Lettera di risposta al vescovo di Acqui Terme, Mons. Micchiardi, sulle unioni civili

Daniele Borioli (*)

(Il senatore Borioli, nostro frequente collaboratore, ha risposto ad un’interessante lettera del vescovo di Acqui Terme (per leggere, clicca qui) sul problema delle unioni civili ed inviata a tutti i senatori piemontesi; su richiesta dello stesso Borioli pubblichiamo volentieri la sua risposta. Ap).

unioni-civili

Eccellenza,

desidero in primo luogo ringraziarLa per la considerazione in cui Ella mi ha voluto tenere, inviandomi la Sua riflessione sul tema del cosiddetto “ddl Cirinnà”, dal nome della collega che al Senato ha avuto l’incarico di relatrice del provvedimento sulle unioni civili e sulle convivenze.

Una considerazione alla quale cercherò di corrispondere rivolgendomi a Lei con assoluta sincerità.

E’ mia convinzione, come legislatore, che appartenga ai miei doveri tentare di dare piena attuazione a quanto previsto dagli articoli 2 e 3 della Costituzione, circa il pieno riconoscimento dei diritti della persona e della dignità sociale di ogni individuo, a prescindere dalle sue condizioni personali e sociali.

Su questo versante, l’inaccessibilità tuttora vigente per gli omosessuali, dei diritti civili fondamentali, riconosciuti invece ai contraenti un matrimonio, costituisce un fattore di esclusione, a mio parere assai grave, dagli stessi caratteri costitutivi di un pieno status di “cittadinanza”.

A questo vulnus, che la distanzia da gran parte degli altri Paesi dell’Unione Europea e che è stato formalmente e nettamente individuato dalla nostra stessa Corte Costituzionale, occorre che l’Italia ponga rimedio senza indugio.

D’altro canto, sempre come legislatore, mi è chiaro come la risposta a questa a mio parere inderogabile esigenza debba essere coerente con quanto la Costituzione italiana afferma, dove agli articoli 29 e seguenti riconosce, tutela e promuove la peculiarità della famiglia fondata sul matrimonio.

In questo senso, mi pare di poter affermare, con una certa serenità, che il testo del disegno di legge in esame, integrato dai primi emendamenti approvati in Commissione, di cui ieri la stampa ha dato ampia informazione, si muove in un solco di grande equilibrio.

Intanto, mi sia permesso evidenziarlo, nell’abbinare l’apertura ai diritti per le coppie omosessuali che scelgono la strada dell’unione civile, con l’attribuzione di doveri analoghi a quelli esistenti nel matrimonio. Un abbinamento che conferisce alle unioni anche un compito di responsabilizzazione dei contraenti il rapporto, oggi del tutto inesistente se non sul piano dell’attitudine soggettiva.

In secondo luogo, fin dall’impostazione originaria del testo, è preclusa alle unioni civili la facoltà di accedere alle adozioni e alle forme di procreazione assistita oggi consentite dalla legge alle coppie eterosessuali. Ciò determina, nei fatti, una precisa e netta distinzione tra il matrimonio e l’unione civile.

Su questo punto, che come Lei sa è molto controverso,  dibattuto e divisivo a livello di opinione pubblica, il legislatore ha compiuto una scelta difficile ma chiara, del tutto in linea con il dettato costituzionale.

Non solo. Il primo emendamento approvato ieri, alla ripresa dei lavori, in Commissione Giustizia del Senato, rende ancora più netta, se possibile, la distinzione tra unione civile e matrimonio, parlando della prima come di una “formazione sociale specifica”, ed elidendo perciò ogni possibile collegamento, diretto o derivato, tra quest’ultima e il matrimonio.

Insomma, in punta di diritto sono convinto si stia facendo tutto quanto è possibile per contemperare le due esigenze che inizialmente richiamavo e, in qualche modo, anche per tenere in debito conto, pur nel rigoroso rispetto della laicità delle istituzioni, i principi e le sensibilità che la Sua lettera e le parole del Cardinale Bagnasco interpretano.

Mi permetta, infine, di svolgere una breve considerazione politica, inevitabile dato il mio attuale “mestiere”.

Auspico sinceramente che quello che io considero un passo in avanti nel senso dell’inclusione sociale e della civiltà democratica possa svolgersi in un clima di collaborazione e non di contrapposizione tra le differenti culture che vivono nelle nostre comunità, nazionale e locale, dando ad esse impulso, speranza e, sempre più, risposte concrete ai molti problemi che lo Stato non riesce a risolvere.

Evitando di replicare il clima di stagioni passate, che mi auguro oggi possano essere definitivamente affidate alle riflessione degli storici e della storiografia.

Perché ciò accada, occorre certo che il mondo della politica faccia la sua parte, sottraendosi alla tentazione di esasperazioni ideologiche e di approcci, in cui le pur legittime e rispettabili convinzioni personali  prevalgano sulla responsabile ricerca di una sintesi più ampiamente condivisa.

Un lavoro che sarà più semplice se anche la Chiesa cercherà di tendere una mano, con lo spirito di apertura che contraddistingue positivamente, anche agli occhi di un laico come me, la sua azione, nell’affrontare molti delle sfide che la modernità pone ci pone di fronte, rivelando la fragilità dell’essere umano e l’inesauribile bisogno di arricchire, giorno dopo giorno, il bagaglio di diritti e doveri che ne accompagnano l’esistenza.

(*) Senatore PD della provincia di Alessandria

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One thought on “Lettera di risposta al vescovo di Acqui Terme, Mons. Micchiardi, sulle unioni civili

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