutavano, ma nel farlo in modi più o meno efficienti abbiamo riempito giornali e mezzi di comunicazione di orribili frasi razziste, invaso i social network di immagini in cui i disperati sono diventati approfittatori e avventori di lussuosi hotel, rispolverando la più becera propaganda nostalgica di certi rudi metodi del Ventennio e rendendo il reato di apologia di fascismo più diffuso del turpiloquio nei cantieri toscani o veneti.

Una rapida scorsa agli editoriali, ai commenti, alle interviste di piazza rivela una “pancia italiana” che fa rabbrividire e quello che lascia perplessi è che i beceri termini dello scontro si stiano trasferendo al dibattito politico. Gli argomenti, se vogliamo definire le facezie di cui si sente cianciare, variano dai clandestini che se la spassano negli alberghi a spese nostre, ai siriani smidollati che non si rimboccano le maniche come abbiamo fatto noi dopo la guerra, ai guerriglieri dell’ISIS che si infiltrano sui barconi, alle rivolte di piazza perché vengono impiegati edifici abbandonati in aree urbane per farne ricoveri. Sull’altro fronte ci sono le persone che pretendono i parcheggi rosa e impongono la scelta dei componenti dei consigli di amministrazioni su base sessuale e non meritocratica e contemporaneamente ritengono che la condizione femminile nel mondo islamico sia un accettabile fatto di diversa cultura e ci sono persone che si ostinano a voler integrare persone che non hanno nessuna intenzione di essere integrate. Bisogna saper distinguere un atteggiamento razzista da un atteggiamento preoccupato verso una esigua minoranza che pretende di importare un sistema sociale inaccettabile perché sessista, liberticida e violento.

Un minimo di ragionato dibattito non si è ancora visto: bestie vs vermi sono le casacche delle squadre.

Ultimamente si è aggiunta un’altra perla di ripugnanza: vedendo Germania e Austria che accolgono con numeri molto grandi, l’Italietta delle vignette del Duce che scaccia il berbero invasore (ma non era successo il contrario?) comincia a cercare tutte le convenienze che possono avere questi due paesi a attuare politiche di accoglienza.

Mi vergogno molto all’idea di un paese che applaude Orban e deride Merkel.

Ho condiviso le parole del Presidente Renzi sull’Europa che vogliamo e su quella che non vogliamo e credo che si sia a un punto di svolta e, forse, le coraggiose e positive scelte della Mitteleuropa sono state anche indotte dal Governo Italiano che non ha accettato le farneticanti teorie antitedesche, ma ha fatto politica nel senso nobile del termine per imporre un disegno finalmente europeo sul dramma siriano e sulla gestione dei flussi migratori.

I ridicoli muri ungheresi (e i tragici muri israeliani in altri contesti) non possono fermare alcunchè, possono solo peggiorare le condizioni di chi già sta peggio e aumentare il numero di problemi che gli Stati membri meta finale dei migranti dovranno affrontare.

Una comune politica di accoglienza e un rigido sistema di norme e di controlli (è insindacabile che in mezzo ai disperati si possa rifugiare di tutto e a far presa sui disperati con i proclami si faccia in fretta) è il primo punto su cui lavorare e sul quale si è a buon punto, il secondo, più difficile e più arretrato, è una politica estera comune o quantomeno il meno frazionata possibile.

Sicuramente ci sono da comprendere e definire le posizioni su spinose questioni, la prima in assoluto è spostare il fronte dalla Russia ai territori violentatati dall’ISIS: la difesa a oltranza dell’Ucraina è stato un vergognoso passaggio dell’Europa, se la Russia avesse fatto su potenziali scissionisti nel suo territorio quello che ha fatto il governo ucraino sulle popolazioni russe indipendentiste si sarebbero aperte le cateratte del cielo (la questione cecena non può essere presa ad esempio contrario essendovi organizzazioni terroristiche e jihadiste oltre a interessi economici che rendono la scacchiera molto più complicata), ma è stata difesa, quella si’, solo per interessi di cui non possiamo andar fieri, molti interessi tra l’altro degli USA; collegato a questo c’è la posizione da tenere con la Russia: è vero che Putin non fa nulla per essere amato in Occidente e che i metodi siano discutibili, ma abbiamo membri dell’UE che fanno politiche anche più liberticide e addirittura stati che vorrebbero entrarvi che fanno finta di attaccare l’ISIS per abbattere una minoranza politica e culturale.

La Russia è un ottimo partner economico per l’UE attualmente, forse il migliore, e può garantire quella stabilità ad aree difficili che interessano poco agli alleati d’oltreoceano legati a doppio filo a paesi del mondo arabo del quale per decenza si dovrebbe tacere circa i diritti umani: con quale faccia si minacci il ritiro degli ambasciatori ai russi e non si batta ciglio con paesi in cui le donne non possono, fra le altre cose, studiare, sono private del diritto di voto, vengono torturate pubblicamente persone per reati d’opinione e la discriminazione sessuale e religiosa è regolata dallo stato, mi lascia ancora allibito.

Stiamo ancora facendo i conti con la destabilizzazione dovuta alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, dopo oltre vent’anni, con una classe dirigente che potrebbe avere membri che non hanno quasi visto la Russia sovietica, i problemi irrisolti sono ancora li’, alcuni sono solo cambiati e si è aggiunta una primavera araba presto divenuta una estate torrida e perniciosa, a dimostrazione che o chi ha vinto la guerra fredda non aveva e non ha la maturità politica per gestire la vittoria oppure è stata una vittoria di transizione verso anche la sua sconfitta.

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