L’arc-en-ciel

Qui Alessandria  Dario Fornaro

meierIn francese, e con bella inflessione poetica, sta per “arcobaleno”. Nelle terre di Marengo “arco nel cielo” sarà, nella sua irredimibile fissità albina, il grande, massiccio semicerchio che l’Arch. Meier – pungolato dalle ambizioni alessandrine di stupire il mondo –  ha innalzato sul Tanaro in funzione del nuovo ponte sospeso.

Con l’arco svettante da pochi giorni (oh quanto svettante!) il progetto-ponte ha superato simbolicamente  l’ultimo Gran premio della montagna e “pedala” verso il traguardo annunciato, con le feste del caso, per fine anno.

Feste è dire poco, tanto il progetto e i conseguenti lavori sono stati tenuti a balia – sommando i favori tempo per tempo, Giunta per Giunta –  dal 90%, almeno, della politica alessandrina, tra grandi attestati di stima e adeguati silenzi. Un multiforme plebiscito, di Centrodestra e Centrosinistra, sul faraonico manufatto, attorno al quale si affollano ormai, in prossimità del compimento, parecchi creditori, a vario titolo, del “dividendo politico” atteso o preteso per i servigi prestati (e prestandi).

Giova rammentare che  sul combinato-disposto Ponte e PISU “ballano”, chiunque sia a cacciarli, trenta milioni di euro, pari a sessanta miliardi di vecchie lire: una meteora ben significativa e condizionante nel crepuscolare firmamento socio-economico alessandrino.

Ma lasciamo per il momento (sulle note di Mina che canta “l’importante è finire”) la questione Ponte Meier con le possibili varianti tecnico-estetiche attecchite nel “senno  di poi”. Chiediamoci più prosaicamente se e quanto reggerà il clima di vasto consenso, esplicito o implicito, che ha presidiato l’operazione Meier  (ben poco influenzata, nei fatti, dalle polemiche sull’abbattimento del “Cittadella”, presto trasferitesi in sede meramente storico-culturale a causa della lesta sparizione dell’oggetto in discussione). Reggerà, si diceva, ai venti della politica che tornano ad agitarsi per le avvisaglie elettorali che incombono, previste o anche solo temute, ai vari livelli e che sono destinate, per forza di cose, a sparigliare le carte dei “taciti armistizi” intercorsi tra contendenti nei tempi di urne fuori campo? Difficile; come il sentore di clima elettorale in crescendo e qualche scaramuccia di frontiera già verificatasi, nei mesi scorsi, tra “autori” ed “esecutori” dell’immane progetto, lasciano intuire.

Bisognerà vedere, in particolare, se e come l’elettorato “minuto”, quello che finora se ne è stato degli entusiasmi  propalati assiduamente dai gestori della comunicazione, reagirà, in vista delle urne,  quando il problema Meier (e Pisu al seguito) verrà posto , nell’ardore polemico pre-elettorale, nei termini brutali del “ma ne valeva la pena?”. A fronte, naturalmente,  delle condizioni socio-economiche comunali  – e non solo – vistosamente peggiorate, nel rapporto tributi/servizi, rispetto ai tempi non lontani delle magnificenze amministrative a debito.

Reggerà l’idillio mediatico-immaginifico creato, non senza qualche forzatura, attorno al Ponte (e Pisu) quando – à la guerre comme à la guerre –  qualcuno accenderà un faro sui costi effettivi a consuntivo, in ordine ai quali, tra varianti in corso d’opera e revisione prezzi, non c’è opera pubblica pluriennale che non riservi sorprese, più o meno eclatanti e giustificate, a carico del committente? Per non dire che forse qualcuno avrà finalmente il destro di illustrare come i fondi di provenienza extracomunale e che vengono presentati come provvidenziali “regalie” (al merito e alla politica locali), di fatto provengono dal gettito tributario dei contribuenti italiani, alessandrini compresi, poco rilevando che vengano da una tasca o dall’altra.

Lecito attendersi (che non vuol naturalmente auspicare) per i prossimi mesi di competizione corpo a corpo, che quei “fescennini in campo” (di cui parlava Gianni Brera quanto a mattane nel calcio)  li ritroveremo presto anche sulle rive del Tanaro. Come già lascia intravedere  quella componente, forse modesta ma agguerrita, di destra-destra cittadina che ha cominciato a sparare a zero  sull’idea e sul progetto Meier come se non fosse noto – o fidando nell’oblio popolare – da che sacco politico, e non certo da “soccorso rosso”, veniva quella farina impregnata di grandeur.

Insomma, la discussione sul ponte – come quella sul Pisu – che fu ferramente contingentata in origine, e comunque trattenuta sul terreno encomiastico, grazie alle prerogative e al decisionismo che un’improvvida legge concedeva, e concede, ai Sindaci nei confronti dei Consigli comunali e delle rappresentanze politiche, potrebbe riaprirsi, anche con qualche scompostezza, in finale di partita, quando le regole si rilassano e il bon ton  viene messo in pausa.

Non resta che aspettare e vedere. Mettendo peraltro  in conto che succeda molto  (compresa la ricomparsa di Sgarbi sulla scena del dossier-Meier) o anche niente d’extra programma. E’ il giorno-per-giorno, bellezza!

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One thought on “L’arc-en-ciel

  1. Indubbiamente, il ponte andava ricostruito, come già il suo immediato predecessore andò a sostituire un altro manufatto, che non assicurava la necessaria portata d’acqua, ma sorgono due domande, cui persone più competenti dovrebbero saper rispondere:

    Perché non si dragano i fondali dei fiumi, affinché sia assicurata un’adeguata sezione idraulica, in grado di smaltire delle ondate di piena ragionevolmente prevedibili?

    Perché, pur essendo le Pubbliche Amministrazioni fornite di Uffici Tecnici, vengono, sovente, interpellati professionisti esterni, pagati profumatamente per realizzare, il più delle volte, opere dal dubbio gusto estetico, visto che, In Italia, in passato, abbiamo avuto una lunghissima tradizione architettonica e le opere, talvolta, sono premiate per la loro arditezza, più che per il loro equilibrio, come vedesi fare anche in certi concorsi musicali contemporanei, dove viene premiata l’opera più dissonante?

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