De Gasperi rimosso?

Agostino Pietrasanta

degForse le reazioni alle uscite del segretario generale della CEI avrebbero potuto servire a qualcosa, dal momento che proprio oggi 19 agosto ricorre l’anniversario, il sessantunesimo, della morte di Alcide De Gasperi. Mons. Galantino ha “disertato” un dibattito in cui a Pieve Tesino (Trento), era previsto un suo intervento sul grande ed indiscusso statista della rinata democrazia italiana del secondo dopo/guerra. Purtroppo, vari protagonisti della nostra politica non hanno colto l’occasione per fissare il loro interesse sulla figura di questo straordinario interprete della politica italiana e della sua migliore tradizione; hanno preferito scontrarsi su varie dichiarazioni del prelato in parola, senza alcun apporto di contenuto politico, anzi hanno finito per confermare,loro malgrado, quanto le predette dichiarazioni avevano denunciato e cioè che tra la politica di oggi e quella di De Gasperi e dei suoi tempi non ci sono avvisaglie di confronto.

Tuttavia non è sulle polemiche che voglio soffermarmi e neppure mi attardo ad associarmi o dissociarmi dalle affermazioni del segretario della CEI, anche se la voglia non farebbe difetto; mi ha invece colpito la constatazione, proposta da qualche spirito divertente, sui diversi stili di De Gasperi rispetto a quelli di Renzi: il paragone è ridicolo, ma la questione è altra. Nel porre il paragone si aggiungeva (sempre da parte dello spirito divertente) che De Gasperi rispettava il Parlamento mentre Renzi non lo fa. Che lo statista trentino avesse una grande stima e rispetto per gli istituti parlamentari è fuori discussione; peraltro la sua idea di democrazia, fondata sull’assoluto riferimento ai principi della libertà e conseguentemente dei diritti individuali, non senza qualche problema con la Chiesa, resta fuori discussione. C’è però un’aggiunta, rispetto alla quale a voler parlar chiaro, cascherebbero gli “asini” di oggi; e l’aggiunta è molto semplice: De Gasperi aveva da fare con una minoranza/opposizione all’interno del suo partito un po’ diversa da quella con cui ha da fare Renzi. Si trattava di una minoranza che si riconosceva in un leader di nome Giuseppe Dossetti; ora sorvoliamo pure sull’onestà intellettuale e sulla dirittura morale dei due leader, dal momento che la politica ha rimosso queste componenti, ritenute irrilevanti; sorvoliamo pure, ma rimane una valutazione di merito fondante tutto il ragionamento: tra De Gasperi e Dossetti c’era un’opzione democratica assolutamente non conciliabile. L’uno, De Gasperi pensava alla libertà come un assoluto delle strutture democratiche, fatte salve le regole indispensabili ad impedire l’anarchia, l’altro, Dossetti pensava che la libertà fosse funzionale alla crescita sociale e ad essa subordinata. A fronte di questa divergenza di opzioni, le beghe tra maggioranza e minoranza di oggi, sono appunto tali, delle beghe o, al massimo delle divergenze di metodo e di regole. Tuttavia nella Democrazia Cristiana dei due politici summentovati valeva la democrazia interna della maggioranza e della minoranza: si discuteva e poi si votava e, di conseguenza, si agiva nei comportamenti e nei ruoli parlamentari. Oggi nel PD si discute, si vota e poi si fa ciò che serve (almeno a detta di qualche spiritello maligno più che divertente) a mettere in mora il leader (si fa per dire) della maggioranza, nonché presidente del Consiglio.

Che ne dicono Cuperlo, Fassina, Civati, Bindi ed il saggio Bersani?

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