Viale XX – Demolizione a rate

Qui Alessandria  Dario Fornaro

bagL’ennesimo imponente “bagolaro” è stato segato alla base, in questi giorni, manco a dire in Viale XX Settembre, dirimpetto a via Foscolo. Lentamente, schivando clamori, un taglio oggi, tre domani, procede la demolizione di uno dei classici viali di Alessandria degni di tal nome.

Pochi dubbi che chi ha impugnato la motosega avesse in tasca, come di prammatica, il suo  bell’ordine di lavoro e chi lo ha firmato avesse sulla scrivania la sua bella esimente fitotecnica  (che so: albero malato, a fine vita, tendenzialmente pericoloso etc.). Tutto bene, dunque, tutto regolare. Col solito  mezzo metro di ceppo/cippo lasciato a memoria del tronco scomparso, ad implementare l’arborea Spoon River  del verde pubblico  cittadino.

Allarmino ingiustificato, rumore per nulla? Vedremo. Certo che il futuro (prossimo) del viale è sovrastato da una pesante incognita e da un silenzio discretamente sospetto della “competente autorità”. Da diversi anni, dai tempi della Giunta precedente, esiste un progetto di sbaraccamento (pardon: rifacimento integrale) dell’intera strada, corsie di traffico/parcheggio e viale alberato. Esiste, è stato ufficiosamente anticipato alla stampa, poi è stato di botto rimesso nei cassetti dei Lavori Pubblici, assieme al “rotondone” che avrebbe dovuto sostituire i semafori di testata. Forse l’assaggio non fu apprezzato dal Quartiere Pista , lasciò prevedere polemiche ingrate onde si preferì soprassedere per il momento. Così come andò a buca, per un pelo, la manomissione di Piazza Mentana (che è un’altra bella storia di intese pubblico-private decifrabili solo a posteriori).

Questo tipo di progetti, con allegata sponsorizzazione politica trasversale, hanno tuttavia, giova ricordare, una vitalità insospettata, tempo a disposizione e un’attitudine marcata ad aggirare gli ostacoli. Se l’ostentato decisionismo di un primo momento crea problemi con la cittadinanza, si ripiega celermente su un “piano b”, dispiegato sulle linee di minor resistenza e ascrivibile a strategia sommersa, o furbata d’occasione, tipo “si fa ma non si dice”.

Per un viale, ad esempio, finito nel mirino – certo non senza qualche ragione – degli Urbanisti, si può procedere per qualche anno con un espianto a pezzi e bocconi, con interventi “spot” disseminati casualmente. Finché un bel giorno la magra proporzione degli alberi superstiti, e  la loro dislocazione saltabeccante, rispetto ai numerosi “vuoti” lasciati  dalla occhiuta decimazione, appaiano ormai insostenibili anche ai più tenaci “conservazionisti” e configgano  con ogni nozione accettabile di viale alberato. Coltivato e raggiunto l’ineluttabile, si potrà finalmente dar mano alle ruspe – perfino con sentimenti di pubblica riconoscenza – e del viale centenario resteranno le immagini di cartolina.

Ipotesi sbarazzina, ricostruzione tendenziosa dei fatti e delle intenzioni? Può darsi. Ma non da oggi sarebbe facilissimo, per Palazzo Rosso, forse anche dovuto, smentire le elucubrazioni luttuose degli “amici del viale”, chiarendo efficacemente, con gli opportuni supporti tecnici, come stanno le cose e in che misura – tempi e modi – si intende affrontare lo stato di degrado della (ex) nobile arteria pistaiola. Degrado delle quinte arboree e della entrostante corsia pedonale, ormai impercorribile.

Prima, possibilmente, che un sagace “blitz” tipo Ponte Cittadella produca, sull’esistente,  il famoso “fatto compiuto” (alias: ora fate pure le vostre polemiche postume).

Il problema di conservare, a lungo e al meglio, i “viali storici” – così come pure dicasi di parchi e giardini di pregio – è in genere vasto, complesso,interdisciplinare e non privo di esiti controversi od esiziali. Un terreno ideale peraltro, per un pubblico amministratore, ove esercitare la beneamata  trasparenza, e, per il cittadino ambientalista, per pretenderla.

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